Sarà intitolata al professore Pasquino Crupi, la sezione “Calabria” del Polo culturale “Mattia Preti”

Mar, 24/09/2013 - 18:17

Sarà intitolata al professore Pasquino Crupi, la sezione “Calabria” del Polo culturale “Mattia Preti” che verrà inaugurato a novembre nella sala “Nicholas Green” di Palazzo Campanella, dove troveranno dimora pregevoli libri e pubblicazioni acquistati negli anni dal Consiglio regionale

Lo ha comunicato ufficialmente il presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Talarico all’iniziativa in ricordo dello studioso che amava definirsi “intellettuale in trincea e meridionalista senza conversione”.
Lo scorso mese di agosto moriva a Bova marina Pasquino Crupi. Al cordoglio corale per la sua scomparsa, sia aggiunge ora il rammarico di quanti estimatori ed amici non ebbero modo di stare vicini al più calabrese degli scrittori calabresi nelle ore del commiato.
Un ricordo di Crupi è riecheggiato nella sala “Levato” di Palazzo Campanella.
Crupi fu anche giornalista di prim’ordine, un operatore dell’informazione che non esitava ad insorgere contro la stessa stampa quando sembrava adagiarsi supinamente alle direttive del potere; ed egli insorgeva anche contro il potere che tentava di screditare la stampa per farne uno strumento ai suoi ordini.
Nell’incontro coordinato dal giornalista Mimmo Nunnari, portavoce del presidente del Consiglio regionale sono riecheggiate tante vicende e memorie della nostra storia. Le difficoltà e le speranze dell’Italia postunitaria, le tribolazioni dei più deboli, i patimenti degli emigrati, braccianti, contadini, artigiani, che salivano sui “battelli della morte”, gente povera, analfabeti che, dopo l’America latina, andava verso gli Stati  Uniti: era la fuga dalle campagne, il “sogno americano”.
Nei suoi libri, Crupi accusa duramente gli scrittori nazionali che non si sono mai occupati dell’emigrazione. “E perchè mai – si chiedeva Crupi sferzante – quella classe dirigente e la sua letteratura avrebbero dovuto occuparsi dei lavoratori italiani quando erano all’estero, se non se ne occupavano nemmeno quando erano in Italia?”
Le opere del prof. Crupi – ha detto il Presidente del Consiglio regionale – resteranno un punto di riferimento per la vita sociale e culturale della Calabria. Crupi rimarrà per sempre una delle figure intellettuali di maggior prestigio. Abbiamo avuto modo di apprezzarne lo spessore. Persona positiva, culturalmente attrezzata, il prof. Crupi – ha sottolineato Francesco Talarico – è riuscito a rappresentare la Calabria per quello che realmente è. Il coraggio e la determinazione di meridionalista che ha difeso strenuamente questa nostra regione sono la testimonianza che ora noi vogliamo consegnare alle giovani generazioni. Come ha sempre ribadito Crupi – la questione meridionale era e resta questione sociale contro chi voleva invece derubricarla ad invenzione o peggio a questione criminale”. Nel suo intervento il Governatore Giuseppe Scopelliti ha parlato di un confronto con lo scrittore “maturato nell’ultimo periodo”. Annunciando il progetto di una Fondazione per gli studi meridionalistici, il presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti ha detto: Credo che “il coronamento del percorso ed il successo dell’uomo sia racchiuso nel suo senso di appartenenza al territorio diversamente da molti intellettuali che si sono trincerati in un recinto politico. Egli è stato fedele alla propria storia politica ma fuori dagli schieramenti. Ecco credo che proprio intorno a questa idea dell’appartenenza al territorio abbiamo il dovere – insieme a quanti hanno a cuore  il destino del Meridione e al di là degli steccati – di costruire una battaglia meridionalista”.
La subalternità culturale è sempre il riflesso della sudditanza politica ed economica. Nella sala Levato è stato un susseguirsi di testimonianze. Anche Ilario Amendolia e Rosario Condarcuri, rispettivamente editorialista ed editore de “La riviera” – periodico di cui Crupi fu direttore – e Giuseppe Bombino, Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte hanno confermato l’importanza del ruolo e dell’impegno dello scrittore che fu anche docente nella scuola pubblica, e spese anni della sua esistenza fra i banchi degli istituti superiori. “Un combattente”, “un uomo libero”, “grazie a lui – è stato detto – gli autori e la letteratura calabrese hanno trovato il giusto riscatto nella dimensione nazionale”.
Il prof. Crupi che aveva ancora molte frecce al suo arco, ammoniva: non potrà esserci vero riscatto senza cultura.
Uno degli interrogativi più ricorrenti nell’incontro a Palazzo Campanella, riguardava le opere che lo scrittore avrebbe potuto regalare ancora alla Calabria. Intanto restano ora le sue ferme denunce contro le dissennatezze della classe dirigente dello Stato unitario, cui va imputata la politica di sperequazione a danno del Sud e a favore del Nord del Paese.
Un carico tributario eccessivo e la subordinazione economica furono gli strumenti utilizzati – ripeteva Crupi – per lasciare il Mezzogiorno in una condizione di sottosviluppo. E restano le denunce per l’assedio subito per lungo tempo dalla ragnatela di avventurieri e speculatori che hanno manomesso le risorse pubbliche. Saranno ascoltati il monito e gli appelli di un intellettuale sarcastico e tagliente che amando la Calabria ripeteva spesso: “Forse non sarei diventato scrittore se no fossi nato qui”.
L’ultimo ricordo commosso è toccato al figlio Vincenzo che ha infine voluto ringraziare i vertici della Regione.

Rubrica: 

Notizie correlate