Il sangue dei vinti

Dom, 17/01/2010 - 00:00

Non è facile parlare di Rosarno adesso che il sangue è ancora caldo,che ancora brucia, non è facile scostarsi dai filoni di pensiero di cui un po’ tutti si sono incarniti in questi giorni tumultuosi e aspramente duri. Dire qualcosa di sensato,prendere posizione diviene inevitabile ma difficile, non è tutto così banale come sembra,anche se ciò che è accaduto è un fatto che non sconvolge l’ordinario,poiché soltanto chi è sincero con se stesso e con il mondo che ha intorno poteva dire di aspettarsi un così violento sfogo da parte di chi, per mesi, ha sentito sulla propria pelle il peso insormontabile della sopportazione, per tutti coloro i quali per prezzi da miserabili hanno sudato le proprie fatiche sfuggendo alla fame, all’ignobile silenzio di chi guardando taceva, di chi si è sempre fatto i fatti propri, perdendosi nella disgustosa cecità che ci ha investito tutti,nessun escluso. Avremmo dovuto dipingerci mani e faccia di nero per scendere li, in quel paese teatrino di guerre interne e sanguinolente,a chiedere scusa del nostro schifosissimo menefreghismo. Questa subordinata rivolta è stata solo la fatidica goccia del vaso traboccante, ed è facile ora ribadire che la violenza non è mai giustificata, senza però pensare che giocare con la psiche umana non è di certo umano, violare certe sensibilità, mettere a dura prova la sopportazione fisica e mentale di uomini che dentro al petto hanno colore eguale al nostro, perché la vita non ha alcun colore, o forse è dipinta da mille sfaccettature.

 

Dov’erano gli abitanti di Rosarno quando 1500 persone venivano stipate in delle baracche, navi negriere di terra ferma, quando 1500 PERSONE venivano miseramente usate, come fossero macchine da lavoro, ammasso di ferraglie arrugginite e sporche, dov’era la voce dei giusti,il loro coraggio,il mio. Siamo tutti dei conigli,i soliti conigli che scendono in campo spinti dalle tragedie, senza mai prevenire,senza mai provare a salvarsi prima, a recuperare, tentare, lottare, sappiamo solo lamentarci, in maniera così falsa da mettere il vomito, sappiamo solo straparlare, promettere cose che non avverranno mai, fare tanta malata demagogia, e poi tornare ognuno nella propria casa da benestante disilluso, chiusi nel nostro perbenismo sempre più macchiato di sangue dei vinti, perchè di questo si tratta.Siamo riusciti a fare evaporare il lato oscuro della gente, di quella gente che stanca, ha finalmente alzato la voce,un po’ troppo,tanto da mettere paura, tanto da scuotere un intero paese, da devastarlo, annientarlo, rimandarlo nel proprio nulla, annerendo ancora una volta e in modo profondo il buon nome di una Calabria che si conosce sempre e solo dalle brutture, che viene illuminata incessantemente da un faro di negatività, che ci ha oscurato tutti. Homo homini lupus, ogni uomo è lupo dell’altro uomo, e ora si passa alla guerra tra fratelli e, a me vengono certi brividi che sono sicura di non poter spiegare, che sono sicura che quella gente dilaniata dall’orrore non potrà capire. Non so offrire una soluzione, questo non è un temino scolastico che verrà riposto in un archivio lontano dalla realtà, non c’è alcuna citazione colta che tenga e nessuna trovata filosofica che serva, oggi scrivo lo sdegno di una regione, di una nazione tutta, la decadenza delle coscienze addormentate che, sempre di più, mi incutono timore.

Autore: 
Alessandra Buttiglieri
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