... ma le fucilate, sì!

Dom, 17/01/2010 - 00:00

entre a Caulonia e Riace sono finalmente arrivati gli ultimi gruppi di palestinesi dal campo di Al Tanf e Laura Boldrini, la portavoce italiana dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, viene in visita nei paesi della Locride, a Rosarno si è scatenato l’inferno grazie alla mafiosità tollerata di alcuni criminali che non hanno trovato niente di meglio da fare che sparare, per l’ennesima volta, contro i lavoratori stranieri sfruttati nei campi e poi costretti a vivere tra topi e spazzatura. La manifestazione che avrebbe dovuto riabilitare Rosarno come città antirazzista è fallita miseramente, visto che la strumentalizzazione dei 4 o 5 africani presenti, portati in giro come si fa con le statue dei santi durante le processioni, era palese a tutti. Li chiamavano tutti indistintamente Mustafà, come a negare ogni dignità di uomo ma attribuendogliene una di razza. Un giorno brutto e piovoso in cui si è reso visibile a tutti il peggio della Calabria e in cui la rabbia verso il nero, ormai deportato da uno Stato che non poteva garantire alcuna sicurezza dato che il controllo del territorio lo esercitano altre forze, è stata sostituita da quella verso i giornalisti, colpevoli di avere raccontato quello che è accaduto. In una regione abituata all’omertà mafiosa le parole danno fastidio. Ed anche il corteo è stato silenzioso e militarizzato; divieto assoluto di parlare coi cronisti, divieto di esporre striscioni, soprattutto se contro la ’ndrangheta. Roba triste. I manifestanti invece di prendersela coi criminali che hanno sparato scatenando la rivolta, invece di individuare in loro il vero nemico di Rosarno e della civiltà, si sono scagliati contro chi si limita a fare il proprio dovere. L’aria di Rosarno è ancora velenosa e avvelenata. Adesso è arrivato anche Bersani e prossimamente forse anche il Consiglio dei Ministri si riunirà in provincia di Reggio. Passerelle inutili. Se le parole dei tanto vituperati giornalisti e delle organizzazioni umanitarie fossero state ascoltate per tempo, tutto questo non sarebbe accaduto. È inutile piangersi addosso per l’immagine che è stata data della Calabria. Nessuno ci criminalizza. Quello che è passato sui media è tutto vero. Vergogniamoci. Magari, questa volta, non in silenzio.

Autore: 
Giovanni Maiolo
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