Come siamo caduti in… alto!

Dom, 10/02/2019 - 17:20

Ripensando a certe vicende della odierna politica mi viene in mente un poemetto di Eduardo De Filippo dal titolo “De Pretore Vincenzo” da cui è stato tratto un film diretto da Domenico Paolella del 1952, “Un ladro in paradiso”. Ma anche un esilarante pezzo da teatro scritto e interpretato da Dario Fo dal titolo “Non tutti i ladri vengono per nuocere”. Però in nessuno dei due casi riesco a trovare l’ingranaggio giusto per adattarlo alla bisogna, a parte i titoli. Veniamo a noi. Per la prima volta nella storia della repubblica un ladro, con sentenza di condanna alla restituzione rateale, molto dilazionata e senza interessi, di 48,9 milioni di euro, viene elevato al 50% di vice Palazzo Chigi ad al 100% del Viminale. O tempora, o mores! per dirla con Cicerone. Fra 81 anni la Lega post-Salvini avrà estinto il suo debito ma questo non la esimerà da essere definita con l’appellativo di ladro. Certo dal punto di vista giudiziario la questione risulta definita, i rimborsi elettorali percepiti illecitamente sono finiti nel cilindro da prestigiatore che li ha collocati in posizione protetta. Il prestigiatore adesso è anche vicepresidente del consiglio e ministro dell’Interno. Ma questo nulla toglie ai fatti anche se la gente nell’acclamare il potente sottace i gesti dell’impotente. Il colpo di mastro è stato anche il ritiro della costituzione di parte civile per i Bossi tanto da farci rivedere il Trota sorridente da deficit alle telecamere dopo la sentenza di assoluzione, seppur condannato a due anni e sei mesi per la rimborsopoli lombarda. Anche in questo caso i fatti restano: traffici di denari, gioielli, e finte lauree. Ma Matteo è un furbacchione, come tutti i bulli di periferia, ha imparato a vivere on the road. Governa il consenso e gioca al gatto e al topo col suo sprovveduto alleato, che poi tanto sprovveduto non è se ha già messo da parte il vitalizio di cittadinanza. Sapete noi meridionali siamo un popolo curioso, ci agitavamo quando i leghisti ci insultavano con volantini del tenore:
Oh Gesù dagli occhi buoni/ fa morire tutti i terroni,/oh Gesù dagli occhi belli/ fa morire solo quelli./ Oh mio caro e buon Gesù,/ fa che non ne nascan più,/ fa sparire questa razza/ che quassù da noi si piazza,/ poni fine per favore/ a quel tuo unico errore./ Dillo pure a Giove Pluvio/ di far venire un altro diluvio/ che sommerga con ragione/ tutto quanto il Meridione.
(Diffuso nel 1989 in varie località del nord Italia e pubblicato su Venerdì di Repubblica del 20 ottobre 1989, inviato da Torino da tale Anna Mauto che alla fine ha aggiunto: “Ripristinare la pena di morte per i terroni, questo ci vuole”).
Oggi, invece, a chi ha lucrato su questi nobili sentimenti lo sommergiamo di voti e lo scortiamo nelle sue deliranti dichiarazioni. Gli facciamo aprire la prima accademia di formazione politica in Calabria prestando la faccia di Furgiuele che lascia le pavimentazioni stradali per assumere il motto “Penso, conosco, creo”. Ma, come direbbe un mio amico, per diventare leghisti non bisogna andare a scuola ma si nasce “imparati”.
Qui Eduardo, il grande Eduardo, avrebbe trovato materia per una nuova piece da teatro:
Matt_o da Lega_re!

Autore: 
Arturo Rocca
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