Quel pregiudizio che uccide…

Dom, 26/05/2019 - 11:20

La Calabria è rimasta intrappolata in una rete fatta di pregiudizio e volontà di asservimento. A tessere l’ordito non sono le avide mani della criminalità organizzata, ma quelle materne di uno Stato dinanzi al quale tutti i cittadini dovrebbero essere uguali. Questo inquietante disegno, scorto da tempo da intellettuali e politici meridionalisti, si è palesato in tutta la sua crudele evidenza in due eventi che, questa settimana, hanno avuto come minimo comune denominatore il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio.
Proprio Oliverio, infatti, è stato protagonista a Roma, in Commissione Sanità, di un accorato intervento in cui, con voce tremante per la rabbia, ha spiegato diffusamente le ragioni per cui il Decreto Calabria, varato dal Governo il 18 aprile durante un Consiglio dei Ministri straordinario svoltosi a Reggio, sarebbe anticostituzionale. Con la scusa di salvarci, infatti, la norma fortemente invocata dal Ministro alla Salute Giulia Grillo ci starebbe in realtà spingendo dal baratro sul bordo del quale ciondoliamo pericolosamente da ormai troppi anni.
Questo, spiega chiaramente il governatore della Calabria, perché «nel decreto non c’è un euro destinato all’assunzione di provvedimenti che risolvano gli atavici problemi della sanità calabrese» ma solo «somme (790mila €) destinate all’aumento delle indennità e dei rimborsi dei nuovi commissari con la motivazione, assolutamente inaccettabile, “che sia massimamente auspicabile che i soggetti scelti per l’incarico commissariale provengano al di fuori del contesto professionale e ambientale della Regione”. Una motivazione inaccettabile non perché queste figure apicali debbano per forza essere della regione, ma perché non si può accettare di catalogare dei professionisti come incompetenti o carichi di rognosa criminalità».
Una motivazione, prosegue Oliverio, resa ancora più grave e odiosa dal fatto che venga riportata in un atto ufficiale prodotto dal Parlamento della Repubblica italiana, di cui la Regione Calabria, fino a prova contraria, continua a fare parte. Il governatore, dopo aver sottolineato come, nel corso dei dieci anni di commissariamento le competenze dei commissari alla sanità siano passate da quelle racchiuse nei 12 punti dell’incarico a Scopelliti a quelle espresse nei ben 23 punti affidati a Cotticelli, ha denunciato che il Decreto Calabria non si pone il problema di come fare fronte alla carenza di oltre 1.400 medici di cui il sistema sanitario regionale soffre anche a causa di un blocco del turnover che dura da otto anni e destinata a peggiorare con l’ondata di pensionamenti determinato dell’entrata in vigore di “Quota 100”.
Anche per quanto riguarda la nomina dei Direttori Generali il Ministero non fa che creare confusione: nonostante, infatti, sarebbe compito delle regioni scegliere i DG che, nell’ambito dell’albo nazionale, si rendono disponibili a prestare servizio presso il loro territorio, il Decreto Calabria revoca le procedure già avviate per dare facoltà al Ministero di selezionare i Direttori Generali di suo gradimento, anche se non sono inseriti nell’albo nazionale. Un provvedimento assurdo, che toglie potere decisionale agli enti locali per adottare un esercizio autocratico del potere governativo. Siamo dinanzi, ha proseguito Oliverio, all’affermazione di pieni poteri da parte della Stato non per esercitare, come sarebbe corretto, una funzione di accompagnamento e controllo dinanzi all’assunzione di responsabilità da parte della Regione, ma, con la scusa di una presenza permeante della criminalità organizzata nelle Aziende Sanitarie, («negli ultimi dieci anni gestite da situazioni commissariali concertate con il Ministero degli Interni», sottolinea Oliverio), per creare un precedente pericoloso.
Il passaggio di competenze dalle regioni allo Stato proprio in un periodo in cui si discute di autonomia differenziata, infatti, potrebbe trasformarsi nel chiavistello con il quale aprire varchi nelle norme che regolano l’esperienza regionalista: una tacita volontà di mettere fine alla normativa che oggi colpisce la nostra regione, ma che potrebbe presto (e con qualunque scusa), essere inflitta anche ad altri territori della nostra Nazione.
Sempre Oliverio, poi, è stato questa settimana al centro della cronaca giudiziaria per la pubblicazione delle motivazioni relative alla sua assoluzione con formula piena nell’ambito dell’inchiesta “Lande Desolate”. L’impianto accusatorio messo in piedi dal Procuratore Nicola Gratteri, con il quale al Presidente della Regione era stato imposto il 17 dicembre l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore con l’accusa di abuso d’ufficio e corruzione, era stato infatti definitivamente smontato dalla Suprema Corte di Cassazione alla fine di marzo perché il ricorso di Oliverio sarebbe “fondato sia con riferimento alle censure che attengono alla gravità indiziaria e sia con riguardo a quelle che investono la valutazione delle esigenze cautelari”. Nel documento, destinato a diventare storico per la stigmatizzazione dell’impostazione data all’indagine dalla Procura, si legge infatti che l’impianto accusatorio si fonderebbe su intercettazioni telefoniche che, a un’attenta analisi, dimostrerebbero platealmente come il Presidente fosse ignaro alle vicende imputategli e che, pertanto, l’intera indagine si sarebbe basata su un “chiaro pregiudizio accusatorio” che avrebbe prodotto “l’acritica unilateralità della lettura di tale vicenda”. Una bocciatura solenne resa, secondo gli avvocati del governatore, ancora più imbarazzante dal cambio di rotta in corsa dell’impostazione accusatoria che, senza aspettare le motivazioni della Suprema Corte ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Una situazione che sembra purtroppo confermare le tesi di chi, da anni, sostiene che lo spauracchio della criminalità organizzata, nella nostra terra, faccia esprimere giudizi affrettati anche alla magistratura, e che crea un’evidente tensione tra i differenti organi giudiziari di uno stesso Stato che sempre più dimostra di contraddirsi nell’esercizio delle proprie funzioni.
Due casi differenti che dimostrano allo stesso modo quale sia l’atteggiamento del governo nei confronti della nostra Regione e che dimostrano una volta per tutte che le condizioni in cui ci troviamo non sono imputabili (solo) a noi…

Autore: 
Jacopo Giuca
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