Nell’arretratezza della Calabria, forse l’aspetto più drammatico è quello del politico che predica bene, strilla trasformazioni e inversioni di tendenza per poi svanire nel nulla. La data della scomparsa dall’impegno politico a favore della Calabria di Santo Versace è a noi sconosciuta, potrebbe coincidere forse con la chiusura di quei seggi reggini che il 13 e 14 aprile di due anni fa, grazie a una candidatura calata da Arcore, lo vestirono da parlamentare. Nonostante la sua appartenenza per pochi mesi alla “famiglia Loiero” nel ruolo di superconsulente, non retribuito, di una regione tempestata da incapacità, i vertici del Popolo della Libertà diedero fiducia a un uomo di spessore, proveniente da una famiglia di grandi tradizioni imprenditoriali e di inimitabile creatività. Lui rispose di sì alla prima chiamata. Missionario o acrobata? La giravolta c’è stata. Un doppio salto mortale caratterizzatosi per la poca coerenza. Ma un acrobata è niente al confronto di un’illusionista. Con i prestigiatori il prezzo dello spettacolo si paga caro. E i calabresi, che in quella tornata pensarono, come del resto nell’ultime elezioni regionali, di aver scelto il circo giusto, non hanno avuto modo di apprezzare dal vivo né l’acrobata, né, soprattutto, il prestigiatore: il politico delle stelle che parlava di altri orizzonti, di ultime fermate e di capolinea. Un desaparecido, come e quanto quei politici già da lui condannati in campagna elettorale e nelle sagre. Tra paesi e frazioni.