Era di Riace una delle firme più prestigiose del giornalismo americano

Lun, 20/03/2017 - 19:53
Il calabrese Vincenzo Comito fu grande giornalista e commentatore radiofonico americano. Era nato a Riace il 29 dicembre del 1896. L’attacco giapponese di Pearl Harbor lo convinse a prendere le distanze dal fascismo di cui era, fino a quel momento, convinto sostenitore.

Vincenzo Comito nacque a Riace, in via Spirito Santo, il 29 dicembre del 1896 da Francesco (“procaccia”) e Elisabetta Campagna (“filatrice”). Sin da piccolo mostrò una spiccata intelligenza e una predisposizione per le materie letterarie. Fu il parroco del paese che, intuite le grandi capacità del ragazzo, spinse i genitori a farlo studiare. Così con enormi sacrifici, Francesco ed Elisabetta lo mandarono dopo le scuole superiori, superate a pieni voti, all’Università di Roma. Nel 1922 si laureò in Economia. Precedentemente non si era sottratto al servizio militare e, come sottotenente, aveva preso parte alla Prima Guerra Mondiale. Nonostante la laurea in economia la sua passione era altra: amava scrivere. Già negli anni dell’università aveva iniziato a collaborare con giornali della capitale e, come sempre capita all’inizio, a scrivere di “cronaca nera”. Nel 1924 la decisione di emigrare, in cerca di migliori occasioni, per gli Stati Uniti. Giunge ad “Ellis Island” sulla nave “Colombo”. Nello stesso anno sposò Carmen Flandina. Si stabilì a Boston e da qui iniziò una serie di collaborazioni, come corrispondente, con giornali locali e, come inviato, per giornali italiani. Conobbe e divenne amico di Generoso Pope noto imprenditore e politico. Quando questi acquistò, nel 1928, il giornale “Il Progresso Italo-Americano” volle con sè Comito. E in questo giornale, la cui tiratura arrivò a 200.000 copie, Vincenzo Comito ricoprì importanti incarichi e la sua firma una delle più prestigiose. In seguito con la nascente radio, vista la sua fluente oratoria, collaborò prima con una trasmissione di Tartaglia, un altro italo-americano, e poi con la potente WILD di Boston nel Massachusetts. Scriverà diversi libri e tra questi: “In difesa della mia gente” (1929) e “Leonardo da Vinci – genio universale” (edito in Giappone). Fu anche Direttore del Circolo Italiano di Boston. A parte merita di essere raccontato il suo rapporto con il Fascismo. Di certo influenzato da Generoso Pope, conservatore convinto e ammiratore di Mussolini, anche Vincenzo Comito sostenne con convinzione il regime fascista. Gli venne affidata la direzione della potente “Unione Italiana d’America” che tesseva i rapporti tra gli italo-americani e il governo italiano. Venne sostenuto che Vincenzo Comito e con lui anche Angelo Flavio Guidi, entrambi redattoti di Generoso Pope, svolgessero un'attività di “censura” su il "Progresso Italo- Americano" e il "Corriere d'America" per conto del regime fascista. Nel maggio del 1941 sarebbe stato inviato a Tokio per curare le trasmissioni del regime fascista rivolte agli italo-americani della costa del Pacifico. Questo suo costante impegno lo fece identificare, dagli oppositori al regime, come "Strongly Fascist" o anche, nonostante fosse cittadino americano, come “fascista combattente”. Però, dopo l’attacco Giapponese a Pearl Harbor, la sua posizione ( così come quella del suo giornale) cambiò totalmente e sostenne con forza le ragioni degli Stati Uniti. Nel dopoguerra continuò ad essere un riferimento, molto più discreto, della comunità italiana e calabrese in particolare. Continuò ad esercitare la professione giornalistica e, almeno fino al 1964, tenne trasmissioni radiofoniche con la WILD di Boston. Morì nel marzo del 1988.

Autore: 
Geremia Mancini
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