Locride, salvati!

Dom, 25/06/2017 - 13:00
Novecento tonnellate di materiali, che potrebbero causare una vera catastrofe ecologica, giacciono all’interno dell’ex Bp, la famigerata fabbrica “della puzza” di Siderno, che per la Locride intera significa "futuro malato". La manifestazione dell'8 luglio, alle ore 11 presso piazza Municipio a Siderno, rappresenta per noi l'ultima chiamata, una data da considerare come il primo giorno del resto della nostra vita.

“Ciò che si è presentato ai nostri occhi è una situazione al confine con la realtà” – dichiara esterrefatto Arturo Rocca, Presidente dell’Osservatorio Ambientale “Diritto per la vita”. La scorsa settimana, insieme ad Angela Bruna Cardile, dirigente Suolo e Rifiuti ArpaCal e a Franco Martino del Comitato a difesa della salute dei Cittadini di Siderno, ha effettuato un sopralluogo presso la ex Bp di Siderno. “Ci siamo fatti strada tra le sterpaglie mentre venivamo assaliti da un fetore talmente ripugnante da farci vacillare. Alla vista dei fusti, la dottoressa Cardile ha affermato che è impossibile procedere ad analizzare le sostanze, già catalogate come estremamente pericolose, in quanto si corre il rischio che i fusti appena sfiorati possano cedere”.
Novecento tonnellate di materiali, che potrebbero causare una vera catastrofe ecologica, giacciono ancora all’interno dell’ex Bp di Siderno, la famigerata fabbrica “della puzza” che nel lontano 1979 ci fu rifilata da Treviglio, paesino del Bergamasco, che non gradì particolarmente la sua presenza. Siderno, invece, non le stese il tappeto rosso ma poco ci mancò. Sembrerebbe, infatti, che l’allora amministrazione comunale, guidata da Peppino Brugnano non volle o non seppe bloccare la fabbrica chimica. Era stata, infatti, emanata un’ordinanza da un ufficiale di governo in cui si faceva richiesta di apporre i sigilli al manufatto abusivo, ordinanza a cui il sindaco non diede seguito. Questo quanto si legge dai verbali delle sedute di Consiglio comunale del 28 febbraio e 4 aprile 1980, riportati nel 2005 da Riviera a firma di Francesco Caridi, il rappresentante più vero e più convinto della Destra, culturale e politica, a Siderno negli anni ‘80-’90.
Il consigliere Caridi, rivolgendosi al sindaco Brugnano: “Signor Presidente, penso che lei sia stato mal consigliato sui suoi diritti e suoi doveri di sindaco, per il semplice fatto che l’ordinanza, proprio perché fatta da un ufficiale di governo, andava comunque eseguita, apponendo anche i sigilli al manufatto abusivo; e ciò avrebbe impedito che gli operai e i titolari della ditta si introducessero per continuare l’attività. C’è un fatto importante che ho potuto apprendere da un medico: da lui si è presentato un operaio che lavorava abusivamente nella fabbrica (è tutto abusivo presso questa ditta!), con una vasta irritazione alla faccia e a un occhio; l’operaio ha detto che era stata la varechina a casa sua, invece era stato un prodotto chimico che gli era schizzato contro, perché in quella fabbrica non ci stanno nemmeno le piů elementari precauzioni.
Non dobbiamo consentire l’installazione di queste fabbriche chimiche né in zone industriali né in altre parti del territorio comunale. Noi dobbiamo garantire a Siderno uno sviluppo che escluda questo tipo di industria. Lei, signor sindaco, ha dei doveri nei confronti dei cittadini e quindi deve ordinare ai vigili urbani di eseguire immediatamente l’ordinanza, facendo apporre i sigilli al manufatto abusivo. Se non si vuole impedire la continuazione dell’attività di laboratorio, si può certo impedire che il manufatto sia utilizzato per questa attività. Non accettiamo nella zona industriale una fabbrica che non può usufruire di condotte fognarie e di depuratori adeguati allo scarico della lavorazione delle sostanze chimiche (dove si sta riversando? A mare? I prelievi sono stati fatti?). Lei, signor Sindaco, deve bloccare il manufatto abusivo, c’è una legge ben precisa; poi c’è anche la legge sugli scarichi inquinanti, che è molto rigorosa”.
Il Sindaco Brugnano nella seduta successiva: “Ho una relazione dell’Ufficiale sanitario, perché io non posso personalmente, tecnicamente, stabilire se c’è o no inquinamento. Io ho fatto una richiesta all’Ufficiale sanitario per sapere se c’è o no inquinamento. Per quanto riguarda poi l’apposizione dei sigilli, io aspetto che passi lunedě di Pasqua, perché la Giunta nomini un avvocato, cosě che, insieme all’avvocato, possa stabilire con sicurezza che (nonostante il ricorso della ditta, fin che non si pronuncia il TAR) abbia il diritto e la facoltà di sigillare i locali.
[Per quanto riguarda] l’altra considerazione che fa il consigliere Caridi, e cioè che non si vuole questo tipo di industria a Siderno, qui c’entra la volontà politica dell’amministratore, nel senso che per legge, a un certo punto, se questa industria dovesse attraverso accorgimenti tecnici evitare questo fastidio [il cattivo odore], credo che il Sindaco non potrebbe e non avrebbe l’autorità che nasce da una legge per impedire la lavorazione. Si tratta di un fatto squisitamente politico. Finché questo si verifichi, passeranno tanti mesi, per cui ritengo che non sarò piů io a dover risolvere il problema. Saranno i nuovi amministratori di Siderno che ritorneranno sul problema per poter decidere come meglio crederanno. Posso dire quello che posso e che debbo fare oggi, in quanto responsabile dell’attuale Amministrazione; il problema di domani lo risolveranno gli altri che continueranno ad amministrare Siderno
”.
Praticamente ci si affidò con estrema leggerezza alla sorte. La soluzione dei problemi poteva essere rimandata, bellamente. A dare l’autorizzazione definitiva alla fabbrica sarà la giunta socialista-democristiana guidata da Paolo Lanzafame (durante il consiglio comunale del 31 maggio 1983 la maggioranza votò la non chiusura della Bp).
Proseguirono, quindi, le battaglie da parte dell’allora Comitato Ecologico Pantanizzi. Una lotta che richiese anche diverse interrogazioni parlamentari, negli anni ‘80 da parte di Giorgio Nebbia, Stefano Rodotà e Vincenzo Fantò, negli anni ‘90 da parte del roccellese Mimmo Bova.
Stando all’interrogazione del 31 gennaio 1984 di Nebbia, Rodotà e Fantò, la fabbrica produceva cianoguanidina (composto organico che si presenta in cristalli incolori, usati nella preparazione di materie plastiche, come intermedi dell’industria farmaceutica) e comportava per la popolazione di Siderno un fastidioso e nocivo odore attribuito a sostanze mercaptaniche. Inoltre, in seguito a indagini svolte dall’Università della Calabria e dall’Università di Catania, era stato accertato che la fabbrica immettesse nell’atmosfera, oltre ad altri gas, anche metilmercaptano, un gas incolore caratterizzato dall’odore fetido, simile al cavolo marcio.
Di vero e proprio inquinamento ambientale si parlò nell’interrogazione parlamentare del 29 novembre 1994 a firma di Mimmo Bova, in cui si ribadiva che, a causa delle costanti esalazioni e immissioni di gas maleodoranti e tossici, i cittadini di Pantanizzi erano “frequentemente affetti da nausee, vomito, irritazioni, allergie e dunque costretti a vivere in condizioni intollerabili”. Si sottolineava, inoltre, che la situazione era da tempo oggetto di proteste ed esposti alle varie autorità competenti ma non aveva sortito concreti effetti.
A causa della debolezza delle proteste la risoluzione del problema veniva sistematicamente rimandata. E il rinvio a data da destinarsi si è protratto fino ad oggi. I residui velenosi dell’impianto minacciano ancora la città. Novecento tonnellate di rifiuti continuano a immettere nel mare e nel cielo di Siderno e della Locride sostanze chimiche altamente dannose che, si è scoperto oggi, non provocano solo nausea e vomito ma ad esse è quasi sicuramente correlato l’aumento di tumori e leucemie registrato nella zona. In particolare, all’interno dell’ex Bp sono presenti 1400 fusti, 940 fustini e 17 prodotti contenenti 86 sostanze, di cui 21 cancerogene e 37 esplosive e infiammabili. Questi i dati all’indomani della parziale bonifica effettuata nel 2003 dalla ditta RE.AL. Service, intervento che non bastò a evitare i due incendi che si registrarono nel 2005, uno dei quali causò l’intossicazione di sette persone, cinque vigili del fuoco e due poliziotti, e lo sversamento di circa 8.000 litri di una miscela di alcool butilico e isopropilico contenuta in uno dei serbatoi, alcool che, oltre ad essere irritanti, possono provocare danni al sistema nervoso. “Il numero dei fusti da allora è rimasto invariato ma il tonnellaggio è sensibilmente diminuito per effetto delle perdite e dell’evaporazione – ci riferisce Franco Martino. – Molti fusti, infatti, hanno ceduto e presentano il fianco aperto e all’interno vi sono solo tracce delle sostanze contenute in quanto il liquido è evaporato o si è riversato sul suolo”. Oltre a essere cancerogeni e infiammabili, queste sostanze sono teratogeni (nuocciono al feto causando malformazioni congenite), mutageni (provocano mutazioni genetiche) ed ecotossici (causano rischi immediati o differiti per uno o più settori dell’ambiente).
Lo scorso 21 giugno, a seguito della lettera che il sindaco di Siderno, Pietro Fuda, ha inviato a tutti i cittadini, si è tenuto un confronto con le associazioni, le organizzazioni e i commercianti della zona, che si è concluso con un accorato appello ai cittadini sidernesi affinchè l’8 luglio prossimo prendano parte in massa alla manifestazione indispensabile a scongiurare il pericolo di ulteriori casi di “mala salute” a Siderno.
Solo la partecipazione massiccia, nell’ordine delle migliaia, consentirà alla manifestazione di ottenere la giusta risonanza nazionale e indurrà il Ministero dell’ambiente a intervenire accordando una bonifica totale e immediata dell’area. I proverbiali quattro gatti che negli anni passati hanno protestato per garantire a Siderno il diritto alla salute non sortiranno alcun effetto. Serve la mobilitazione di TUTTI i cittadini della Locride. L’8 luglio rappresenta per noi l’ultima chiamata, quella che in passato molti hanno rifiutato infischiandosene di chi sarebbe venuto dopo.
L’8 luglio è una data decisiva per la Locride in cui avremo l’opportunità di cambiare il nostro futuro, una data da considerare come il primo giorno del resto della nostra vita.
La salvezza di questa terra è interamente nelle nostre mani. Le conseguenze drammatiche che potrebbero subire i nostri figli saranno la “punizione” per non aver agito in tempo.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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