Francesco Modafferi: l’uomo, l’educatore, il politico nella Gioiosa Jonica del ‘900

Dom, 07/04/2019 - 12:00

Quando il paese assiste alla dipartita di uno dei suoi figli migliori, rimane disorientato e smarrito; Gioiosa oggi ha perso un uomo, un educatore e un politico che ha dato lustro e decoro, impegno, passione politica, sociale, intellettuale, un maestro che, nel suo piccolo, l’ha resa grande! Io, invece, ho perso un amico sincero, una guida certa e sicura, nei miei primi anni di insegnamento quando scelsi quale sede di servizio Bombaconi di Grotteria dove già Ciccio Modafferi era per tutti il “professore”, stimato ed apprezzato per le sue doti non comuni. Ed era tanta la stima e l’affetto che ho sempre nutrito nei suoi confronti che non sono mai riuscito a dargli del “tu” nonostante le sue continue e pressanti insistenze.
Ora, quando tutto tace, nella pace e nel più profondo dolore, sono io a spezzare il silenzio, ad aprire uno squarcio e far sentire una voce.
Sembra ieri, eppure è passato tanto tempo da quel lontano 1° ottobre 1968, quando insieme percorrevamo ogni mattina a piedi quelle stradine di campagna per raggiungere la nostra sede di servizio.
Come pure fanno parte dei nostri ricordi e costituiscono una pagina esaltante di storia della scuola militante calabrese, quelle sbiadite immagini in bianco e nero che ci vedono attraversare il Torbido in piena su un carro trainato da buoi. Cosicché, ora mi trovo emotivamente coinvolto, in questo triste giorno, per la dipartita di Ciccio Modafferi, cittadino illustre di questa generosa terra di Gioiosa, che per tanti anni ha animato il dibattito culturale, politico e sociale della città, che è stato vicino alla sua gente per il ruolo ricoperto in politica ma, soprattutto, per il serio impegno morale e civile profuso a favore delle classi sociali più umili.
Possiamo dire che la Sua è stata una stagione esaltante, partita dal basso, per lo sviluppo democratico del nostro paese. Alludo alle sue lotte per la conquista della dignità delle classi operaie, di quei lavoratori che più di altri hanno offerto alla nostra terra la fatica delle loro braccia, in un periodo difficile quale quello della ricostruzione, nel dopoguerra e negli anni successivi, quando, in qualità di dirigente capace, sempre attento alle primarie necessità della sua gente, ha saputo cogliere domande ed istanze sui bisogni basilari della città.
Tanto che è rimasto fino all’ultimo memoria vivente di quelle lotte contadine ed operaie per la conquista delle terre che hanno caratterizzato la vita politica della nostra Regione. E per meglio capire le Sue battaglie politiche, bisogna analizzare le condizioni di vita di quelle popolazioni con salari inconsistenti e senza contratti e Ciccio Modafferi non ha mai accettato lo sfruttamento delle classi subalterne da parte delle categorie dominanti.
Solo la protesta degli intellettuali progressisti, e Ciccio Modafferi lo è stato fino in fondo, si è fatta sentire alta e ha reso pubblica in tutto il paese l’immagine sociale del latifondo calabrese, nel periodo in cui l’economia era allo sfascio e l’agricoltura si trasformava in rifugio di disoccupazione o di sottosviluppo reale di braccianti e contadini.
Chi non ricorda le lotte che hanno condotto alla conquista delle terre o l’attacco al latifondo agrario hanno aperto la strada, pur tra limiti e contraddizioni, di quel nuovo meridionalismo che segna il rapporto con la terra e i lavoratori, che hanno ispirato il Suo pensiero e la Sua azione. Erano gli anni ‘50 e ’60 del Novecento che hanno fortemente contraddistinto la Sua formazione umana, presentando un quadro certamente non esaltante per il sistema occupazionale della nostra Regione. Chi non ripensa le grandi estensioni di terra incolte, da tempo relegate a pascolo o a terreno da caccia che sembravano invocare l’intervento dell’uomo.
Quante volte si è soffermato a rileggere quelle pagine sul latifondo violato, che ha incrociato il fuoco spietato della polizia di regime contro uomini e donne inermi, che volevano spezzare il ventre della terra agognata da generazioni per riporvi i chicchi di grano che avrebbero visto crescere tante spighe dorate.
Chi non lo ricorda nella piazza principale, intento a conversare animatamente di politica e a praticare l’arte oratoria, nell’argomentare le sue tesi con i suoi interlocutori: amava circondarsi dagli amici e traeva interesse nell’avere gente intorno a sé, poiché era convinto che la politica dovesse essere condivisa e che non appartenesse solo a pochi eletti, ma spettasse al popolo esercitarla, controllarla e renderla operante.
Per lui il tempo, nel suo scorrere implacabile, ha costituito una grande opportunità ed è stato vissuto come un grande vanto e lui ne ha colto l’essenza; gli anni non erano un peso, ma un tesoro da vivere con la passione di chi non accetta passivamente le situazioni e lotta per migliorarle.
Ed ancora, quale Sindaco di Gioiosa Jonica è assurto a “leader” dell’antimafia ed ha proposto, in tale veste, un atto deliberativo da parte del Consiglio Comunale (primo in Italia) finalizzato ad autorizzare l’Amministrazione Comunale a costituirsi parte civile nel processo penale contro gli autori del “raid” mafioso allo scopo di impedire il mercato domenicale la mattina del 7 dicembre 1976.
E, non a torto, è stato definito “strenuo assertore dei diritti dell’uomo e della libertà dalla paura”, “intrepido vessillifero della legalità”, “robusta tempera di cavaliere antico, senza macchia e senza paura, pedina fondamentale e prestigioso alfiere nello scacchiere della partita anticosca, senza cedere, né barcollare minimamente dinanzi alla raffica di intimidazioni, ma carattere fiero e risoluto di vecchio buon stampo è stato fermo al suo posto di responsabilità e di comando: come torre ferma che non crolla!”.
Grazie ancora per avere benevolmente voluto dedicarmi quel pregevole lavoro, Le acque pubbliche a Gioiosa Jonica La fontana monumentale borbonica Da una pagina dell’arte e dell’artigianato calabrese un episodio legato allo sfruttamento delle classi subalterne gioiosane, AGE, Ardore Marina 1996, che unitamente agli altri importanti volumi, Movimenti di protesta e lotte contadine dal fascismo al secondo dopoguerra: Gioiosa Jonica, ETS Edizioni, Pisa 1986 e La tradizione musicale a Gioiosa Jonica La banda Municipale, ETS Edizioni, Pisa 2003, costituiscono una pagina non secondaria della nostra storia. Posso dire che Ciccio Modafferi per tutti noi non sarà solo un magnifico ricordo, ma l’uomo, l’educatore, il politico che ha lasciato un segno indelebile nella Gioiosa Jonica del Novecento, che il tempo non potrà cancellare.

Autore: 
Giovanni Pittari
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