Rischio sismico: l’approccio dev’essere anche di tipo culturale

Dom, 27/08/2017 - 16:10

All’indomani di ogni terremoto e specie sul web, si moltiplicano i commenti, le denunce, le accuse e anche le ricette salvifiche; è successo l’anno scorso dopo il terremoto dell’Umbria e sta succedendo in queste ore dopo le scosse di Ischia.
Su questi argomenti, a mio avviso, non è consentito alcun tipo di speculazione e strumentalizzazione, specie di carattere politico, ma sono necessarie invece alcune verità, non tanto e non solo per trovare e denunciare responsabilità pregresse… che ci sono e sono tante... ma per fare in modo che in futuro non si commettano gli stessi errori.
Vi è da dire innanzitutto che sul rischio sismico la politica ha fallito... tutta la politica.
La cosa preoccupante è che a fallire non è stata solo la politica; hanno sbagliato spesso i professionisti, gli Enti territoriali , gli organi di controllo che dovevano vigilare, e non sempre in buona fede.
Se a Reggio Calabria… ma è solo un esempio… si è costruito negli anni sugli alvei delle fiumare, qualcuno avrà progettato quelle case, qualcuno avrà dato le autorizzazioni o, ancora peggio, qualcuno avrà sanato quelle oscenità.
Se una percentuale altissima degli edifici scolastici della Regione Calabria non è sicura riguardo il rischio sismico, ci saranno stati certamente errori di programmazione degli interventi nel tempo.
Se all’indomani del terremoto del 1908 il centro della città di Reggio Calabria è stato ricostruito in modo esemplare e intelligente, con adeguati criteri di sicurezza riguardo vie di fuga e piani di evacuazione, mentre adesso le periferie, a distanza di un secolo, presentano condizioni di rischio allarmanti, cosa fare? Occorre soltanto prendere atto di ciò, cercare di porre rimedio e farlo in fretta, al fine di limitare danni probabilmente devastanti. A nulla servono gli infingimenti e le sottovalutazioni.
Se tantissimi Piani di Protezione Civile comunali sono stati fatti e continuano a essere fatti con il copia e incolla, senza essere calati nella realtà dei luoghi e senza condividerli con i residenti, che saranno i fruitori. Ci saranno stati certamente negli anni gravissime distorsioni e incapacità da parte di chi li ha redatti, m anche superficialità da parte di chi li ha approvati e adottati… da oggi in poi questo non dev’essere piu consentito.
In riferimento al patrimonio edilizio privato, in molti casi vi è stata una sottovalutazione sia da parte dei proprietari che dei progettisti e dei costruttori.
Ha ragione, a tal proposito Michele Serra che su Repubblica pochi giorni addietro ha scritto testualmente: “L’idea che l’abusivismo sia frutto della povertà è una truffa ideologica. Esso è frutto, bensì, dell’illegalità, dell’imprevidenza e dell’ignoranza”.
All’imprevidenza, all’ignoranza e, in alcuni casi all’illegalità è mancata spesso la risposta della competenza e della serietà dei professionisti, oltre al controllo degli organi preposti. Sono questi concetti banali, ma occorre ribadirli e tenerli ben presenti.
A questo punto, però, non servono grandi proclami, non servono grandi progetti Serve solo un po’ di buon senso, serve un serio lavoro di monitoraggio (fatto in tempi brevissimi) e una seria programmazione degli inteventi, partendo dalle effettive necessità e priorità.
A dire il vero, lascia basiti la recente ripartizione dei fondi regionali per gli interventi di adeguamento sismico sugli edifici scolastici, a meno che non si voglia far credere che quelli che lavorano nei Comuni della Provincia di Cosenza siano tutti scienziati e quelli che lavorano a Reggio Calabria tutti incapaci.
Per ragioni professionali ho potuto constatare i gravissimi problemi che da molti anni presentano le scuole della Locride in riferimento al rischio sismico; negli anni si è fatto pochissimo… colpa di chi non ha saputo presentare le richieste di finanziamento? Colpa di chi non le ha concesse? Guai a pensare che anche qui la politica abbia agito in modo superficiale e senza tenere conto delle reali necessità eurgenze.
Non depongono certamente a favore di chi ha stabilito i recentissimi finanziamenti alcune esclusioni eccellenti; mi riferisco a Comuni della Locride che hanno dovuto chiudere edifici scolastici e allocare temporaneamente in altre strutture comunali le attività didattiche.
A questo punto che fare? Risulta banale parlare di prevenzione, della necessità di trovarsi preparati dopo ogni evento calamitoso la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e gli addetti ai soccorsi dimostrano, come lo stanno facendo a Ischia in queste ore, la loro grande capacità e professionalità.
La scommessa adesso è limitare i danni in caso di sismi importanti, con la consapevolezza che il nostro è un Paese “ballerino” e, che specie in alcune Regioni, in Calabria in primis, con il terremoto bisogna conviverci, ma nello stesso tempo occorre fare in modo che una scossa di magnitudo 3,6 non debba e non possa piu fare vittime.
Spesso non è il terremoto a uccidere, ma sono le case fatte male… si è sentita spesso in questi giorni questa frase, forse banale,certamente cruda, ma vera.
Quello che serve adesso è prendere coscienza che il rischio sismico, cosi come il dissesto idrogeologico, devono diventare una priorita’ assoluta dell’agenda politica ai vari livelli e che l’interlocuzione tra Governo ed Enti periferici dev’essere continua.
Occorre capire che dotarsi di strumenti tecnici , supportati a livello economico, per affrontare la complessa questione del rischio sismico non è piu’ procrastinabile.
I fondi necessari si trovano, l’Europa può e deve dare una mano al nostro Paese, ma perche cio’ accada è necessario che vi sia consapevolezza e competenza: consapevolezza riguardo gli errori commessi per non commetterne altri e competenza nel cercare di affrontarli e risolverli , ma soprattutto nel programmare il futuro assetto del territorio.
Occorre partire con l’adeguamento degli edifici pubblici e studiare agevolazioni fiscali e aiuti ai privati che intendono adeguare le proprie abitazioni.
Occorre, per esempio, prevedere in ogni Comune la presenza di un geologo, una figura professionale spesso trascurata, la sola in grado di dare elementi conoscitivi propedeutici eutilissimi a una corretta progettazione. Ben venga poi il libretto dell’edificio, ben venga l’utilizzo delle nuove tecnologie, ben venga il certificato di stabilità obbligatorio, ma è importante capire che il problema è anche qui di carattere culturale e pragmatico.
Alcune cose si possono fare subito: innanzitutto una veloce analisi dei costi, in relazione allo sviluppo che si intende dare ai territori.
La politica non può ovviamente prevedere di recuperare e investire in modo massiccio sul patrimonio edilizio (anche perchè pare siano ben 2 milioni le abitazioni a rischio); deve farlo aiutandosi con strumenti di pianificazione e tenendo conto delle risorse disponibili.
Può, però, incentivare il sisma bonus, attraverso la costituzione di gruppi di lavoro in grado di progettare interventi di adeguamento sismico e recupero energetico degli edifici privati.
Tutto questo deve chiaramente stare all’interno di un grande progetto di valorizzazione urbana, che preveda, oltre alla ristrutturazione degli edifici all’interno dei centri storici, anche la demolizione dei fabbricati pericolanti, senza demonizzare le demolizioni se queste sono necessarie, con la creazione di spazi pubblici all’interno di tessuti urbani troppo deboli e di scarsa qualità architettonica.
Il recupero intelligente dell’immenso patrimonio esistente, attraverso l’adeguamento sismico, insieme all’attuazione dei due concetti, ormai metabolizzati, del “consumo di suolo zero” e del “rammendo delle periferie”, garantirà, oltre ad adeguati livelli di sicurezza, un costante presidio del territorio, a creare condizioni e opportunità di sviluppo legate alla valorizzazione delle risorse del territorio stesso.

Autore: 
Antonio Crinò
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