Intervista a Nicola Gratteri «Chiesa e ’ndrangheta a braccetto»

Gio, 14/11/2013 - 20:02
Analisi di un libro già in testa alle classifiche. «I preti rappresentano un ottimo biglietto da visita. La ‘ndrangheta vive di consenso, senza le relazioni col potere non sarebbe ‘ndrangheta»

Un nuovo successo letterario, un libro per certi versi di rottura rispetto al passato che in questi giorni sta facendo parlare il mondo. Stiamo parlando di Acqua Santissima - La Chiesa e la 'ndrangheta: storia di potere, silenzi e assoluzioni, edito da Mondadori, scritto dalla consolidata coppia di autori locridei Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, già disponibile in tutte le librerie. “A partire dall'Ottocento e per decenni - si legge nella prefazione - gli uomini della 'ndrangheta hanno beneficiato del silenzio e dell'indifferenza (spesso interessati) della Chiesa. Solo dagli anni Cinquanta cominciano a registrarsi le prime denunce e le prime lettere pastorali, e la 'ndrangheta diventa un cancro esiziale”. In occasione della pubblicazione di questo nuovo volume, che si trova già in cima alle classifiche di vendita, abbiamo posto alcune domande a Nicola Gratteri che ci ha rilasciato in esclusiva la seguente intervista:

In questo nuovo libro scritto da lei e Antonio Nicaso, si evidenzia che la 'ndrangheta e la Chiesa ormai “camminano per mano”. è davvero così grave la situazione?   
La 'ndrangheta ha strumentalizzato la religione e i simboli religiosi e per molto tempo ha goduto della complicità di molti uomini di Chiesa che hanno preferito il silenzio alla denuncia. Ancora oggi, nella Chiesa ci sono ombre, ma per fortuna anche tante luci. Ci sarebbe bisogno di una voce forte, incisiva per dettare e omologare gli orientamenti pastorali, per evitare che ci siano preti e preti, vescovi e vescovi. Bisognerebbe fare una riflessione seria e attenta su conversione e sul pentimento. Il peccato non può essere considerato solo un'offesa a Dio e non ci può essere pentimento che non dia frutti nella società. Non ci può essere una giustizia degli uomini e una giustizia di Dio. Nel pentimento e nella conversione bisogna tenere conto del danno sociale.
Che riscontri abbiamo su queste ormai certe ambiguità?
Decine di processi hanno documentato e accertato  comportamenti, se non penalmente rilevanti, quanto meno ambigui. Vescovi che frequentavano le case di mafiosi, preti che accettavano donazioni per organizzare feste patronali e ristrutturare chiese e parrocchie. Preti che viaggiavano armati, preti ammazzati. Nel libro Acqua Santissima raccontiamo decine di storie di preti che hanno tramato o che hanno vissuto nell'ambiguità di rapporti vischiosi e viziosi.
Qual è il suo personale pensiero sul percorso di pulizia che Papa Bergoglio sta facendo nella Santa Sede?
Papa Francesco è un pontefice di rottura. Se esiste lo Spirito Santo, questa volta nel conclave ha illuminato i cardinali nel verso giusto. Nessuno prima di lui aveva osato mettere in discussione lo Ior. Giovanni Paolo II ha denunciato la mafia che uccide. Papa Francesco ha istituito una commissione di saggi per ripensare e ristrutturare la Banca vaticana che era stata istituita come istituto per le opere religiose senza scopo di lucro e come strumento di raccolta fondi per iniziative di carità. Papa Bergoglio ha detto chiaramente che la Chiesa dell'Amore è inconciliabile con quella del Potere.
Il Santuario della Madonna di Polsi, San Michele Arcangelo, ci sono tanti elementi per affermare che la religione si è mescolata con il malaffare. è vero?  
Le notizie sul raduno di Polsi risalgono al 1894, come accertano gli atti giudiziari. Ci sono stati tentativi per spostare in altre sedi l'annuale assise della 'ndrangheta, ma come racconta Filippo Barreca, un collaboratore di giustizia, sono tutti falliti. «I clan di San Luca e quelli di Platì - ha dichiarato Barreca - sono insorti anche in rappresentanza dei preti del santuario, impedendo che lo spostamento venisse attuato». Ma attenzione a non confondere Polsi con la 'ndrangheta. Il culto mariano di Polsi precede di gran lunga la nascita della 'ndrangheta e bisogna tenerne conto. Polsi è un luogo di pellegrinaggio importante che la 'ndrangheta ha sempre cercato di sfruttare per i suoi loschi fini.
Secondo lei, è un fatto positivo o negativo che la Locride in questo momento non abbia la sua guida spirituale?
La Locride ha bisogno di una voce forte, autorevole, capace di dare speranza. Diceva don Italo Calabrò che nel coraggio dei pastori, la gente ritrova il proprio coraggio. Mi auguro che a Locri arrivi un pastore in grado di infondere coraggio.
Mi potrebbe esprimere il suo pensiero sulla qualità dell'attuale clero calabrese?  
Ci sono tante luci, tanti preti che hanno deciso di sfidare la 'ndrangheta. Tante voci che meritano rispetto e fiducia. Ma c'è ancora tanto da fare. Ci sono preti che preferiscono tacere, che scelgono il quieto vivere, spesso per paura, qualche volta anche per interesse.
E' vero che la ‘ndrangheta cerca di esercitare il controllo del territorio anche attraverso la frequentazione dei sacerdoti?
La 'ndrangheta vive di consenso, senza le relazioni con il potere non sarebbe 'ndrangheta. I preti rappresentano un ottimo biglietto da visita. Per molto tempo, le processioni sono state uno strumento per ottenere visibilità.

 

Autore: 
Antonio Tassone
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