Rose & Lavoro

Lun, 23/02/2009 - 00:00

San Valentino è passato. Per fortuna. Che noia queste feste commerciali che ci ossessionano per tutto l’anno, con i loro obblighi, i sorrisi forzati, le spese, le telefonate, i mal di testa che si portano dietro. San Valentino poi, non ha niente di speciale, nessuno charme, nessuna aura di magia, nessun senso di vera festa. Eppure, in questo mondo che si regge sul consumo e non sulla produzione (come Daniel Bell ha avuto modo di rilevare e Zygmunt Bauman di approfondire), pare che queste spese che siamo costretti a fare nel giorno degli innamorati, degli zii, dei bis-nipoti, siano di una certa rilevanza per la sopravvivenza dell’economia. Quindi mettiamoci l’anima in pace e cacciamo fuori il portafogli. Un regalo inusuale per degli innamorati inusuali, potrebbe essere un libro; e sarebbe ancora più inusuale se questo libro fosse Rose & lavoro. Dal Kenya all’Italia, l’incredibile viaggio dei fiori, di Pietro Raitano e Cristiano Calvi, edizioni Altreconomia. Un libro in cui ci vengono raccontate le molte cose che si celano dietro un comune mazzo di rose rosse. Le multinazionali olandesi insediano nei paesi del Terzo Mondo, infinite distese di serre non riscaldate per la coltivazione di rose ed altre piante. Lo sfruttamento del lavoro nei paesi sottosviluppati, come Kenya, Colombia, Venezuela, è alla base della produzione delle rose da taglio vendute nel periodo invernale. In particolare le donne sono la categoria più svantaggiata, e le molestie e gli stupri da parte dei caposquadra sono all’ordine del giorno. Le serre vengono periodicamente irrorate con pesticidi, ma i tempi di areazione non vengono mai rispettati, cosicché la maggior parte dei lavoratori finisce col contrarre prima o poi delle gravi malattie polmonari per le quali non hanno diritto di ricevere nessuna cura. I pesticidi finiscono nei laghi e nei fiumi, inquinando pesantemente la falda acquifera. A Naivasha, in Kenya, dove c’è un lago enorme vicino al quale vivono molti animali selvatici, la Sher Agency, la più grande multinazionale mondiale produttrice di fiori da taglio, ha usato l’acqua del lago per annaffiare le piantagioni, causando un abbassamento della superficie di diversi metri. In pratica stanno prosciugando un lago che è la sola riserva d’acqua della zona. Il mercato dei fiori da taglio copre anche speculazioni finanziarie che hanno come oggetto il commercio illegale di diamanti e il traffico d’armi, che alimentano guerre locali fratricide. Naturalmente non criminalizziamoci: nel nostro mondo anche soffiarsi il naso implica lo sfruttamento di qualcosa o di qualcuno. Però -magari- la prossima volta che andate a comprare delle rose, chiedete almeno che siano di produzione locale (tra l’altro dureranno anche di più).

Autore: 
Lidia Zitara
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