È facile parlare sempre per gli altri…

Dom, 24/03/2019 - 16:00

Abbiamo fatto notare più volte che commissariamento fa rima con fallimento, ma non dimentichiamo che elezioni purtroppo non fa rima con successo. Soprattutto in Calabria.
Nel corso dei prossimi mesi dovremmo ricordarcelo e magari passarci una mano sulla coscienza. Le procedure democratiche, come tutte le procedure, favoriscono un certo tipo di risultato, ma certamente non lo garantiscono: per ottenerlo serve l'impegno degli elettori, che poi saremmo noi.
Il primo passo sono proprio le prossime amministrative di maggio.
In fondo, è dai comuni che inizia (o dovrebbe iniziare) la selezione della classe politica. Proprio qui storicamente tutti i cultori del grottesco hanno avuto le maggiori soddisfazioni, al punto che Antonio Albanese, sceneggiando un film per il personaggio di Cetto La Qualunque, l'ha immaginato candidato a sindaco in un comune calabrese. Non è certo questione di titoli accademici o di finezze intellettuali: quello che colpisce dei candidati, nella finzione come nella realtà, è il totale candore con cui si parla di alcune cose (che al massimo andrebbero confessate in segreto) e si esibisce con protervia la propria inadeguatezza al ruolo, contando sul noto effetto psicologico per cui se fai la figura del cretino i compaesani penseranno che sei uno come loro. Comprenderete come questo non sia molto lusinghiero per nessuno di noi.
Una buona parte del problema, secondo noi, consiste nel fatto che, quando le scadenze elettorali si avvicinano, tutti si fanno prendere dalla febbre della vittoria, ma non comprendono che dopo la vittoria alle elezioni non c'è una coppa da mettere in vetrina, ma una serie di problemi che si dovrebbe essere in grado di risolvere. L'ex sindaco, il vecchio politico o lo smaliziato presidente di associazione che lavora dietro le quinte per mettere su le liste (una figura familiare a chiunque conosca le dinamiche della politica locale) dovrebbe rendersi conto che, oltre che alla soddisfazione personale, dovrebbe puntare anche a risolvere (o almeno ad affrontare) qualche questione amministrativa e politica: territori e bilanci comunali sono in dissesto, il personale è ridotto all'osso con la bomba a orologeria delle scadenze contrattuali per gli LSU, la 'ndrangheta è in agguato e la Prefettura rischia di rappresentare il fuoco amico, molti cittadini non sono raggiunti dai servizi cui avrebbero diritto. Il peracottaro di turno con tanti amici non serve a niente, aggraverà le cose. Ci vuole gente preparata, intelligente, flessibile e soprattutto di un qualche spessore politico. Parlare di amministratori comunali, infatti, da quando la legge Bassanini ha delegato tutti i compiti di amministrazione propriamente detti ai funzionari e ai dirigenti comunali, riservando agli organi elettivi l'indirizzo politico e poche altre decisioni, è fuorviante: il sindaco, l'assessore, il consigliere comunale devono essere in grado di alimentare il consenso dei concittadini, di promuovere l'immagine della comunità, di discutere in ogni sede per tutelarne gli interessi.
Parlare male dei commissari scelti dagli apparati ministeriali è troppo facile, se poi quando tocca a noi non facciamo molto meglio…
E tu (se a maggio andrai al seggio) per chi vorresti votare?

Autore: 
Gog&Magog
Rubrica: 
Tags: