È calabrese la prima donna sindaco in Italia

Dom, 24/03/2019 - 12:00

“Le donne del ‘46” è un’espressione con cui si riferisce alle prime donne italiane che nel 1946 hanno ottenuto il diritto di andare a votare: fino ad allora, in Italia, il diritto di voto era limitato agli uomini. Nel nostro Paese, infatti, le donne furono considerate cittadine pari agli uomini solo alla fine della seconda guerra mondiale, il 10 marzo del 1946. La loro prima occasione di voto non fu il referendum del 2 giugno per scegliere tra Monarchia e Repubblica, come pensano in molti, bensì le amministrative di qualche mese prima, quando le donne risposero in massa e l’affluenza superò l’89%. Circa duemila candidate vennero anche elette nei consigli comunali, la maggioranza nelle liste di sinistra. Di questo particolare periodo storico, ricco di intensi cambiamenti, la Calabria è stata una grande protagonista, dal momento che il 24 marzo 1946 nel comune di San Sosti, in provincia di Cosenza, venne eletta la prima donna sindaco in Italia: Caterina Tufarelli Palumbo a soli 24 anni, seguirono in ordine di tempo: Ines Nervi in Caratelli, eletta sindaco di San Pietro in Amantea, il 31 marzo, a 42 anni e Lydia Toraldo Serra, quarantenne, eletta nel mese di aprile a Tropea. In quegli anni, la razione del pane è di 250 grammi e nel 1947 gli italiani sono i cittadini peggio alimentati di tutta la parte occidentale. Nel 1945 il tasso di mortalità infantile è di 103 ogni mille nati vivi e per scendere sotto i 50 bisognerà aspettare il 1956. Per capire la gravità, basti pensare che oggi il tasso è di circa il 3 per mille. In questo contesto storico così delicato e drammatico si inserisce la figura di questa straordinaria donna.
Caterina Tufarelli Palumbo nasce a Nocara il 25 febbraio 1922, paese a mille metri di altitudine al confine con la Lucania, con un panorama mozzafiato, da dove è possibile ammirare il Golfo di Taranto. Rimase orfana a pochi mesi e, dalla quinta elementare fino alla licenza liceale classica, studiò a Roma in collegio, a Trinità dei Monti, dalle suore del Sacro Cuore dove si distinse per bravura, vincendo numerosi premi scolastici. Le amicizie coltivate in questo ambiente, le furono utili nel periodo di sindacato: sindaco di Roma, Re d’Italia, Presidente del Consiglio De Gasperi, di cui fu compagna di scuola delle figlie, Ministro del Turismo e Spettacolo e di altre personalità dell’epoca in quanto, anche se sindaco di un piccolo paese montano della Calabria, aveva un canale privilegiato con interlocutori di questo calibro. Nel 1941 conosce Baldo Pisani, di professione avvocato e se ne innamora a prima vista. I due si sposeranno il 28 aprile 1943, in piena guerra, diventando genitori di tre figli: Oscar nato nel 1944, Giuseppe nel 1948 e Giorgio nel 1955. Nel frattempo, iniziò la facoltà di giurisprudenza a Roma, ma si laureò a Napoli. Il 24 marzo 1946 venne eletta all’unanimità sindaco di San Sosti, si impegnò molto per migliorare le sorti del paese e la vita della sua gente. Fece edificare il palazzo comunale con annesso cinema, fece costruire scuole, strade, l’acquedotto, l’orologio, (la cui necessità era da tutti sentita soprattutto dai lavoratori), il mercato coperto, oltre a istituire un’apposita struttura per aiutare le famiglie meno abbienti. A fine legislatura, nel 1952, lasciò un bilancio consuntivo con tutte le opere realizzate, scusandosi per quello che non era riuscita a fare. Il bilancio consuntivo è un obbligo degli amministratori soltanto da qualche anno. Dopo seguirà nell’ombra l’attività politica del marito che, nel frattempo era stato eletto consigliere provinciale e poi Presidente della Provincia di Cosenza per tre legislature. Seguirà i suoi figli nella loro crescita, si dedicherà a scrivere articoli su vari giornali e su svariati temi. Non ha mai dimenticato i più sfortunati, è stata sempre presente nel sociale in qualità di Presidente, per oltre trent’anni, delle Dame di Carità. La sua vita fu intensa e breve, infatti si spense a Roma il 7 dicembre 1979, a soli 57 anni. E stata una donna coraggiosa, determinata, ma allo stesso tempo sensibile e umile, un’anima bella che per conoscerla meglio ho chiesto notizie al figlio Giorgio, avvocato residente a Castrovillari.
Quali sono state le qualità più belle di sua madre?
Le doti erano tantissime e mi dispiace che a elencarle sia il figlio: intelligenza, cultura, bontà, modestia, dolcezza, altruismo e tante altre ancora.
Una giovane donna, nel 1946, come mai ha deciso di dedicarsi alla politica?
Per la sua sensibilità, riteneva giusto aiutare un paese di contadini e gente umile, uscito con le ossa rotte dalla guerra, per sopravvivere e tirarsi su da quel periodo funesto.
Quali sono state le soddisfazioni più importanti avute nel ruolo di sindaco?
Sicuramente la sua soddisfazione più grande è stata quella di essere riuscita a svolgere molto bene il suo compito, in quanto tutte le opere pubbliche presenti a San Sosti attualmente, sono state eseguite esclusivamente sotto il suo mandato.
Può raccontare qualche aneddoto che riguarda la vita pubblica o privata di sua madre?
Ce ne sono tanti, ne avrei l’imbarazzo della scelta. Ricordo che aveva migliaia di bambini da lei battezzati o cresimati che seguiva passo passo nella vita.
Quale sono state le battaglie per le quali ha più lottato?
L’aiutare la gente umile in tutti i modi sia materialmente che spiritualmente.
Cosa pensava sua madre della Calabria?
Mia madre pensava che la Calabria fosse una terra meravigliosa, ma sfortunata, anche perché all’epoca non era molto ben servita dai mezzi di comunicazione, carenza che la isolava dal resto della nazione.
Cosa penserebbe, invece, dell’attuale situazione politica?
Ritengo che non si augurava né poteva immaginarsi che i suoi successori in politica fossero di così infimo livello, salvo poche persone che fanno e hanno fatto politica per fini diversi.
Caterina è stata una donna carismatica che con la sua intelligenza, cultura e bontà d’animo ha dato prova di amare la sua Terra e la sua gente, ammirata e omaggiata da tante personalità dell’epoca, tra cui il sindaco di Roma, Rebecchini, senza dubbio meriterebbe di essere conosciuta e valorizzata di più.

Autore: 
Rosalba Topini
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