Democrazia e legalità

Lun, 14/01/2019 - 12:00
Calabrese per caso

Ci sono diversi modi di interpretare il rapporto tra democrazia e legalità soprattutto allorquando l’idea di democrazia si confonde con i poteri, altrettanto democratici si presume, delle istituzioni attraverso i quali essa si manifesta nel nostro quotidiano. Ci sono, poi, diverse correlazioni che vengono in mente quando si mettono in rapporto categorie politiche fondamentali per il vivere civile come queste. E cioè che la legalità è democrazia e che la democrazia è partecipazione. Correlazioni che, a ben vedere, sono molto diffuse e utilizzate nelle diverse occasioni, convegni, articoli, conferenze o risultati di pontificat di circostanza sempre utili a giustificare scelte, iniziative e provvedimenti. Ora credo, da semplice osservatore delle diverse realtà che si presentano quasi ogni giorno sull’orizzonte calabrese, che il rapporto tra legalità e democrazia sembra aver perso aderenza in quello che dovrebbe essere un senso comune di conoscenza dei rispettivi significati: per legalità l’assumere a valore il rispetto delle norme, la proporzionalità, la ragionevolezza e la trasparenza della loro applicazione; per democrazia, la concreta e, soprattutto, libera manifestazione di un pensiero tradotto in programma e la correttezza di trasformare il programma – già sottoposto a verifica elettiva -  in risultati concreti. Ma non solo. Vi è poi un terzo aspetto che si pone al centro di tale relazione ed è rappresentato dal fatto che la partecipazione è libertà. Ovvero, che non vi debbano essere paure o timori nella libera scelta di un rappresentante e delle sue intenzioni di governo. Ora se la partecipazione al voto è espressione di libertà, di certo il saldo di democrazia ottenuto risponde ad una matura consapevolezza dei diritti riconosciuti e del loro esercizio senza condizionamenti e senza pregiudizi. Ne dovrebbe seguire che così come si riconosce all’elettorato attivo la libera partecipazione a decidere a chi affidare il proprio futuro, altrettanto si riconosce all’elettorato passivo il diritto di esercitare liberamente, e responsabilmente, il proprio mandato quanto il dovere di rendere conto del proprio operato sia in termini di aderenza agli obiettivi proposti. A tutto questo si aggiunge, però, il dovere di verifica del rispetto delle funzioni  esercitate in una cornice di correttezza amministrativa, e di legalità, che impedisca che altrettanto verificate condotte non in linea con  tali diritti e doveri -  riconosciuti e  garantiti - possano pregiudicare un modo di esercitare la libertà in termini di rappresentatività. Una manifestazione, quest’ultima, la cui sospensione è la sospensione di un diritto e di un dovere democratico: il diritto di essere rappresentati per i cittadini e il dovere per gli amministratori di rappresentarli al meglio. Non vi sono dubbi che  all’esercizio di tali diritti di libertà si accompagni anche l’obbligo di garantire un diritto di legalità che dovrebbe -  fondato al di là delle ipotesi, sulla valutazione concreta e non presunta -  giustificare le valutazioni e i controlli sulle attività amministrative condotte nelle governace locali. Tuttavia, quest’ultimo, si pone come un dovere condizionato dal momento che dovrebbe guardare alla necessità che un valore, quello della legalità, non confligga o renda privo di contenuti quello della rappresentanza democratica di una comunità che, di per sé, in termini di presunzione di metodo, non dovrebbe presentare caratteri di illiceità se non nell’esatta determinazione di ipotesi di reato provate e personalmente ascrivibili. In questa valutazione non credo vi siano spazi di discrezione al di fuori di necessarie iniziative, chiare e concrete, di indagine su responsabilità specifiche alle quali affidare il compito di rimettere in discussione l’esercizio di un diritto o di censurare la condotta di un dovere. Per questo, guardando ad una terra che vive ostaggio tra un senso di illiceità che sopravvive ad ogni contrasto possibile e una sovraesposizione di un senso di legalità che disancora – se non disabitua - molti cittadini dall’impegno civile, probabilmente dovremmo fermarci a riflettere. Ovvero ripensare se, alla fine, in che misura, in quali termini  -  o soprattutto con quali elementi a favore o contro - la legalità, come pensano in molti, è democrazia; la democrazia, come crediamo in tanti, è partecipazione; la partecipazione, come vorremmo tutti, è libertà.

Autore: 
Giuseppe Romeo
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