Da Gioiosa Marina al "Corriere della Sera". Tommaso Labate: «Non esiste libertà per i singoli»

Sab, 18/01/2014 - 11:22

Nessuno sviluppo dove c'è mafia. La mafia impedisce la libertà del singolo e quindi l'imprenditorialità. Potrà non essere originale, ma il percorso che il nostro giornale ha intrapreso per capire e trasmettere a che punto sia lo sviluppo economico della Calabria, alla seconda puntata va fatalmente a sbattere contro la 'ndrangheta. E si rassegnino i tantissimi calabresi onesti e distanti anni luce dalle “famiglie”, i quali s'indignano ogni volta che, per dovere di cronaca, ricordiamo che c'è un cancro maligno che andrebbe estirpato ma che, gira che ti rigira, nessun chirurgo pare davvero intenzionato a operare. Tornando a bomba, la nostra è la regione meno industrializzata d'Italia e la colpa è dello «strapotere della criminalità organizzata». Parola non nostra ma di Tommaso Labate, originario di Marina di Gioiosa, 34enne giornalista di formazione comunista, ormai da molto tempo salito sulla ribalta nazionale, ex firma di punta de “il Riformista” e oggi al “Corriere della Sera”.

Si è scatenato un mezzo putiferio due settimane fa quando “Riviera” uscì con un'intervista in cui i calabresi venivano bollati - per dirla in sintesi - come incapaci di fare gli imprenditori. Una sorta di “anomalia” genetica dovuta alla conformazione territoriale e alla fertilità del suolo. Un'area geografica, quindi, più adatta a forgiare un popolo di agricoltori. Lo spiegava in modo articolato, l'ex imprenditore piemontese Giorgio Botta, da anni trapiantato a Roccella Jonica e da noi sentito proprio per parlare di sviluppo calabrese. «Ma quale anomalia genetica? Non esistono popoli forgiati per fare gli agricoltori, gli attori o gli elettrauto. E quand'anche fossesi può essere imprenditori partendo dall’agricoltura, no?», è la prima risposta di Labate. «Non è quello che hanno fatto sia corazzate multinazionali come Barilla che realtà piccole ma in grande espansione come tutte quelle legate allo slow food? La Calabria è indietro perché lo sviluppo, alla base, dipende dalla libertà dei singoli. Non a caso, il primo termine a cui si associa l'aggettivo “imprenditoriale” è la parola “libertà”. E questa libertà dei singoli, in una terra penalizzata dallo strapotere della criminalità organizzata, in senso pieno è difficile da perseguire».

Eppure, non sarebbe completo addossare solo alle 'ndrine la colpa della paralisi dell'industrializzazione calabrese. Chi ne capisce, per esperienze fatte in altre parti d'Italia e all'estero, parla di scarsa propensione degli imprenditori locali a fare “rete”. «Quando andavo all'università alla fine degli anni Novanta - racconta Labate - c'era il tormentone sull'assenza di competitività. Adesso domina quello sull'importanza del “fare rete”. Detto con la massima franchezza, non capisco cosa vogliano dire, né l'uno né l'altro. Mi sembrano formule vuote».

E la mala-amministrazione (locale e regionale) incide sui fallimenti e sul clamoroso ritardo nello sviluppo rispetto al resto del Paese? «Sarebbe facile rispondere di sì, che è così. E sicuramente lo è, in parte», prosegue il giornalista di Gioiosa Marina. «Ma le recenti cronache politiche e giudiziarie, dalla Lombardia al Lazio all'Aquila, dalla Liguria all'Emilia Romagna, raccontano di una classe dirigente che negli enti locali, altrove, non ha fatto meglio. Eppure l'incidenza sulla vita economica della cittadinanza non è stata la stessa. Per quanto mi riguarda - insiste - lo Stato centrale ha commesso un clamoroso errore nel conferire alle regioni i poteri previsti dalla riforma del Titolo V. Con la scusa di ridimensionare un centro di potere (Roma), se ne sono creati venti. Un dibattito politico maturo, prima ancora che sull'accantonamento delle provincie, si concentrerebbe sul depotenziamento delle regioni. Troppe e troppo potenti.

Basta guardare le spese per la Sanità, no? Altra cosa sono i comuni. Da lì, spesso, parte il cambiamento. Molti grandi leader europei sono stati sindaci prima ancora che capi di governo. Il comune è spesso la base del rinnovamento. Basti vedere quello che è successo a Marina di Gioiosa Ionica, dove un grande movimento civico ha dato vita alla lista di Domenico Vestito e al suo successo. Hanno tutto per far bene - termina Labate - e, soprattutto, il dovere di farlo».

Autore: 
STEFANO MARZETTI
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