Il Castello abbandonato di Roccella Jonica. Una recupero necessario per un veloce viaggio tra storia e arte calabra.

Sab, 10/05/2014 - 16:40

Roccella Ionica ha origini molto antiche, si presume risalgano  all’epoca della Magna Grecia. Il paese sarebbe infatti l’antica località di Amphisya ricordata nei poemi del poeta romano Ovidio. Nel X secolo il paese si chiamava già Rupella, poi Arocella, fino all’attuale nome di “Roccella” a causa del suo posizionamento sull’enorme costone roccioso a picco a due passi dal mare. Al 1270 risale il primo documento che testimonia l’esistenza di Roccella Jonica: in esso si tratta della vendita del Castello donato a Gualtieri de Collepietro da Carlo I d’Angiò. Roccella fu un importante feudo e rocca difensiva della costa, principalmente contro gli invasori saraceni, come simboleggiato anche nel gonfalone araldico, che rappresenta San Vittorio Martire che lotta con un moro. Sull’alto costone roccioso di Roccella Jonica rimangono solo ruderi del castello costruito dagli Angioini, che comprendono una vasta zona detta borgo-castello. Questa struttura fortificata dai tempi degli Angioini, era considerato un temibile caposaldo difensivo di tutta la Calabria Jonica. Nel 1553 questa grande fortezza riuscì a respingere validamente gli attacchi del corsaro Dragut, giunto dal mare con 150 navi diverse, e  di queste moltissime furono affondate dalle artiglierie del castello. Lo stesso avvenne nel 1594 con i vani tentativi di sbarco del rinnegato messinese Bascià Cicala .
La rupe su cui sorge il castello venne abitata fin dall’epoca protostorica, infatti nei pressi, in epoca recente, è stata ritrovata una necropoli del X-VIII sec. a. C. Ebbe poi il riconoscimento di città dall’imperatore Carlo V. La grande struttura del castello che domina l’affaccio sul mare , fu più volte ampliato, rimaneggiato e ristrutturato dalla famiglia nobile dei Carafa. Il castello si sviluppa su tre piani con un cortile interno da cui, attraverso un portale, si accede a delle scale a chiocciola che portano ai piani costituiti da diversi locali.
Del borgo-castello fanno parte, oltre al castello, un cortile delimitato dalla chiesa e dal castello, una grande torre circolare di origine medioevale, un gruppo di case antiche, un recinto murario. Solo da poco sono terminati i lunghi lavori di restauro di un primo lotto, e si auspica che in un futuro prossimo il recupero di questa struttura di immenso valore artistico ed architettonico possa in breve tempo divenire un luogo di incontro e raccolta per raccontare la storia, l’arte, gli eventi della Calabria antica.
L’abbandono e il degrado nel tempo lo ha reso senza vita e senza identità, ma tutt’ora in silenzio vive con un leggero e faticoso respiro, in attesa di una resurrezione. Nel 1962, scriveva Leonida Repaci: “ .. Roccella .. col suo castello alto sulla rupe, prossimo a  disintegrarsi, a polverizzarsi sotto la stretta del sole, il morso del vento, il lupus del salino, la marea degli uragani .Il castello, che mostra nella sua struttura di fortezza e di sede principesca i segni dell’antica nobiltà. Ora il palazzo dei Carafa è un cadavere calcinato dagli elementi, qualche cosa che, a ogni minuto, crepa si apre, sta a crollare. Diventato stazzo di pecore i pastori vi portan le greggi che, salendo l’erta, cercano qualche filo d’erba tra i sassi, e non trovano che le pietre crollate intorno.  Scriveva Dominique-Vivant Denon durante il suo viaggio in Calabria effettuato nel 1778: “... Roccella, posta su una roccia arida che da lontano assume un effetto imponente, ma che da vicino è una rovina orribile. Facciamo rivivere questo luogo e facciamolo conoscere alla sua gente per un veloce ritorno alla storia della nostra terra.

Autore: 
Domenico Spanò

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