Se i calabresi perdessero la parola la Calabria sarebbe meglio della Florida

Dom, 13/01/2019 - 11:20

Si dice che andare in bici, una volta imparato, non si scorda mai. Per la cronaca, ho letto sulla prestigiosa rivista scientifica Nature che questa credenza popolare è stata confermata da uno studio di neurobiologia. Questa premessa mi serviva per introdurre l’esperienza che ho vissuto questa settimana. Infatti, dopo molti anni, sono tornato ad accompagnare dei turisti, o meglio degli ospiti, a visitare la mia bella terra. Ho avuto la fortuna di poter scegliere la scuola da frequentare, così, mentre quasi tutti i miei amici si sono divisi tra Liceo Classico e Scientifico, io ho frequentato l’istituto tecnico per il turismo ai tempi del grande preside Carmelo Filocamo e della mitica professoressa di geografia Carolina Scordino. Nel mio percorso formativo anomalo, quella scuola mi ha dato molto sotto tutti i punti di vista, ma una delle cose che più mi piacevano era proprio fare la guida turistica. Spiegare la bellezza dei nostri posti, le gesta legate ai monumenti, la storia millenaria della Locride. Che bello che è stato. Poi, negli anni dell’università, ho continuato a fare questo lavoro che mi dava soddisfazioni sia professionali che economiche, perché mi ha permesso di avere sempre una certa indipendenza. Sono stati anni bellissimi, le estati della mia maturità sono legate anche a immagini splendide di queste escursioni. Poi la vita mi ha portato verso una passione più forte, quella della carta stampata, dell’informazione e della comunicazione. Ma anche il turismo è stata una vera passione, passione che nei giorni scorsi ha trovato una nuova occasione per rivivere. Infatti, la settimana scorsa sono stato contattato per contribuire alla realizzazione di un giro turistico che si stava organizzando in Calabria per dei tour operator del Giappone. Così, dopo un lavoro di preparazione, martedì abbiamo ricevuto questo gruppo di ospiti e siamo partiti alla (ri)scoperta della nostra terra. Non vi parlo qui del programma e di quello che abbiamo visitato (lo potete leggere nel comunicato del GAL “Terre Locridee” pubblicato a lato) ma dell'orgoglio di vedere negli occhi freschi di chi non ci conosce lo stupore alla vista di queste bellezze. Voglio parlarvi delle sensazioni che prova chi vede per la prima volta la Locride. Il tour è durato solo due giorni, ma sono stati due giorni intensi vissuti con professionisti del settore, con un elevato tasso di conoscenza della materia e un'evidente conoscenza di molte parti del mondo, per cui aumenta ulteriormente il valore della soddisfazione e del piacere nel vederli apprezzare la nostra terra. Ho sentito gli occhi lucidi nella grotta di Monte Stella, lo stupore generato dalla vista che da Gerace domina tutta la costa, la curiosità nel vedere gli strati degli affreschi della Cattolica di Stilo e la maestosità del castello di Roccella, la varietà delle dominazioni e delle culture che abbiamo avuto. Anche a me, dopo anni che non facevo questi tour, ha colpito la professionalità delle strutture alberghiere, la qualità dei servizi offerti e l’educazione nell’accompagnare i turisti alla scoperta della loro offerta. Oltre questo, tuttavia, ho scoperto anche alcuni limiti che mi hanno fatto comprendere meglio perché questa nostra terra non è mai diventata una vera meta turistica per come dovrebbe, visto che ha tutte le carte in regola per esserlo. La cosa che più mi ha colpito è proprio la mancanza di una mentalità del turismo: l’ospitalità è insita nel nostro DNA, non esiste popolazione più ospitale, la nostra gente è pronta a dare tutto all’ospite, ma la mentalità turistica è altra cosa. La mentalità turistica prevede delle azioni precise, prevede l’assenza totale di lamentela, cosa che invece hanno dovuto sorbirsi questi poveri giapponesi, prevede l’orgoglio della propria storia, il valore dell’identità e soprattutto un’autostima che fa sì che chi viene possa pensare di non essere il salvatore della patria. Forse, come altre volte, giungo alla stessa conclusione: il male della Calabria sono i calabresi. Più passa il tempo, più faccio esperienza e più mi rendo conto che serve purtroppo qualcosa per ovviare a questo problema. Mi viene da dire che, probabilmente, se il 50% dei calabresi fossero senza la parola forse la Calabria sarebbe più visitata della Florida, che in fondo è molto simile a noi ma senza la nostra storia. Ripeto per me stesso che la nostra regione ha il numero maggiore di disoccupati ed è in fondo a tutte le classifiche di sviluppo e di qualità della vita, per cui fa veramente rabbia pensare che cosa si poteva realizzare e invece non è stato fatto. Chi incontra persone che visitano il territorio non deve porre problemi che non interessano, loro vogliono conoscere la nostra storia, la nostra archeologia, non esiste che chi incontra un turista si metta a spiegare che serve la legalità, oppure che la Regione Calabria è lenta nelle pratiche, siamo fuori dal mondo, il turista vuole sorrisi e non lacrime. Mentre finisco di scrivere penso a una frase di John Lennon: “Un sogno sognato da soli è solo un sogno, un sogno sognato assieme è una realtà”. La prendo in prestito come invito a tutti i Calabresi.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
Rubrica: 

Notizie correlate