Ambiente. Non solo trekking

Lun, 11/02/2019 - 17:40
Calabrese per caso

Erano anni nei quali non ci sentiva connessi nel mondo. Non cercavamo scorciatoie per comunicare sentimenti o emozioni che nascevano da un profumo, da un’idea, dal condividere quel poco che ogni giorno ci veniva offerto. Erano anni, non molto distanti ma resi lontani dalla rapidità del mutamento tecnologico, nei quali avevi il tempo di riflettere e osservare, soffermarti su un particolare, un dettaglio che sembrava grande. Uno scorcio di un paese arroccato sulle colline quanto un’onda che si infrange su uno scoglio, o una spiaggia che tocca il cielo, laddove il mare che la lambisce si tingeva dello stesso azzurro che sovrastava le nostre teste. Non vi era fretta, non si viveva di gesti rapidi, ma di lenti movimenti dei sensi. Una lentezza che ti permetteva di comprendere la dignità di una persona anziana adagiata sull’uscio di casa nelle rughe della sua storia o di sentire quei profumi dei boschi e delle campagne che abbiamo poi abbandonato, sporcato, rese terre di nessuno se non vilmente oltraggiato. Ebbene, le iniziative di volontariato che avvicinano ad una sensibilità naturalistica i nostri giovani sono non solo preziose nello spirito etico che le muove. Sono la giusta e dovuta sensibilità verso una terra che chiede di essere capita e protetta. Vissuta e non vietata, ma rispettata. Pulire i boschi, come le spiagge significa restituire prima a se stessi quella dignità di persone e quell’attenzione di coloro che vivono il territorio per quello che esso è. Ovvero, non solo uno spazio umanizzato, ma un insieme entropico di biodiversità che coesistono da secoli e sopravvivono nonostante i rifiuti della presunta modernità. Dotarsi di una coscienza ambientalista e naturalista significa guardare con orrore allo scempio di una scogliera o all’abbandono di boschi e sentieri nei quali l’anima del calabrese, prim’ancora che del turista, dovrebbe perdersi. Pulire i boschi non è solo un’occasione di trekking. E’ coscienza di un patrimonio che non si misura necessariamente con il metro della politica pubblica, ma con la maturità di chi sa che ciò che lo circonda rappresenta il proprio respiro, la propria storia, l’essere parte di quella natura che in fondo non può essere abbandonata al burocratese di istituzioni che di Verde hanno solo il nome. Pulire i boschi significa, parafrasando Antonio Delfino che descriveva i sentieri dell’Aspromonte, pulire i percorsi dell’anima. In questo credo che il senso civico sia oggi forse più forte; reso tale da una volontà di sostituirsi a coloro che istituzionalmente avrebbero dovuto tutelare e proteggere i boschi come le spiagge. E, questo, dal momento che la natura non comprende nessun linguaggio vincolato ad un politichese sterile e improduttivo nel quale ci si trincera comodamente, non avendo risposte o volontà di prendere un attrezzo e cominciare a pulire o riordinare. Una domenica di trekking per pulire i boschi non è un giorno qualsiasi. Essa può rappresentare l’inizio di una rivoluzione delle coscienze verso ciò che ci appartiene ma di cui ce ne siamo dimenticati, e per troppo tempo, credendo che la difesa della natura fosse delegabile. Jack Kerouac, immortale autore di On the Road, vangelo letterario della beat generation, scriveva nella sua visione globalizzata della gioventù […] Pensa che grande rivoluzione planetaria ci sarebbe se milioni di ragazzi di tutte le parti del mondo con i loro zaini sulle spalle cominciassero ad andare in giro per la natura…[…]. Ebbene in questa domenica rivoluzionaria, ciò che ci si auspica è che il percorso intrapreso trovi degli emuli man mano facendo si che questa si trasformi in un’iniziativa capofila per altre simili. Iniziative nelle quali ognuno, da domani, comprenderà che dalla aiuola vicino casa al bosco, alla spiaggia, alla scogliera l’ordine e il bello di ciò che ci circonda non sarà altro che lo specchio dell’ordine e del bello che dovrebbe essere in ognuno di noi.

Autore: 
Giuseppe Romeo
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