Pensare alla salute

Lun, 20/03/2017 - 16:01
Calabrese per caso

Non vorrei sembrare vanamente velleitario nel ricordare una frase che mi sembra molto calzante sull’argomento come quella di Arthur Schopenauer per il quale […] “la salute non è tutto ma senza salute tutto è niente…” […]. Ma credo che riflettere, sempre che non ne abbiamo perso l’abitudine, su un tema del genere sia estremamente importante per due ordini di motivi. Il primo, perché la salute intanto è un diritto, costituzionalmente garantito è vero, ma civilmente dovuto da chi pubblicamente si assume l’impegno di dirigere le comunità e la loro vita. Il secondo, perché la salute è il primo segnale incontrovertibile attraverso il quale si misura e valuta la qualità della vita. Se non abbiamo chiare queste due premesse ogni intenzione o discussione sull’argomento si trasforma in una retorica di circostanza le cui conseguenze a volte si pagano a prezzi molto alti. E’ vero, purtroppo, che il convincimento di una tutela concreta della salute, la possibilità di essere sicuri, certi, di poter trovare le cure necessarie e assicurarsi una tranquillità si perde man mano che ci si approssima nelle corsie di molti ospedali o nella confusione della gestione dei servizi che fanno capo alle strutture ospedaliere. Ed è altrettanto giusto che la politica si occupi della sanità. Tuttavia ancora una volta ciò che non è comprensibile è il gioco politico delle nomine, delle cariche, il decidere come, dove, quando e a spese di chi razionalizzare servizi che, spesso, non sono razionalizzati ma resi vittime o di una sovrapposizione o di un taglio netto senza offrire vie di mezzo che siano compatibili con una copertura adeguata dei reparti e dei posti letto per ogni specialità, emergenza compresa. La salute è lo specchio della qualità della vita. E se così, è perché ne siamo convinti, è altrettanto vero allora che un’incertezza su come organizzare e offrire tale servizio si trasforma in un danno che si ripercuote su ogni espressione della vita quotidiana. Sulle nostre insicurezze che si risolvono in ansia quando si tratta di dover decidere della vita di un nostro caro. Pensare alla salute significa pensare a come rendere più efficiente la capacità dell’offerta sanitaria pubblica distribuendone le capacità e le risorse, puntando alla periferizzazione delle medicine d’urgenza. In questo modo, si assicurerebbe una prestazione immediata con strutture d’emergenza che potrebbero disporre di maggiori risorse concentrandole soprattutto sulle professionalità. Certo, per fare questo ci vogliono idee, piani sanitari realistici, programmi dotati di priorità nella distribuzione dell’offerta sanitaria e dei presidi ospedalieri. Ci vuole il coraggio di decidere come impiegare le risorse finanziarie, come evitare trasferimenti inutili per impossibilità di disporre di posti letto in reparti privi di strumentazioni efficaci e idonee alla diagnostica. Ci vuole l’onestà di capire che ciò che si chiede nelle periferie della locride è una Medicina d’Urgenza capace di trattare emergenze, di salvare la vita, cosciente di dover rinunciare a una proliferazione di pari, identiche offerte, che depauperano le risorse finanziarie e rassegnano le Aziende Ospedaliere più piccole ad essere destinate a dimostrarsi inadeguate nell’emergenza. La sanità è un valore. Un valore che va difeso contro interessi di parte o individuali, perché l’abbattimento del senso di legalità nelle strutture sanitarie, come in tutta la pubblica amministrazione, diventa un pericolo perché non vi sono zone franche nel mondo dell’illegalità. E’ un valore che va difeso nella sua migliore espressione, rispettando chi chiede di essere curato e chi crede che la propria vita valga ancora qualcosa.

Autore: 
Giuseppe Romeo
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