Rumeni Romani

Dom, 31/01/2010 - 00:00

Da quanto tempo non passo una giornata sulla neve? Anni, molti. Forse da quando abitavo in Lombardia. E allora perché non approfittare della domenica e andarci, visto che siamo vicini al Terminillo, 2.216 metri sul livello del mare? Semplice, perché non ho nulla da mettere. Ma Alex corre in mio soccorso e mi presta scarponi e tuta. Fantastico. Puntiamo la sveglia, domattina si va. La giornata è perfetta, il cielo limpido ci dona un sole magnifico. Mentre il bus arranca lentamente per i tornanti e il paesaggio diventa sempre più bianco laggiù in fondo vedo il mare. Poi mi viene in mente che a Rieti il mare non c’è e guardo meglio. È solo la mia immaginazione. Realizzo di essere ormai talmente locrideo da essere così abituato al mare da vederlo dovunque. Da noi, anche in montagna, se guardi dalla parte giusta puoi sorridere allo Ionio. Mentre mangio i cornettini con la Nutella che ci siamo portati mi torna alla mente una conversazione avuta anni fa con una mia amica che ora è andata a vivere a Perugia, Graziella.
* Quando sono lontana dalla Calabria – mi disse – mi manca il mare. Mi ritrovo a guardarmi intorno cercandolo. Siamo talmente abituati ad avere sempre quella di via di fuga per lo sguardo! Mi sembrò una cosa abbastanza assurda. Ora che il tempo è passato e sono diventato un po’ più calabrese invece vivo anche io la stessa cosa. Chissà come fa ora Graziella a Perugia, senza il mare… Finalmente arriviamo ed Elisa, coi suoi mille vizi, ha subito bisogno di un caffè. Poi si va. Snowboard? Ehm… qualcosa di più facile? Sci? Mai fatto… Non resta che lo slittino. La navetta ci porta alle piste e andiamo a noleggiare i nostri mezzi ma sono esauriti! Tragedia! Mentre meditiamo sul da farsi un uomo ne restituisce uno, è rotto e non scivola bene. Ecchissenefrega, lo prendiamo noi. Uno in due. Elisa riesce anche a farcelo pagare la metà. Cominciamo a lanciarci insieme e mi sento come un bambino in un parco giochi. Si risale a fatica e ci si lancia, col vento in faccia e anche con la neve sollevata da piedini di Elisa che teme la velocità e vuole sempre frenare. Dopo un salto ad alta velocità prendo pure una botta terribile all’osso sacro (le imprecazioni seguenti lo rendono meno sacro), Elisa alla schiena. Dolori che valgono il biglietto. Ma in tutto questo si fa ora di pranzo e il gran movimento ci ha messo un certo appetito. C’è una tavola calda ma veniamo attratti dall’odore di carne arrostita. Dei tizi hanno piazzato un barbecue sulla neve e ci buttano sopra carne a palate. Elisa non resiste alla voglia e con la sua faccia tosta va a chiedere se ci vendono un paio di salsicce.
* Ma non ce n’è bisogno, mangiate con noi! Non sono italiani, ma rumeni e gli scrocchiamo il pranzo. Col culo dolorante mi siedo sulla neve, avvolto dal fumo che sale dal barbecue e circondato dalle loro auto parcheggiate intorno che mandano a palla le musiche del loro paese inframmezzate da qualche hit americana. Ci danno la polenta, il pane e le salsicce. Salsicce rumene, ci dicono, a qualcuno di loro le hanno spedite i genitori dalla Romania. Il sapore è particolare, non riusciamo a capire in cosa differiscono da quelle a cui siamo abituati ma lo stesso le divoriamo. Poi ci danno un pomodoro rumeno in salamoia. Straordinariamente delizioso. Arriva qualche altra salsiccia e poi anche l’anguria rumena. In salamoia pure questa. Ma mooolto meno deliziosa. Il tutto mandando giù vino rumeno messo a bollire con lo zucchero e con dentro una polverina che forse è cannella e che lo rende buonissimo. Il vino va giù troppo bene e al primo giramento di testa capiamo che bisogna darsi una calmata. Ma inevitabile, dopo un dolce dal sapore indefinibile, arriva anche la grappa rumena fatta in casa. Fortissima. Ma è il caso di declinare, abbiamo ancora un pomeriggio di divertimento e non vogliamo essere messi ko dall’alcool. Le chiacchiere fatte nel frattempo fanno emergere la fierezza per la genuinità dei loro cibi e la nostalgia per la Romania. Mi sembra di stare tra calabresi, sempre pronti a menarsela su quanto è bella la nostra terra e su quanto è sana la nostra cucina. Fuggo dalla Calabria per respirare aria diversa almeno per qualche giorno e invece mi sento a casa. Questa è sfiga! Tutti in posa per una foto ricordo che non viene bene perché si continua inesorabili ad arrostire carne ed il fumo copre ogni cosa. Dopo i saluti torniamo a lanciarci su un’ex pista di sci con lo slittino che, quando ci sono io alla guida, sembra avere un’attrazione magnetica per i pali di ferro… La sera ci mettiamo a letto sfiniti e, prima di addormentarci, dico ad un’Elisa già per metà nel mondo dei sogni:
* Hai scroccato il pranzo con una naturalezza incredibile. Hai veramente una gran faccia di culo.
* Lo so.
* Ci hanno trattato bene i rumeni, vero?
* Sì.
* E pensare che i media trasmettono l’immagine di un popolo di ladri e violentatori. Mi sa che domenica prossima torno su questo argomento su “Migrazioni”. Magari ci faccio proprio l’editoriale. Le generalizzazioni sono sempre sbagliate, quando riguardano un intero popolo poi…
* Ma che ne sai di chi erano quelli? – biascica la bella addormentata reatina – Sono stati gentili è vero, ma magari, quando hanno sbaraccato dal Terminillo, sono andati a rapinare un paio di ville. Oppure, ubriachi, hanno violentato una donna. Sui giornali del giorno dopo però non c’è nulla di simile. È solo Elisa che quando ha sonno o fame è eccessivamente negativa per cui… W I RUMENI. Ma soprattutto, W LE SALSICCE RUMENE!!!

Autore: 
Giovanni Maiolo
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