Estate 1992, sono le 19.30 del 13 luglio, davanti all’Ymca il mare è la prova più limpida dell’esistenza di Dio, ci sono voci e profumi di ragazzi e ragazze che stanno esplodendo dalla gioia di vivere. Ogni granello di sabbia è un sogno, un’aspettativa. La scuola è finita, il Liceo lo rivedremo a settembre. Adesso c’è da vivere, da pensare alla luna che ogni mattina farà posto al sole, e tu non te ne vuoi perdere uno di questi abbracci. I pensieri diventano parole, festa, lidi, tra un mese il Roccella Jazz e ancora viaggi e esperienze all’estero. Un confronto continuo tra generazioni. Quell’anno ricordo andammo a Malta con altri amici. Un gruppo di universitari tornava da un viaggio negli States. Poi l’Inter, la Juve e le passioni per tutto. C’era la musica, la politica e le storie d’amore. Era una vita a colori di una generazioni che voleva crescere. Anno dopo anno si è sbiadito ogni tinta forte. Estate 2010, sono le 19.30, sotto gli alberi della Villa di Siderno, nella piazza di Locri, nelle piazze e villette di Reggio Calabria suona la tarantella, un duo fisarmonica e organetto. Poco distante le grida sono aspre e incazzate: “sei, sei…tri mo…sana sana mannaia la……”. Che tristezza. Il folklore, la parte peggiore del folklore, ha spento i sogni dei giovani. Tutti li ad essere pronti quando dovranno confrontarsi con il “compare Cola”.Che posto ingiusto che è la Locride, dove ragazzi appena ventenni giocano a fare i vecchi. Ecco cosa è cambiato, se proprio dobbiamo dirla tutta è cambiato questo, lo spirito della razza giovane, annullato dalle palette per saluto e dai compari per amici, tutto azzerato dalle usanze del tipo che se sei dentro un bar prima tu devi offrire all’amico che entra: “Chi ti pigghjj”. Chi tamarri. Oltre la repressione ci vuole una sterzata nella direzione giusta, ci vorrebbe una ventata di aria nuova, ma forse è tardi, a cinque anni i bambini bestemmiano e non conoscono l’italiano, a 10 anni sanno le regole della murra meglio dell’Ave Maria e a 14 anni suonano il tamburello nelle ville delle città. Cosa volete che facciano a 25 anni, i manager? No a quell’età sono compari con le stellette sulle spalle. Che tristezza. Che malinconia quell’estate del 1992…