Da Che Guevara a 'Ntoni Macrì: forum con Ilario Ammendolia autore del libro "lettere dalla Locride"

Sab, 31/05/2014 - 11:47

Ilario Ammendolia ha un’isospettabile bacino d’utenza tra i lettori della “Riviera”: in cravattino e con le borchie, tra i preti e i magistrati, santisti e gay, quelli che hanno visto Rambo e quelli che hanno letto il Codice da Vinci. E ancora, tra chi ha ammirato Zitara e chi ama Pasquino. Quindi in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Lettere dalla Locride, l’abbiamo affrontato in quattro: io e Rosario Condarcuri alla sua destra e Francesco Caridi e Cosimo Pellegrino alla sua sinistra. E quella che doveva essere un tête-à-tête si è trasformato in un forum e comunemente abbiamo deciso che la prima domanda dove fare più o meno così: ‘ndrangheta più antindrangheta, Calabria rasa al suolo?
La Calabria è stata rasa al suolo perché la questione meridionale è stata rimossa da ogni agenda di governo e di partito. La ndrangheta è stata una logica conseguenza. La sua progressiva affermazione è andata di pari passo con l’economia distrutta ed i paesi svuotati. Per fare un esempio storico con una mano si creavano i briganti con l’altra si sterminavano con la forca e la mannaia. Il mediocre teatro dell’antindrangheta serve a coloro che non vogliono  rimuovere le cause dell’affermarsi della ndrangheta ed a criminalizzare i calabresi. Coloro che parlano di osso, mastrosso e carcagnosso per ridurre tutto ad un godibile format congeniale alle loro fortune.
La politica calabrese non si è fermata a Eboli, ma nel clientelismo di Misasi e Mancini?
Quello che è certo che la Calabria non avrebbe subito la devastazione economica, politica, culturale senza la subalternità delle classi dirigenti meridionali. Mancini e Misasi sono stati politici diversi tra di loro e,  comunque,  ben altra cosa rispetto alla mediocrità attuale. Credo però che la questione meridionale in generale e calabrese in particolare nasca dagli equilibri su cui si fonda lo Stato e che genera da un lato una vasta emarginazione dei territori deboli e  dall’altra delle classi sociali più povere. La ndrangheta è la somma di entrambe le questioni.
L’antimafia quantifica il Pil della ‘ndrangheta a 53 miliardi di euro l’anno, l’istituto Tanscrime e la Bocconi di Milano a quattro: chi sbaglia?
Non so quale possa essere il pil della ndrangheta. Colgo una grande voglia di amplificare i numeri e non è un caso. Comunque quello che è certo è che la crescita del pil della ndrangheta rappresenta un fallimento di questa antindrangheta. La fiction, con mediocri comparse, su cui si fonda il teatrino dell’antindrangheta antindrangheta serve a nascondere questo dato.
Henry James Fitzsimons, irlandese di Belfast, broker del turismo immobiliare inglese ha dichiarato ai suoi avvocati: « Con lo stesso sistema in Spagna e in Portogallo ho fatto business e  ho creato lavoro, nella Locride sono stato arrestato»
Parmalat, Cirio, Monte dei Paschi, sono tappe che dimostrano che dietro i capitali non si muovono frati francescani. Ancora peggio se focalizzassimo Fiat, Breda insomma il tessuto economico e finanziario che ha costellato l’economia italiana. Solo in Calabria però la ndrangheta soffoca l’economia e l’antindrangheta fa calare a picco tutto ciò che si muove . La vicenda delle “case degli inglesi” potrebbe rivelarsi significativa delle cose che stiamo dicendo. Non c’è dubbio che in Lombardia Mauro non sarebbe stato arrestato, Matacena non sarebbe latitante , la Liquelchimica non sarebbe un ammasso di lamiere arrugginite, ed il porto di Gioia non passerebbe per “porto della ndrangheta”.
Un appassionato del mito di Ntoni Macrì mi ha affermato che se il boss dei boss, come lo definisci nel tuo libro, avesse operato in Sudamerica, sarebbe stato un altro Che Guevara?
Dubito che il Che possa essere avvicinato a Ntoni Macrì. Il boss dei boss non aveva alcun modello di società da costruire, né voleva cambiare lo Stato. Comprendeva anzi che questo Stato era l’acqua in cui la ndrangheta poteva navigare. La sua è stata una “rivolta” individuale. Guardandosi intorno Egli aveva colto che ovunque era oppressione dei forti sui deboli e che tribunali, istituzioni, caserme e regole erano fatti a misura dei primi per sottomettere i secondi. A questo reagì cercando di creare l’aristocrazia della violenza che consentiva ai capi cosca l’ingresso nelle “classe dominante” ma lasciava intatte le ragioni dell’oppressione del popolo.
Il comune dissestato di Siderno è stato commissariato per mafia. Oggi è senza cassonetti per la spazzatura, ma sono astati assunti, con stipendi non così, quattordici “specialisti”. L’antimafia è un’industria?
La legge sullo scioglimento dei comuni è liberticida, antidemocratica, e contro la Costituzione. Basterebbe rileggere ciò che padri Costituenti come Terracini o intellettuali come Rosario Villari hanno scritto in passato per comprendere l’assurdità di tale legge. Non risolve i problemi ed umilia la democrazia, genera clientelismo e privilegi.
Gli intellettuali nostri tendono a guardare indietro e mai avanti?
Chi non conosce la storia non può capire la realtà, così si comporta come una analfabeta che si aggira tra le strade smarrito. Oggi c’è la tendenza a dare risposte facile e superficiali a fenomeni complessi. Il risultato è il disastro che vediamo.
Lettera dalla Locride (Costituzione tradita) il tuo libro pubblicato da “Sensibili alle foglie” può aiutare i calabresi a non subire le martellanti non verità che li hanno alienati?
Le mie “lettere” nascono nel fuoco di una battaglia politica e culturale in difesa della Calabria, della Locride e soprattutto della Costituzione tradita . C’è tanta viltà e tanto disimpegno in giro. Tanto servilismo ed una esasperante ripetizione dei luoghi comuni. La mia ambizione è aprire un dibattito contro le bugie dozzinali che ci opprimono e, come diceva Pasquino, la diffamazione calcolata del nostro popolo.

 

 

Autore: 
Ercole Macrì
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