L’ordine mi inquieta

Lun, 20/03/2017 - 19:58
Probabilmente Architetto

Mi piacciono le case con degli spazi quasi senza divisioni. Non userei il termine open space perché mi sembra un po' volgare, però in casa mia ci sono spazi molto condivisi con dei punti di connessione molto forti che mi affascinano. Se si vuole, sono dei punti di errore, quelli che io come architetto non sono riuscito a controllare. In fin dei conti, tutti i grandi maestri, quelli che ci hanno insegnato a sopravvivere in questo mondo, hanno sempre sostenuto la capacità di tenere sotto controllo gli errori (e sottolineato la diversità tra chi lo sa fare e chi no) o addirittura hanno sostenuto la capacità di convivere con gli errori senza tentare a tutti i costi di raggiungere una perfezione artificiale. Mi piace dunque l'idea che tecnicamente la mia casa sia da considerarsi imperfetta, perché l'apertura di una porta non è dove doveva essere, perché un corridoio misteriosamente svolta e sbuca in soggiorno, perché la sala da pranzo è senza pareti.
lo da sempre ho una passione per gli scrittori che si concedono dei sillogismi o una modificazione di un verbo o che, in una frase, sbagliano volutamente un congiuntivo, ma si capisce al volo che non è per incapacità di scrivere. Per fare questo bisogna essere proprio bravi. Calvino, da questo punto di vista, è un grande, riusciva a scrivere delle cose straordinarie, raffinatissime e ogni tanto ci buttava dentro queste perle semantiche. Ecco, in questo stesso senso, posso dire che non sopporto le case catalogo, tutte belline, con il quadrello appoggiato per terra, come se fossero il set di un servizio fotografico. Il problema è che negli ultimi anni si è imposta prepotentemente questa immagine della casa perfezionata a tutti i costi, al punto da trasformare le abitazioni in miscele artificiali di oggetti e di culture, sovrapposte alla vita vera e alla cultura vera dei padroni di casa. Dimore spesso bellissime ma artificiali.
In casa mia mi piacciono le parti non finite, non chiare, ho un posto dove disegnare sulla scala, e un posto dove leggere in silenzio, ho una stanza per ospitare gli amici che si vogliono appartare, tutto il restante spazio serve per fare l’amore.
Mi piace un divano collocato di fronte alle finestre del terrazzo perché è in una posizione strana, sbagliata quasi, non classica. Mi piace una parete con una scatola di metallo molto grande al cui interno sono custodite delle ceramiche cinesi antiche, per vederle uno deve andarsele a cercare. I materiali sono i più disparati: alcuni molto lisci come il pavimento in legno di quercia selvatica francese, non verniciato, solo trattato a olio insieme al vecchio pavimento di argilla quasi cruda, altri sono piu’ tattili come dei tappeti berberi molto pelosi. Oltre i pezzi cinesi molto antichi e dei pezzi di plastica di Sottsass, possiedo degli oggetti di design dei grandi maestri, come Le Corbusier, e una buona collezione di design scandinavo, un po' di tutto, un bel casino.
La mia camera da letto è in realtà la libreria. Non voglio mettere i libri, che adoro, in una condizione di visibilità pubblica, sono un fatto privato. Chiaro, ho anche dei libri seminati per casa, in un disordine forse maggiore del dovuto. Ecco, un'altra cosa che mi piace è il disordine, apparente, che ci deve essere in una casa, insomma non mi piacciono le case troppo disegnate, troppo pensate, finiscono sempre col diventare un incrocio tra una show room e un museo. Case magari bellissime, in cui puoi vivere qualche giorno o qualche ora, ma che non saranno mai la tua vera casa. Non credo alla casa finita chiavi in mano. Mi spaventa quella tutta nuova. Per poter riflettere te stesso una casa ha bisogno di tempo, di crescere con un ritmo naturale, anzi una vera non è mai finita, evolve, cambia con te.
Costruirsi una casa fa parte della vita, è una delle realizzazioni che a un dato punto della vita vuoi. Un upgrade della persona che sei diventato. lo prima facevo l'architetto, il designer, adesso scrivo e dipingo. Sono dei cambiamenti. La casa può essere il mezzo, l'espressione di un cambiamento, la materializzazione della luce che ricevi ed elabori e stai producendo, di tutto quello che ti succede di buono e si cristallizza.
Costruiamo conchiglie che lasciamo in giro e che a volte diventano monumenti.

Autore: 
Pasquale Giurleo
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