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prima pagina > Approfondimenti > Marziale, ”Oggi sono le mamme che giocano a fare le bambine”
Marziale, ”Oggi sono le mamme che giocano a fare le bambine”
Intervista ad Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio per i diritti dei minori

Antonio Marziale, sociologo, giornalista, Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Consulente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e Coordinatore delle Politiche Giovanili presso l’Assessorato Sport e Giovani della Regione Lombardia.
Quale importanza danno oggi i giovani alla dimensione familiare ?
Quella di sempre, anche se le connotazioni sociologiche sono cambiate nel tempo. I giovani continuano a pensare alla famiglia quale luogo di rifugio, di conforto e rigenerazione. A mutare è stato, casomai, l’atteggiamento genitoriale, sempre meno educativo e proteso a divenire “coetaneo” dei figli. C’era una volta la bambina che giocava a fare la mamma, c’è oggi la mamma che gioca a fare la bambina.
Perché sempre più spesso i bambini vengono coinvolti nella crisi della coppia genitoriale? Perché diventano armi di ricatto bilaterali. Ma, è storia di sempre. Nulla di nuovo.
I casi di violenza sui minori che si sono registrati recentemente nella nostra provincia sono legati allo sfruttamento sessuale e alla prostituzione . Perché secondo lei si verificano sempre più spesso questo tipo di violenze ?
Perché c’è una scarsa cultura del rispetto del minore, perché vige nella contemporaneità un elevato livello di depravazione, accentuato dalla diffusione della pornografia di massa e perché nei confronti dei pedofili le leggi esistenti son a dir poco elastiche e dense di giustificazionismi di sorta. In assenza di un’adeguata deterrenza, ogni delinquente è consapevole di poterla fare franca e, pertanto, da fondo ai suoi istinti più bestiali, che fanno presto a tramutarsi in crimine contro l’umanità, qual è la pedofilia.
I ragazzi di strada, il bullismo , il disagio,  la condizione dei minori nomadi sempre più spesso usati per l’accattonaggio. Sono fenomeni di questa società, come arginare questo fenomeno?
Con la cultura del rispetto del minore, da iniettarsi nella sfera cognitiva di ogni soggetto sin dai primi anni di formazione scolastica e con la deterrenza penale, fatta non solo di carcere – che talvolta è controproducente – bensì di pene alternative. Mi sia perdonata la franchezza e la crudezza del linguaggio: ma a chi sfrutta i bambini comminerei la stessa pena: lavori obbligati e durissimi. Ci sono bimbi letteralmente sepolti nella metropolitana a Milano, a Roma, entrano forzatamente nelle stazioni sin dalle prime luci dell’alba ed escono quando il sole è calato, nell’indifferenza di tutti, specialmente di quanti sono preposti a sorvegliare l’ordine pubblico. E’ una vergogna disumana, che si ripropone anche nei nostri paesi.
 Quanto incide sul minore il fatto di crescere in una famiglia con la mentalità mafiosa? Moltissimo. Il capitale culturale, che la famiglia trasferisce al bimbo nei primi anni di vita gioca un ruolo fondamentale.
Lei è calabrese, di Taurianova, ed ha sempre avuto un ottimo rapporto con la sua terra d’origine, qual è il suo pensiero sulla situazione generale della nostra Regione?
Continuerò perennemente ad avere con la terra natia un rapporto d’amore viscerale, ma non intravedo nessun segnale di cambiamento reale, se non meramente e illusoriamente mediatico. La Calabria ha bisogno di risposte concrete, non di slogan ad effetto.


(26.07.2010)
Antonio Tassone