Il paese di Vincenzo Guerrisi Parlà

Lun, 29/08/2016 - 19:59

Non è un percorso spezzato, quello che lega la pubblicazione degli scritti di Vincenzo Guerrisi Parlà; è stato soltanto interrotto, dalla vita, dagli eventi e dal tempo che hanno richiesto attenzione.
Ma è proprio la vita, gli eventi ed il tempo che hanno regalato alla mia sensibilità maggiore forza nella capacità di comprendere e sostenere l’eredità letteraria di mio padre; poiché, io al pari di lui, ho conosciuto la vita vera, quella che  fa provare il dolore, ma anche la gioia, quella che  fa conoscere un’ umanità estremamente malvagia ed un’altra  umanità al contrario buona, elevata.
Queste situazioni  sono state affrontate confidando nell’aiuto di Dio ad anche sicuramente con la forza e l’equilibrio del pensiero e della moralità di mio padre, assorbiti inconsapevolmente in famiglia. Ho avuto il tempo  di conoscere gli uomini di cultura che, pronunciandosi sulle sue opere,   hanno decretato e celebrato il grande valore e dei cui discorsi e consigli io ne ho fatto tesoro. Tutto questo, unitamente alla mia personale convinzione, alimenta e motiva con forza la ripresa del percorso già segnato dalle opere edite.
Questa decisione che è mia ma anche dei miei fratelli Lucia e Giovanni, è un atto di affetto e di amore per nostro padre a prescindere dalla fortuna critica che potranno avere gli stessi scritti e di cui soltanto il tempo potrà decidere.
Pertanto mi accingo, nel raccogliere questa eredità letteraria, a metterla a disposizione di tutti attraverso la pubblicazione degli inediti che insieme alle opere già edite costituiscono un grande “corpus” di cui fanno parte scritti di vario genere, ma dai quali emerge sempre un segno, un messaggio, un insegnamento morale, che trae forza da quella  sua capacità a concretizzare i propri sentimenti in personaggi che , pur attingendo al reale, nascono dalla sua inesauribile fantasia e  profonda sensibilità psicologica a comprendere l’uomo in tutte le sue sfumature, dal dramma allo scherzo dal comico al patetico, da quello che “appare” e che invece “non è”, toccando dell’elegia gli altissimi toni. Ma il vero spirito della poesia di mio padre è quello di volere affermare, attraverso i vizi di cui talvolta si fa portatore l’uomo, le grandi virtù ed aprire con l’insegnamento morale, le porte al ravvedimento ed alla positiva speranza  per un mondo fatto di giustizia e di pace,  di cui i dialoghi degli animali umanizzati di Sutta Sutta ne sono espressione, grazie anche alla presenza dell’asino che sentenzia di favola in favola.
Questo sentiero tracciato dalle opere di mio padre giunge con la recente pubblicazione in questo immaginario e/o reale paese ambientato negli anni del periodo bellico e post bellico. Il libro accoglie in copertina il nome dell’autore , il titolo ed in sottofondo i nomi degli abitanti di questo paese raccontato attraverso le tante storie per come mio padre le ha lette sui volti della gente della sua Calabria. Ha il colore verde della natura selvaggia della Calabria degli anni 40/50, allorquando, ancora non era stata sopraffatta dall’asfalto e dal cemento e che,  nel sorgere del sole, restituiva lo smagliante colore all’operoso giorno della “gente d’aspromonte”. …per poi divenire, nuovamente, di un verde più cupo nella notte rischiarata soltanto dalla luna.
La presente raccolta di poesie viene presentata al pubblico col titolo “ CARATTERI” aggiungendo come sottotitolo “I TIPI” per onorare la volontà di mio padre che li aveva da sempre  indicati anche con quest’ultimo titolo. E con “I Tipi” l’autore vuole centrare l’attenzione sui personaggi della civiltà contadina, che animano il paese nello scenario del periodo bellico e post bellico, chiamandoli tutti col proprio nome. Una sorta di anagrafe ove non sfugge nessuno…
106 PERSONAGGI, 106 storie ove si racconta la favola della vita. Anche qui, come in Sutta Sutta vi è un  unico comune denominatore, anche se diverso,  il quale interrompendo l’episodicità dei racconti, li lega insieme e fa da filo conduttore senza”soluzione di continuità tra l’una e l’altra storia. Il paese. Con I Tipi di Caratteri, Vincenzo Guerrisi racconta “ l’umanità” nella propria realtà quotidiana restituendo ad essa volti e sembianze umane a differenza di Sutta Sutta, ove veniva descritta attraverso i dialoghi degli animali.
Il paese di Guerrisi è la cellula che non ha ancora subito la disgregazione etnica dovuta alla globalizzazione e pertanto, gli abitanti sono immortalati dall’autore nel momento in cui essi non hanno ancora perso la propria identità, quali appartenenti ad un popolo che è legato da tradizioni, rapporti di famiglia, di amicizia, di conoscenza. Ove tutti si chiamano per nome, o con gli appellativi “ mastru, massaru, don,  gnura o ziu malgrado l’assenza di parentela, o con un soprannome.
Guerrisi  immortala, con le diverse storie dei protagonisti, una intera società ed i suoi equilibri, così da costituire una unica fantastica storia fatta di virtù, di vizi, di fortune e sciagure umane, in un clima storico segnato dalla guerra, dagli abusi che il regime fondiario attuava sui contadini sfruttati ma che lascia le porte aperte alla rinascita economica e culturale degli anni a venire.
Apre la carrellata dei personaggi Mastru Nicola che, come una immagine iconografica dei paesi del sud, è il vecchio che troneggia seduto sulla sedia a fumare la pipa distaccato dal mondo ed incurante del tempo che passa.
Seguono i personaggi dei venditori ambulanti, degli artigiani… i furbi personaggi femminili che impartiscono, pagandosi, pratiche magiche, riti purificatori ed interventi guaritori. E come in ogni paese, dove ci si conosce tutti, vi è sempre qualcuno che, “da perdigiorno” si interessa dei fatti altrui, prendendo di mira con grande senso del ridicolo anche chi ne dà l’occasione. Da qui la descrizione di tanti personaggi che vengono immortalati per le peculiarità caratteriali o fisiche divenendo caricature che sopravvivono al tempo nei ricordi di paese. Qui si coglie tutta la “verve” più fresca e giocosa dell’autore che porta al massimo le sue qualità ironiche, per passare poi ai toni più grevi ed intensamente più profondi e psicologici nel delineare le storie che mettono in risalto la semplicità del vivere, i buoni sentimenti, i grandi esempi di uomini e donne che, con il proprio lavoro,  sono riusciti a venire fuori dalle difficoltà. Storie di abbandono, di prevaricazione; storie di guerra e di insulse e ridicole leggi fasciste.
Afferma Giuseppe Italiano in prefazione: Il dialetto del Guerrisi rifugge l’aneddotica giocosa di maniera per aprirsi, con interessante apporto antropologico, a quelle che sono state le problematiche calabresi (e meridionali) per buona parte del Novecento.
“I personaggi che animano questo libro sono i protagonisti della civiltà contadina, sono gli abili artigiani di vari mestieri, sono gli “eroi” delle forzate emigrazioni; sono figure della memoria, miti di vita serena e idilliaca pur nella ristrettezza del campare”.
Col suo mezzo espressivo Guerrisi, nel confermare la nostra parlata autoctona, ha saputo recuperare la nostra memoria, le nostre usanze, i nostri sentimenti, le radici della nostra vita”.

Il senso di questo libro lo si può cogliere nel messaggio di speranza di cui  l’autore , con i suoi scritti, si fa portatore. Infatti, affinché   una società “ funzioni” occorre che vi sia il contributo di tutti gli uomini che, a vario titolo, attraverso il proprio lavoro, positive esperienze di vita e giuste leggi,  abbiano la volontà di costruire,  qualsiasi  sia contesto storico o il punto della terra, un mondo fatto di giustizia e di pace.
Con questo libro spero che mio padre non smentisca la fama decretata da un profetico giudizio di Pasquino Crupi “ Vincenzo Guerrisi Parlà favolista oltre Esopo e Fedro nella favola” di cui le opere continuano ad illuminare il glorioso cammino della letteratura del nostro tempo e del tempo che verrà”.

Autore: 
Marinella Guerrisi
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