Le motivazioni dello scioglimento di Bovalino

Mer, 29/04/2015 - 09:58

Pubblichiamo integralmente il decreto del Presidente della Repubblica relativo allo scioglimento del consiglio comunale di Bovalino e nomina della commissione straordinaria.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Considerato che nel comune di Bovalino (Reggio Calabria) gli organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 28 e 29 marzo 2010;
Considerato che, dall'esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata che hanno esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale;
Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita' organizzata ha arrecato grave pregiudizio agli interessi della collettivita' e ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale;
Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale di Bovalino, si rende necessario far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 2 aprile 2015;
Decreta:
Art. 1
Il consiglio comunale di Bovalino (Reggio Calabria) e' sciolto.
Art. 2
La gestione del comune di Bovalino (Reggio Calabria) e' affidata, per la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da:
dott. Alberico Gentile, viceprefetto;
dott.ssa Rosa Correale, viceprefetto aggiunto;
sig. Emiliano Consolo, funzionario economico-finanziario.
Art. 3
La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche.
Dato a Roma, addi' 2 aprile 2015
MATTARELLA
Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Alfano, Ministro dell'interno
Registrato alla Corte dei conti il 14 aprile 2015 Interno, foglio n. 788
Allegato
Al Presidente della Repubblica
Nel comune di Bovalino (RC) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l'imparzialita' degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 28 e 29 marzo 2010, nonche' il buon andamento dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi.
Le risultanze di una vasta operazione di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno portato all'arresto, nel dicembre 2013, di sei persone, compartecipi, a vario titolo, di un'associazione per delinquere di tipo mafioso che perseguiva, fra gli altri, lo scopo di procurare voti in occasione delle consultazioni elettorali, convogliando le preferenze su candidati in cambio di future utilita'.
Le indagini della magistratura inquirente, acquisite anche nel corso della predetta operazione di polizia, coinvolgono alcuni amministratori del comune di Bovalino e documentano i rapporti intercorrenti tra gli organi dell'ente ed esponenti della locale organizzazione criminale, interessati, in particolare, ai lavori edili e stradali appaltati dal comune.
Sulla base di tali presupposti, il prefetto di Reggio Calabria, con decreto del 24 giugno 2014, i cui effetti sono stati successivamente prorogati, ha disposto l'accesso presso il comune, ai sensi dell'art. 1, comma 4, del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.
Al termine dell'indagine ispettiva il prefetto, su conforme parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore distrettuale antimafia, ha redatto l'allegata relazione in data 9 gennaio 2015, che costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l'applicazione della misura prevista dall'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
I lavori svolti dalla commissione d'indagine hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale, il contesto ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le cosche locali ed hanno evidenziato come l'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti e imprese collegati direttamente od indirettamente a gruppi malavitosi.
Il territorio del comune di Bovalino e' stato teatro di sequestri di persona, di gravi fatti di sangue e di una faida tra cosche rivali, culminata con la strage di Duisburg del 2007, efferati delitti, questi, perpetrati a partire dagli anni '70 ad opera di organizzazioni criminali, provenienti per lo piu' dai comuni limitrofi.
E' significativo, in tal senso, che alcuni consigli comunali di comuni vicini a Bovalino siano stati sciolti, anche reiteratamente, per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, ai sensi dell'art. 143 citato, e che la gestione di cinque di essi sia tuttora affidata a commissioni straordinarie, dopo l'adozione della misura dissolutoria.
La capacita' di controllo del territorio da parte delle cosche e l'interesse nei confronti dell'attivita' dell'amministrazione comunale risultano chiaramente da un rapporto dell'autorita' investigativa, datato 5 novembre 2014, nel quale si afferma che il territorio comunale e' divenuto ormai zona di conquista e di interesse per le molteplici attivita' commerciali ed imprenditoriali esistenti.
Gli inquirenti sottolineano, inoltre, come tutto cio' che avviene nel comune di Bovalino e' influenzato da questa «autorita' costituita» (la 'ndrangheta) e nutrito dal senso di omerta' e di assoggettamento che risultano essere gli elementi chiave che caratterizzano il cosiddetto metodo mafioso.
Gli accertamenti di polizia giudiziaria attestano i contatti, intercorsi tra appartenenti al clan, l'attuale sindaco e alcuni consiglieri in carica, finalizzati ad assicurare ai predetti amministratori l'appoggio della 'ndrangheta in occasione delle consultazioni elettorali del marzo 2010, che hanno portato all'elezione dell'attuale amministrazione comunale.
La confluenza dei voti su soggetti vicini alla consorteria criminale ha consentito di collocare all'interno dell'ente soggetti apprezzati dall'ambiente malavitoso locale, in grado di favorire gli interessi economici privati di uomini ed imprese controindicati.
In particolare, nella documentazione prodotta nel corso delle indagini viene segnalato il colloquio telefonico tra il neoeletto sindaco e un noto esponente malavitoso nel corso del quale quest'ultimo definisce la vittoria elettorale frutto del comune impegno profuso durante la campagna elettorale.
La commissione d'indagine evidenzia anche la vicinanza del primo cittadino alla famiglia dell'esponente malavitoso, desunta dalle frequentazioni di soggetti controindicati e, in particolare, dalla partecipazione dell'amministratore alla celebrazione di un evento privato, al quale hanno peraltro preso parte i piu' importanti esponenti delle 'ndrine della provincia.
Allo scopo di coltivare interessi comuni da perseguire in campo politico-amministrativo, la locale 'ndrina nelle elezioni del 2010, ha sostenuto anche un altro amministratore, che assumera' dal 21 marzo 2011 le funzioni di presidente del consiglio comunale. Dalle intercettazioni disposte dagli organi investigativi emergono, a tal proposito, le rassicurazioni fornite dal neo-eletto amministratore all'esponente della stessa 'ndrina circa i benefici futuri che l'associazione malavitosa avrebbe ottenuto, a tempo debito, grazie alla elezione del sindaco.
Il citato amministratore neo-eletto e' destinatario di un decreto di divieto di detenzione di armi emesso dal prefetto di Reggio Calabria in data 2 aprile 2014 in quanto il medesimo risulta rientrare nel circuito relazionale di una locale potente cosca mafiosa, avendo tra l'altro intrattenuto rapporti diretti con l'allora capo indiscusso, poi deceduto per cause naturali.
Sia il sindaco che l'organo di vertice del consiglio comunale avevano rivestito cariche consiliari all'interno dell'amministrazione eletta il 3 aprile 2005.
Analogo supporto risulta fornito dalla criminalita' organizzata ad altro amministratore, consigliere di minoranza dell'ente, dimissionario dal 30 gennaio 2014.
Le indagini condotte dalle forze dell'ordine documentano un colloquio tra il predetto consigliere e l'ex sindaco di un vicino comune - peraltro sciolto per mafia - destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di cui all'art. 416-bis c.p., nel corso del quale l'amministratore dimissionario comunica all'ex primo cittadino di aver chiesto il consenso della cosca all'inserimento di un candidato nella lista elettorale del comune di Bovalino.
La commissione d'accesso evidenzia il fondamentale ruolo che e' stato svolto dall'amministratore in questione, spesso determinante per sostenere l'amministrazione in carica. Infatti, sulla base di quanto sopra esposto risulta coerente la circostanza che il consigliere di minoranza abbia espresso il proprio voto favorevole, unitamente alla maggioranza, eleggendo il 21 marzo 2011 il presidente del consiglio comunale proposto dal sindaco.
Anche nel corso della riunione del consiglio comunale del 30 novembre 2013, relativa all'approvazione del piano finanziario TARES, il consigliere si e' schierato con la maggioranza nel sostenere la spesa, di rilevante importo, per il noleggio e la riparazione di un auto-compattatore, sebbene la minoranza consiliare ritenesse piu' conveniente acquistare un nuovo mezzo. Secondo la commissione, la posizione assunta dall'amministratore in ordine al predetto atto discende dai rapporti intrattenuti con la ditta beneficiaria di gran parte della spesa in questione, il cui titolare e' ritenuto contiguo, per amicizie e «comparati» alla locale consorteria.
L'analisi condotta sulla gestione amministrativa ha reso evidenti, sotto una pluralita' di aspetti, significative e circostanziate situazioni nonche' collegamenti che vincolano l'autonomia dell'ente, facendolo soggiacere a dinamiche riconducibili ai locali ambienti criminali ed agli interessi delle cosche.
In materia di appalti, la commissione d'indagine ha stigmatizzato il reiterato ricorso alle perizie di variante sui contratti relativi agli interventi di competenza del comune di Bovalino nel periodo 2010-2014, nonche' il frequente affidamento in economia di lavori, servizi e forniture.
L'attivita' del comune si e' tradotta in favore di imprese riconducibili alla criminalita' organizzata, intercorresse sia per i vincoli familiari che per l'interscambio del personale utilizzato all'interno delle stesse imprese, nell'arco temporale che va dal 2009 al 2013.
Secondo gli inquirenti, le predette ditte intrattengono a vario titolo rapporti con un esponente di una delle cosche piu' influenti di un paese vicino a Bovalino.
Le interconnessioni, unitamente alla circostanza che le menzionate societa' - alcune delle quali destinatarie di certificazione interdittiva antimafia - si sono aggiudicate gli appalti piu' importanti del comune di Bovalino, hanno portato gli investigatori, nel novembre 2014, a ricostruire una sorta di cartello di imprese.
In relazione alle perizie di variante, occorre premettere che l'utilizzo di tale istituto e' ammesso nelle ipotesi tassativamente indicate dall'art. 132 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.
La commissione d'indagine evidenzia, pero', che le predette perizie si sono rivelate quasi sempre pretestuose e prive dei presupposti previsti dalla vigente normativa, consentendo - di fatto - alle ditte collegate con esponenti della criminalita' organizzata, incaricate dei lavori, dei servizi o delle forniture, di recuperare i ribassi d'asta proposti in occasione delle gare d'appalto. E' stata anche riscontrata un'assoluta superficialita' nella redazione dei progetti e nella direzione dei lavori.
Il servizio di mensa scolastica e' stato affidato, con gara pubblica, sia per l'anno scolastico 2010-2011 che per il 2011-2012, a societa' collegate con la 'ndrangheta e, in particolare, con un personaggio di spicco in seno ad una 'ndrina, condannato ad una pena detentiva per essere uno dei promotori ed organizzatori della cosca stessa.
Per la gestione del servizio di refezione relativo al 2012 il comune ha sottoscritto una convenzione con due istituti scolastici, di cui uno privato e uno paritario. Il rappresentante legale di quest'ultima scuola e' uno stretto congiunto di un amministratore dell'ente.
Per l'anno scolastico 2013-2014, il comune ha indetto una selezione, mediante procedura negoziata, dopo che la Stazione unica appaltante aveva infruttuosamente esperito due gare. Il servizio e' stato aggiudicato ad una ditta individuale - la sola ad aver partecipato alla selezione, su nove invitate dall'ente - il cui titolare ha rapporti di parentela con un soggetto coinvolto in varie vicende giudiziarie, ritenuto vicino alla 'ndrina di un paese limitrofo a Bovalino.
L'amministrazione comunale non ha svolto la funzione di controllo ed indirizzo che e' propria degli organi elettivi, ne' ha gestito l'ente secondo i fondamentali principi di imparzialita' e di buon governo.
Ne e' derivata una conduzione amministrativa non conforme agli interessi della collettivita' amministrata e contraria ai principi di economicita' e di buon governo.
La commissione d'indagine segnala la mancata formazione di un elenco di imprenditori cui affidare, secondo il principio della rotazione, i lavori, i servizi e le forniture di competenza comunale, nonche' la circostanza che l'ente ha preferito polverizzare gli affidamenti, favorendo in tal modo alcune imprese, reiteratamente destinatarie di interventi.
Nell'arco temporale compreso tra il 2010 e il 2014, il comune ha fatto massicciamente ricorso ad affidamenti in economia, per ragguardevoli importi che hanno portato ad una spesa complessiva di oltre 1.400.000 euro.
Gran parte dei titolari o dei soci delle imprese destinatarie dei frequenti affidamenti diretti disposti dall'ente presentano vincoli familiari con amministratori in carica o sono stati segnalati all'autorita' giudiziaria (anche per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso) o risultano contigui alle organizzazioni criminali locali.
Con riferimento alla situazione ambientale del comune, ed in particolare allo smaltimento dei liquami fognari e alla raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani, e' emerso che per l'aggiudicazione di quest'ultimo servizio non e' mai stata indetta una gara a procedura aperta, avendo l'amministrazione deciso di ricorrere ad affidamenti in via d'urgenza, per brevi periodi. Il titolare della ditta che ha maggiormente beneficiato degli affidamenti e' destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, quale indagato per gravi reati ambientali, ritenuto contiguo ad una potente 'ndrina. Secondo quanto contenuto nel provvedimento cautelare, a carico del predetto titolare d'impresa risultano frequentazioni, rapporti di parentela e di «comparato» intessuti con un elemento di spicco della citata cosca. Inoltre, la societa' di sua proprieta', in data 1° febbraio 2011, e' stata posta sotto sequestro preventivo per i reati di associazione a delinquere finalizzato al traffico di rifiuti speciali non pericolosi, smaltimento illecito dei medesimi rifiuti e falso materiale operato nei formulari di identificazione dei rifiuti.
Secondo quanto emerge dalla relazione del prefetto di Reggio Calabria, sono sintomatici di una gestione scarsamente oculata e rispettosa della cosa pubblica i costi, elevatissimi e non assoggettati ad alcuna forma di controllo, sostenuti dall'ente per l'approvvigionamento del carburante e per la manutenzione dei beni comunali, tra cui figurano quelli relativi alla riparazione dell'auto-compattatore di cui si e' riferito in precedenza.
L'assoluta mancanza dei controlli ha caratterizzato anche il settore urbanistico, concretizzando lo sviamento della gestione del comune dai binari dell'efficienza e della terzieta', che ha favorito una diffusa illegalita', a tutto vantaggio dell'ambiente criminale. Nel periodo 2009-2014 sono stati solo 3 gli interventi di contrasto al fenomeno dell'abusivismo edilizio e 8 i provvedimenti emessi per impedire gli abusi commerciali. Non risultano eseguite le pur scarse 6 ordinanze di demolizione di strutture abusive e sono pendenti circa 1.500 pratiche di condono edilizio.
L'inerzia dell'amministrazione nell'esercizio dell'attivita' di contrasto alle diverse forme di illegalita' ha lasciato ampio spazio di azione alla criminalita' organizzata, che ha potuto perseguire i propri interessi, dilagando sul territorio.
Tale criticita' e' particolarmente avvertita in un intero quartiere comunale, di recente sviluppo, peraltro gravato da vincoli archeologici e paesaggistici, che versa in una situazione di totale illegittimita' urbanistica e risulta privo di opere di urbanizzazione primaria e secondaria. La commissione segnala l'assunzione a dimora, in tale quartiere, di un rilevante numero di soggetti collegati alle cosche.
La compromissione dell'azione amministrativa trova anche conferma nella gestione dei beni confiscati alla criminalita' organizzata che fa registrare una pressoche' assoluta inerzia dell'ente, il quale, nonostante i reiterati solleciti dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla mafia e della prefettura di Reggio Calabria, non e' stato in grado di destinare a scopi sociali la quasi totalita' delle strutture assegnate, consistenti in due locali, un fabbricato e un appartamento. La commissione rileva come solo quest'ultimo bene sia stato concesso in comodato d'uso gratuito ad un'associazione, per essere adibito a centro di aggregazione sociale, mentre nessuna iniziativa e' stata adottata per la definitiva devoluzione degli altri manufatti.
Gravissima, poi, e' la circostanza che uno dei menzionati beni, a distanza di oltre quattro anni dalla consegna al comune di Bovalino, risulti ancora nella piena disponibilita' della famiglia di un soggetto, in atto detenuto per reati di cui all'art. 416-bis c.p., senza che l'ente abbia avviato la procedura per lo sgombero dei locali.
Il comune non ha disposto i necessari controlli sulle segnalazioni certificate di inizio attivita' (SCIA), omettendo gli accertamenti in ordine ai requisiti soggettivi dei richiedenti, alla documentazione allegata e agli atti tecnici, limitandosi alla ricezione e protocollazione delle istanze pervenute. Del comportamento omissivo dell'ente ha tratto beneficio anche una ditta - il cui titolare e' assiduo frequentatore di persone coinvolte in vicende giudiziarie o legate alla criminalita' organizzata - la quale versa in una posizione debitoria, per evasione dei tributi, nei confronti dell'amministrazione comunale, per cifre considerevoli. L'amministratore dell'impresa e' anche legato da vincoli familiari con soggetti ritenuti organici alla 'ndrangheta.
Tra gli episodi di mala gestio, la commissione d'indagine segnala la concessione di contributi per l'organizzazione di feste e manifestazioni pubbliche, elargiti in spregio alle previsioni del regolamento comunale che disciplina la relativa procedura e dispone l'acquisizione della necessaria rendicontazione. La giunta municipale ha concesso il patrocinio e un contributo ad una iniziativa a carattere culturale riconducibile al consigliere di minoranza in precedenza menzionato, reiteratamente negli anni 2010, 2011, 2012, 2013 in cui ha esercitato la funzione consiliare, prima delle dimissioni intervenute il 30 gennaio 2014. Le spese sostenute dagli organizzatori non sono state rendicontate.
Viene evidenziata la situazione di evidente squilibrio strutturale di bilancio, sia in termini di competenza che di cassa, derivante da una serie di concause, quali l'enorme ammontare di debiti fuori bilancio contratti dall'ente, la mancata adozione di misure di contenimento della spesa pubblica e l'incapacita' di riscuotere le entrate proprie. Quest'ultimo aspetto e' particolarmente preoccupante, atteso che il settore registra una percentuale di evasione superiore al 50% del gettito previsto.
Di particolare interesse ai fini della presente relazione e' la circostanza - emersa nel corso degli accertamenti esperiti in sede di accesso - che, durante la rilevazione delle letture dei contatori del servizio idrico relative agli anni 2009-2012, sono stati individuati diversi utenti allacciati alla rete idrica comunale e non iscritti a ruolo, soprattutto nel quartiere, di cui si e' fatto cenno in precedenza, ove dimorano molti soggetti collegati alle cosche e ove e' stata registrata la percentuale piu' alta di irregolarita'.
Significativo e' anche il fatto che tra gli utenti morosi nel pagamento dei tributi sono compresi molti amministratori dell'ente che dovrebbe, invece, controllare la regolarita' dei versamenti, tra cui si segnalano, fino ad ottobre 2014, per i consumi idrici e la TARSU, il sindaco, il vicesindaco, nonche' alcuni assessori e consiglieri. Inoltre, su 52 dipendenti tenuti al pagamento dei tributi, 19 non hanno mai versato all'ente i canoni derivanti dal consumo dell'acqua, 20 sono in debito di alcune annualita', 4 hanno dichiarato di essere in fitto da altri soggetti intestatari del tributo e solo 9 sono in regola con quanto dovuto.
Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione comunale di Bovalino, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che determinano lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Bovalino (Reggio Calabria), ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 27 marzo 2015
Il Ministro dell'interno: Alfano
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Prefettura di Reggio Calabria Ufficio territoriale del Governo -ORGANO ESECUTIVO DI SICUREZZA-

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