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prima pagina > Cronaca > Pallottole a Creazzo
Pallottole a Creazzo
Attentato al Procurtore di Palmi

Una cartuccia di fucile calibro 12 caricata a pallettoni. Qualcuno l’ha lasciata sul parabrezza dell’auto di servizio del procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo. Un gesto compiuto da mani ignote mentre la vettura si trovava parcheggiata nel garage del Cedir. Un fatto di inaudita gravità registrato lunedì mattina. Un chiaro messaggio intimidatorio che è stato scoperto dall’autista di Creazzo, nel momento in cui ha raggiunto il parcheggio interno del centro direzionale, il complesso che ospita il tribunale e gli uffici della procura. Come tutte le mattine, l’autista doveva prendere la vettura blindata, raggiungere l’abitazione del magistrato e accompagnarlo a Palmi. La presenza della cartuccia ha, ovviamente, provocato qualche cambiamento nel programma. È stato necessario, infatti, far intervenire personale della polizia scientifica per eseguire i rilievi. Sono state avviate le indagini su un episodio che presenta profili particolarmente inquietanti. Soprattutto perché si è verificato nel garage del Cedir, lo stesso posto dove nelle scorse settimane si erano registrati i due "messaggi" indirizzati ad altrettanti magistrati della Procura generale di Reggio svitando e allentando i bulloni delle ruote delle loro auto di servizio. Creazzo è procuratore a Palmi dal 26 marzo 2009, proveniente dall’ufficio legislativo del Ministro della Giustizia dove ha lavorato due anni e mezzo. In precedenza era pm alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio e tra le principali inchieste che ha coordinato in quell’incarico, c’è quella sull’omicidio di Francesco Fortugno, il vice presidente del consiglio regionale della Calabria, ucciso a Locri nell’ottobre del 2005. Quanto accaduto lunedì mattina non ha fatto perdere a Creazzo la sua proverbiale serenità: «Sicuramente non mi ha fatto piacere – commenta il magistrato – ma io vado avanti per la mia strada. Sono convinto di aver sempre fatto il mio dovere e sono fermamente intenzionato a continuare a farlo». Da parte sua il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, sottolinea che si tratta dell’ennesimo episodio di intimidazione ai danni di magistrati in riva allo Stretto: «Del resto – ha aggiunto – sono noti l’impegno e i risultati conseguiti da Creazzo nella sua qualità di Procuratore di Palmi. È altrettanto chiaro che sia con il collega Creazzo che con gli altri magistrati di Reggio continueremo a lavorare come abbiamo fatto sino ad ora». A Creazzo sono giunti numerosi messaggi di solidarietà. Tra i primi a manifestare vicinanza al magistrato minacciato è stato il capogruppo del Pdl alla Regione, Luigi Fedele: «L’episodio intimidatorio nei confronti del procuratore capo di Palmi, Giuseppe Creazzo – sostiene Fedele – spinge a nuove riflessioni sulla questione criminalità, vera e propria emergenza della nostra terra. Ma è anche, probabilmente, il segno di come le Istituzioni abbiano imboccato la strada giusta nel contrastare un fenomeno che è la causa prima del mancato sviluppo della nostra regione». Fedele prosegue: «Oggi, più che mai, bisogna essere impegnati ed uniti nella battaglia per la legalità e per la sicurezza per ripristinare, anche in Calabria, una situazione di normalità, affrancando le realtà, soprattutto quelle economiche, dal dominio delle mafie». Il ritrovamento della cartuccia sull’auto del procuratore di Palmi allunga l’elenco delle intimidazioni ai magistrati reggini che dall’inizio dell’anno sono stati ripetutamente nel mirino della criminalità organizzata. Il 3 gennaio c’era stata la bomba contro la procura generale. Un gesto eclatante che aveva provocato la reazione dello Stato. A Reggio erano arrivati i ministri Maroni ed Alfano e dopo qualche giorno era giunto anche il Presidente Giorgio Napolitano. E mentre era in corso la visita del Capo dello Stato c’era stato il ritrovamento, a poche centinaia di metri dal percorso presidenziale, di un’auto con dentro fucili, pistole e due ordigni rudimentali collegati ad una miccia. Il 25 gennaio il nuovo capitolo della strategia delle intimidazioni con la busta indirizzata al sostituto della Dda Giuseppe Lombardo contenente un messaggio di morte e una cartuccia caricata a pallettoni. La catena si era ulteriormente allungata il 7 marzo quanto una busta con dentro un proiettile di pistola calibro 9 era stata recapitata a d Antonio De Bernardo, altro magistrato della distrettuale. Il 18 maggio la nuova intimidazione a Lombardo e nove giorni dopo era toccato al procuratore Giuseppe Pignatone ricevere una lettera contenente un proiettile di pistola calibro 7,65. Quasi non bastasse, la cronaca degli ultimi mesi ha registrato gli episodi di sabotaggio delle auto del procuratore generale Salvatore Di Landro e del sostituto Adriana Fimiani.

(21.07.2010)
Redazione