La storia di Mary e Fafà

Dom, 10/03/2019 - 12:00

Giovedì a S. Ferdinando si è dato il via allo sgombero della Baraccopoli. Nulla diremo sul fatto, tanto di tutto e di più si è detto. Ma c’è una storia che merita di essere raccontata, la storia della Croce della chiesa-baracca del campo, forse l’unica Croce ma non l’unico simbolo religioso presente nelle chiese-baracche di S. Ferdinando.
Come ci sia arrivata lì è un’altra storia, vi racconteremo invece di come da lì è uscita.
Per chi nella baraccopoli non ci è mai stato forse è opportuno avere in mente la mappa delle chiese-baracche.
Entrando, sulla sinistra c’era la Chiesa dell’Unione Africana. Da lì, proseguendo sulla via principale, a sinistra, al secondo vicolo, si trovava la Moschea Sufi, tornando indietro e percorrendo la strada centrale fino al supermercato senegalese, sulla destra, dopo il “centro riparazioni Velò”, naturalmente rivolta verso La Mecca, vi ritrovavate la Moschea, frequentatissima nell’ora della preghiera.
Da qui a destra, in fondo, trovavate uno svincolo che a sinistra portava verso la comunità Maliana e a destra vi riportava all’uscita. Ecco, prima di arrivare in fondo alla strada sulla sinistra, dopo il negozio di Kalil, facilmente individuabile per la presenza dei due cani, “bianco” e “nero”, chiamati banalmente così per il colore del loro manto, sulla sinistra, dopo poco più di 20 metri, ci trovavate la Chiesa Nigeriana.
Se siete riusciti a costruirvi questa mappa mentale, tra la Chiesa Nigeriana e il negozio di Kalil ci stava la Chiesa del culto Cattolico, poi divenuta la casa di Mary e successivamente la casa di alcuni musulmani di origini diverse, che non solo avevano avuto la casa-baracca in comodato d’uso ma si erano fatti custodi anche della Croce, che lì è rimasta e lì è stata prelevata prima della demolizione.
Coincidenza vuole che lo sgombero e la demolizione siano iniziati proprio dalla via principale e mentre la prima escavatrice demoliva il negozio di Kalil, è arrivata la telefonata di Don Roberto che chiedeva di salvare la Croce se fosse stato possibile, e così ,in accordo e con la disponibilità e l’intervento degli ispettori di Polizia, Mary e Fafà (Falajè) sono riusciti a rientrare nel campo e recuperare la Croce.
Potreste pensare che il finale non sia così tanto “emozionante”, che le coincidenze siano poche e l’intervento Divino manchi. E forse è così, però ci ha emozionato vedere che, mentre ognuno raccoglieva le proprie poche cose per lasciare il campo, mentre la macchina della “giustizia sociale” compiva il proprio dovere, una telefonata e un mucchio di resti ferrosi saldati insieme per formare una Croce che per molto tempo ha tenuto vive speranze e unito uomini, riuscisse a fermare tutto e ancora una volta a unire.

P.S. Dimenticavo di dirvi che Fafà è musulmano e che la Croce è nella Chiesa di S. Antonio da Padova in c/da Bosco a Rosarno, insieme alle Ceneri purificate del Campo.

Autore: 
Luca Daniele
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