La proposta ai confini della realtà della ministra Grillo

Dom, 10/03/2019 - 11:20

Siamo il territorio delle emergenze da affrontare con misure straordinarie. Questo in sintesi quanto ci ha ricordato la visita della ministra Giulia Grillo scesa in Calabria per verificare di persona lo stato in cui versa la nostra sanità. Dopo aver delineato un quadro desolante, "ai confini della realtà", ha informato la stampa della sua intenzione di presentare al Consiglio dei ministri un decreto straordinario per la Calabria che preveda, laddove fosse necessario, la sostituzione dei direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere e dei direttori sanitari e amministrativi. Inoltre, in linea con la normativa antimafia, sarà previsto un ampliamento delle facoltà commissariali in caso di scioglimento dell'ente per infiltrazioni mafiose. Alla struttura commissariale sarà assicurato un supporto tecnico e logistico. Per quanto riguarda l'edilizia sanitaria si avrà l'obbligo di avvalersi delle centrali di committenza nazionali, come ad esempio Consip (nota per la sua cristallinità ed estraneità agli scandali!). "Si tratterà ovviamente di misure eccezionali e temporanee - ha aggiunto la ministra.  -  Siamo il governo del cambiamento e il cambiamento si fa con una sinergia, una sinergia che viene da tutte le realtà - ed elenca in ordine: - commissari, prefetto, forze dell'ordine, procuratori - e infine si ricorda: - cittadini e personale sanitario". Un decreto straordinario da realizzare, ancora una volta, di concerto con l' "esercito", in linea con quel convincimento egemone dalle nostre parti che l’unico contrasto al malaffare sia lo strumento repressivo militare. Questo decreto confezionato su misura (complimenti per il lavoro di alta sartoria!) per la Calabria mi ricorda tanto un'altra legge, quella sugli scioglimenti dei comuni. L’art. 143 è, infatti, il restyling della legge 221, nata nel 1991 da una situazione di emergenza, come risposta a un omicidio avvenuto nel corso di una sanguinosa faida tra cosche rivali. La norma, come sappiamo, non fu "temporanea" ma tutt'oggi giustifica l’esistenza di un potere che è parte di una legislazione che ha portato a livello ordinario, non più straordinario, il contrasto alle mafie. Una norma che abbiamo avuto, purtroppo, l'occasione di criticare più volte. Il decreto annunciato dalla Grillo avrà lo stesso destino? Diventerà ordinario in Calabria risolvere i problemi della sanità con militari e gendarmi? Possibile che lo "straordinario" sia in Calabria la solita scusa per invadere il campo dell'ordinario?
A questi interrogativi si aggiungono altre perplessità: la ministra Grillo nel suo decreto propone la sostituzione dei direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere che, però - vorremmo ricordarle - con la riforma del titolo V, approvato nel 2001, e con la riscrittura dell’articolo 117, fortemente voluta dalla Lega con cui - vorremmo ricordarle anche questo - adesso è al governo, è stata affidata alle Regioni la potestà legislativa esclusiva su assistenza e organizzazione sanitaria, comprese le sperimentazioni gestionali e la costituzione delle aziende ospedaliere. Come se ciò non bastasse, negli ultimi tempi, sempre su spinta dei suoi alleati di governo, alcune delle più importanti regioni, come il Veneto, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, richiedono una totale autonomia dal governo centrale, autonomia che andrà a investire anche il settore della sanità. Quindi cosa vogliamo fare, regionalizziamo o statalizziamo? O, peggio, rendiamo autonomo il nord e teniamo sotto scacco il sud? La progressiva erosione del ruolo dello Stato in materia di sanità, la nostalgia del potere perduto, non possono essere recuperate a spese della Calabria e dei calabresi. Per anni si è invocata trasparenza e meritocrazia per una sanità che non fosse indegna. Ma in Italia è stato deciso che le nomine dei vertici delle aziende sanitarie spettino alla politica: un assessore si ritiene libero di individuare i professionisti che considera più adatti per raggiungere i risultati fissati. Il problema è che poi la politica spesso non sceglie i migliori e non raggiunge i risultati, e alla fine nessuno paga le conseguenze dei fallimenti, soprattutto quando si ha pronto da sfoggiare il solito alibi della 'ndrangheta. Ci dimentichiamo troppo facilmente che i direttori generali delle Aziende sanitarie e degli ospedali rappresentano il braccio operativo degli assessori regionali alla Sanità con cui hanno un rapporto fiduciario; inoltre, i manager della Sanità pubblica sono dei plenipotenziari, ovvero devono rispondere del loro operato solo a chi li ha nominati. E purtroppo sappiamo come succede in questi casi: la valutazione dei risultati viene fatta sulla fedeltà, sui favori accolti, sulle persone che sono state assunte dietro segnalazione, su un certo occhio di riguardo riservato all'imprenditore amico. Cattive abitudini che non è facile estirpare. Cattive abitudini che non riguardano solo la Calabria. E non sarà certo l' "esercito" a debellarle, soprattutto se l'esercito deve rispondere alla politica.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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