Da Samo al SAMO: il modello di sviluppo economico secondo Stefano Bonfà

Dom, 13/08/2017 - 16:10
Ricercatore dell’Università di Oxford, Bonfà sta lavorando a un progetto che prevede lo screening satellitare di un territorio per comprendere quanta acqua vi sia nascosta. Il suo progetto conta di indicare con precisione quali colture possano dare maggiori frutti nell’anno a venire, migliorando cosě l’economia del comprensorio. La sperimentazione sta per essere avviata sul nostro territorio. Ostacolo da arginare? La burocrazia istituzionale.

In un’intervista rilasciata a “Gazzetta del Sud” nell’ormai lontano 1986, Stefano Bonfà dichiarava come, nel Meridione d’Italia, mancasse una ricerca in grado di quantificare le risorse idriche sotterranee del nostro territorio per approntarne una corretta gestione che permettesse di adattarla alle sue esigenze economico-sociali. L’ingegnere di Samo, all’epoca impegnato assieme all’ONU nello sviluppo di un progetto che migliorasse l’accessibilità alle falde acquifere del Sahara per arginare il dramma della siccità vissuto dalla popolazione di Timbuktu, affermava di vedere delle similarità tra il clima africano e quello estivo calabrese e siciliano. La differenza tra le due aree, sosteneva Bonfà, risiedeva nell’abbondante piovosità invernale, che, tuttavia, si è drasticamente ridotta negli ultimi trentuno anni, durante i quali il clima Mediterraneo ha subito una tropicalizzazione che ci costringe a vivere estati aride e inverni miti intervallati da sporadiche e brevi alluvioni che non sono sufficienti a risolvere il problema idrico ma, anzi, finiscono con il produrre ingenti danni di altra natura. La professionalità che allora denunciava, oggi Stefano Bonfà sta cercando di implementarla attraverso il proprio operato. L’ingegnere samese, infatti, è a capo di un progetto di sviluppo sostenibile organizzato dall’Università di Oxford che prevede il monitoraggio delle falde acquifere calabresi e che, dopo un lungo periodo di gestazione, sta finalmente prendendo forma grazie alla collaborazione con partner istituzionali come la Costa Azzurra, la Costa Brava, la Grecia, Israele e un università slovena.
Bonfà vorrebbe rendere la nostra regione capofila di un consorzio con il quale lanciare la sperimentazione proprio a partire dalla Locride sfruttando un finanziamento di 60mila Euro dedicato dall’Unione Europea allo sviluppo dell’idea (cui ne seguiranno altri 450mila qualora l’azione dimostrativa andasse a buon fine).
Ma in che cosa consiste, concretamente, il progetto dell’ingegnere di Samo?
Non certo in scavi e battiture a tappeto del territorio calabrese, bensì nello sfruttamento della moderna tecnologia SAMO (Satellite Analytics Modelling Online), che garantirà di effettuare uno screening delle aree oggetto di ricerca per cercare di comprendere quali falde e bacini potrebbero essere utilizzati in maniera intensiva durante la stagione secca, rivoluzionando, di fatto, il modello di sviluppo economico del nostro comprensorio.
L’incrocio dei dati rilevati dal satellite, infatti, garantirà a Bonfà e al suo team di comprendere anche quale sia stato l’andamento delle precipitazioni in un determinato lasso di tempo e quale impatto abbiano avuto sui terreni, permettendo di comprendere dunque quali colture e attività economiche ne abbiano beneficiato e quali, invece, siano state danneggiate dall’andamento climatico territoriale.
Al termine di questa fase preparatoria, inoltre, sarà molto semplice riuscire a prevedere con una certa sicurezza su quali realtà economico-sociali puntare per l’anno a venire, avendo così la certezza di un guadagno garantito nel settore dedicato e un’accelerazione dell’economia in questione.
Per fare un esempio pratico si pensi, ad esempio, al settore agricolo, una delle principali fonti di guadagno dell’economia della provincia di Reggio Calabria e dipendente totalmente dalle precipitazioni. Grazie allo screening del SAMO si potrebbe sapere con un margine di errore minimo quali tipologie di frutta e verdura coltivare e persino in che quantità, evitando così gli sprechi e garantendo un ricavo per i produttori e un risparmio per i consumatori.
Una tecnologia che potrebbe finalmente far risollevare la testa all’economia calabrese a cominciare proprio da quella della provincia di Reggio Calabria e del nostro comprensorio, sul quale Bonfà conta di avviare la sperimentazione.
Non ci resta che augurare buon lavoro all’ingegnere e ai suoi colleghi e augurarci che le istituzioni locali diano loro il massimo sostegno per la realizzazione del progetto.

Autore: 
Jacopo Giuca
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