Angelo Macrì Gerasoli: L'amico irrequieto

Dom, 13/08/2017 - 16:50
È venuto a mancare questa settimana il dottor Angelo Macrě Gerasoli, ex consigliere comunale di Siderno, un cavaliere franco e ardito, la cui logica premiava il possibile, e non il desiderabile, perché specialmente nella politica non si vive di fantasie.

Suo padre medico, che nel dopoguerra rappresentava il partito repubblicano nell’amministrazione civica, contribuì a dare alla rinata politica sidernese quei segni di distinzione e di cultura, oggi rimpianti.
Suo fratello, anch’egli votato con felici aspettative alla medicina, morì giovane in un incidente stradale, vittima della spensieratezza e della temerarietà.
E lui, Angelo Macrì Gerasoli (Rocco Michelangelo Macrì all’anagrafe, era nato il 12 gennaio del 1945 a Chiaravalle Centrale, paese di sua madre ), laureatosi a Torino, lavorò dapprima come cardiologo nell’ospedale di Siderno, per poi diventare, com’era stato suo padre, medico di base.
Angelo aveva nutrito una passioncella giovanile per il Partito comunista presto fugata per seguire la Democrazia cristiana, della quale sarà a lungo un noto esponente irrequieto nel reggino, riversando alla fine il suo carattere impetuoso e disincantato, ma pragmatico, nel movimento Forza Italia.
La scomparsa prematura di sua moglie, dolce e paziente, aveva inferto un brutto colpo ad Angelo: la vide una sera involarsi d’improvviso dopo una felice tavolata con i due splendidi figli Isabella e Francesco. “Chicco” ha seguitato la tradizione medica del nonno e del padre, con una preparazione eccellente nel campo della diagnostica per immagini che oggi lo vede tra i più brillanti giovani professionisti europei. Di lui ancora studente mi rimangono particolarmente impresse la tenerezza con la quale teneva durante una funzione religiosa la mano di sua madre e la preoccupazione divertita che a volte manifestava per le intemerate politiche di suo padre.
Di Angelo, da anni minato nella libertà corporale e pure strenuo nella sfida impari contro la malattia, non si può parlare per sentito dire. Chi lo ha ben conosciuto, sa che la sua logica premiava il possibile, e non il desiderabile, perché specialmente nella politica non si vive di fantasie. Testardo, coraggioso, ironico, intemperante, bisognava prenderlo com’era, con i suoi pregi e con i suoi difetti che non nascondeva; e comunque si rivelava sempre un indomito combattente nelle terribili disfide che egli stesso soleva provocare, sfinendo i suoi avversari. Aveva la classe di un gentiluomo di fattoria, all’antica, amava i cavalli, la caccia e la buona tavola, parlava e battagliava con tutti, e solamente chi non comprendeva i segreti patemi del suo spirito poteva erroneamente scambiare la sua esibita burbanza per malanimo. Chi scrive, dibatté talvolta con lui per controversie interne al centrodestra, però si ritrovò a concordare con le sue stesse valutazioni quando le procelle sconvolsero il contesto sidernese fino a rendere irrecuperabile una esaltante stagione politico-amministrativa.
Realista in politica, premuroso in famiglia, allegro in compagnia, Angelo liquidava i dubbi con una battuta, perché non si va in guerra con i mal di pancia, salvo poi a farli affiorare prepotentemente nelle intese in tempo di pace. Quanti ebbero l’occasione di scontrarsi o di incontrarsi con lui, adesso preghino per la sua anima, e rimpiangano di non avere più l’opportunità di ritrovarsi di fronte un cavaliere franco e ardito come lui.

Autore: 
Francesco D. Caridi
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