I ragazzi del Liceo Classico di Locri mettono in scena la “Medea”

Lun, 03/06/2019 - 10:40
Riceviamo e pubblichiamo

L’IIS “Oliveti- Panetta” di Locri, nei giorni del 6 e 7 giugno, vedrà la conclusione del percorso formativo del progetto PON 1953 del 21/02/2017 - FSE - Competenze di base “Con la scuola, si va, si cresce e si arriva lontano” - Modulo: Passaporto lingua italiana, a cui hanno partecipato venti alunni della scuola. Il prodotto finale delle fatiche dei corsisti è non solo la realizzazione del testo teatrale “Medea” di Euripide, ma anche la sua rappresentazione. Perciò si ha il piacere di invitare tutti alla visione dello spettacolo che, per il pubblico esterno alla scuola, sarà venerdì 7 giugno, alle ore 20:30 presso il Palazzo della Cultura “Riccardo Misasi” di Locri.
Si è trattato di un lavoro impegnativo, che è consistito in un coinvolgimento di mesi, con lezioni in presenza e tanto approfondimento a casa. Sono stati, inoltre, gli stessi iscritti a volersi impegnare proprio sul capolavoro euripideo, sia perché è un testo di studio del loro curriculum scolastico sia per i conflitti e le problematiche sempre attuali che solleva.
La ricerca psicologica di Euripide scava dentro l’animo dell’uomo e ne esprime tutto il disagio esistenziale, frantuma l’essere e apre faglie di debolezza e momenti di amarissima riflessione sulla sua condizione.
L’eroina protagonista, infatti, è carnefice e vittima di se stessa, è un viluppo di sentimenti, che è in grado di esaminare razionalmente ma di non superare col cuore; sicché in lei dibattono diverse anime, razionalità e passione, questo conflitto ne fa un personaggio straordinario. Ordisce la vendetta, ha orrore dell’isolamento, smania di affermare la propria personalità superiore, ha consapevolezza della sua forza intellettuale, interpreta profondamente il senso della giustizia violata. Il tutto genera un’ansia disperata che la induce al progetto fatale: per vendicarsi del suo sposo che l’ha ingannata annienterà ciò che ha di più bello: i suoi figli, ferendo a morte la sua maternità, con un autentico progetto di autodistruzione.
Tale atroce vendetta nasce dall’esasperata affermazione della dignità della donna, dalla polemica contro le argomentazioni di una falsa giustizia (interpretata dal marito fedifrago, Giasone), dall’isolamento dell’intellettuale, ma in primis dalla rivendicazione del libero arbitrio nel bene e nel male. L’uomo, rimasto senza dei, è faber fortunae suae, anche se il pessimismo euripideo identifica tale destino con un processo di autodistruzione.

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