I Bronzi vogliono tornare a casa

Dom, 25/08/2019 - 11:20

Vivono in esilio da quarantasette anni, dal 16 agosto del 1972, giorno fausto per la nascita e crudele perché li strappò alla propria casa. Ché certo il loro sgarbo agli Dei dev’essere stato più del doppio di quello che il Laertide commise fra le sacre mura di Troia. Nei mesi passati la Sfinge Metropolitana si è stizzita per la proposta di portare in missione mondiale le statue Locridee: “dove sta il tuo diritto?”, dovremmo chiedergli noi Nossidei, figli della Montagna Lucente, “quali sono i meriti, che favori e attenzioni hai dedicato alla nostra terra?”. A lagnarsi dovremmo essere noi, i defraudati, noi che ne patiamo la lontananza. E non è un discorso di campanili, di piccole divisioni paesane, la Locride fu Nazione, e di quei tempi ha il diritto e il dovere di conservarne i fasti. Ha un proprio museo che andrebbe solo adeguato per essere all’altezza dei suoi Guerrieri, ma anche dei Dioscuri, il Cavaliere Marafioti, persino della benigna Dea che siede su un trono di pietra in terra straniera, a Berlino, e del Trono Ludovisi. Immaginatevela la Nazione Aspromontana: il museo, il teatro, gli scavi e due ali a mosaico, draghi a Kaulon e nereidi a Casignana, acque di sogno fra l’Amendolea e l’Allaro, e fronde odorose da Rhoghudi a Kaulon. Unica, una terra delle meraviglie. Lo potrebbe diventare se ci fossero una politica e un popolo adeguati. Non sarebbe uno sgarbo ai Reggini, solo un atto di Giustizia per i Locridei. La visione, il progetto di un territorio che non ci siamo conquistato, che non ci è concesso. Non c’è una sola ragione perché i Bronzi non stiano a casa loro, nostra, perché non ci possano aiutare a trovare una nostra via culturale e anche economica. La verità è che i torti non ce li fanno solo quelli che stanno lontano. Anche fra di noi lo usiamo il sopruso. E il problema non è rischiare di compromettere l’integrità dei Bronzi, facendoli viaggiare. Il problema è solo quello di avere il coraggio di fargli fare un ultimo viaggio, 94,6 chilometri, per riportarli, finalmente, a casa, accompagnati da Cavalieri, Dee, Guerrieri. Ci fossero i quindicimila eroi del Sagra, la Sfinge non si sarebbe presa l’acqua di Mana Gi, non avrebbe trattato con superbia e indifferenza la nostra gente a Natile. I nostri ragazzi non si sarebbero dispersi nel mondo e la mafia stracciona sarebbe svanita fra la spuma dello Jonio.

Autore: 
Gioacchino Criaco
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