Tra i due litiganti il calabrese muore

Dom, 20/01/2019 - 11:40

Che il presidente della Regione Mario Oliverio e i Ministri di ogni ordine e grado del “governo del cambiamento” non si stiano molto simpatici è un dato lampante anche solo in virtù del trascorso politico assai differente tra le due parti. Ma quanto accaduto tra domenica e lunedì scorsi ha veramente del surreale, tanto più che, ancora una volta, le beghe politiche di una classe dirigente incapace finiranno inevitabilmente con il pesare sulle spalle di noi poveri cittadini.
Nel fine settimana è infatti giunta voce al Ministro della Salute pentastellato Giulia Grillo che, di lì a poche ore, il consiglio regionale della Calabria si sarebbe riunito per nominare i commissari in luogo dei Direttori Generali in scadenza di tutte le Aziende Sanitarie Locali calabresi. Un compito che in condizioni normali spetterebbe di diritto proprio al Presidente della Regione, ma ugualmente in grado di far andare in escandescenze il Ministro. E tanto è andata in escandescenze, la Grillo, da aver deciso, com’è ormai (pessima) abitudine dei nostri amministratori, di affidare a una diretta Facebook il suo rigurgito di bile e indignazione nei confronti del demonizzato governatore piddino.
Evidentemente convinta che la nostra Repubblica si sia trasformata in una sorta di “dittatura parlamentare”, infatti, la Grillo ha illustrato sommariamente (oltre che imprecisamente) le condizioni drammatiche in cui versa il settore sanitario della nostra regione, dando piena responsabilità dello stato di degrado proprio a Mario Oliverio e all’ex commissario ad acta “in quota PD” Massimo Scura, con lo scopo preciso di far salire il crimine alla vasta e già incazzatissima platea dei social e concludendo che il perseverare del governatore calabrese nella nomina di commissari dei quali non erano ancora nemmeno usciti i nomi sarebbe stato inteso come una vera e propria “dichiarazione di guerra”. La comprovata incapacità amministrativa da parte del Presidente della Regione Calabria è stata infatti considerata dal Ministro sufficiente ad avere la certezza che le nomine che sarebbero state effettuate nella giornata di lunedì avrebbero avviato una volta di più la macchina clientelare della vecchia politica, consegnando l’amministrazione delle ASL più disastrate d’Italia nelle mani di tecnici da considerarsi incapaci a prescindere e poco collaborativi nei confronti dei “suoi” commissari Cotticelli e Schael.
La pubblica gogna alla quale è stato esposto, ovviamente alimentata dai pentastellati locali, non ha intimorito il governatore Oliverio, che ha anzi deciso di continuare per la propria strada riconfermando Raffaele Mauro (unico nome sul quale i nuovi commissari alla sanità avevano effettivamente posto un veto) alla guida dell’ASP di Cosenza e Angela Caligiuri a quella di Vibo Valentia e nominando Achille Gentile commissario della “Annunziata” di Cosenza, Giuseppe Fico all’ASP di Catanzaro, Caterina De Filippo alla “Mater Domini” di Catanzaro, Antonello Graziano all’ASP di Crotone e Vittorio Prejanò al “Riuniti” di Reggio Calabria.
Per il Ministero, come già annunciato, è la fine dei giochi: per quanto riguarda la Grillo, a partire da questa settimana i calabresi dovranno vedersela da soli in materia sanitaria e potranno ringraziare l’arroganza delle istituzioni regionali se si sentiranno abbandonanti a sé stessi. Un po’ come se un pedone (i calabresi) si fidasse di un amico (Oliverio) che gli dice di attraversare la strada nonostante stia arrivando un’auto a folle velocità (il governo) e, dopo essere stato investito, si sentisse dire che può rimanere placidamente ad agonizzare sull’asfalto tenendo bene a mente che, nel caso in cui dovesse morire prima dell’arrivo dei soccorsi che nessuno chiamerà, ci penseranno i suoi figli a ripagare i danni alla macchina.
Questa analogia ci permette di comprendere che, indipendentemente dall’atteggiamento ai confini della realtà della Grillo, che per una stupida ripicca politica intende sfogare la sua frustrazione su cittadini che fino a un momento prima aveva sottolineato essere “non solo calabresi, ma italiani”, anche il comportamento di Oliverio non è esente da colpe. La contesa con il governo, infatti, gli ha completamente fatto perdere di vista l’interesse dei calabresi che gli hanno dato fiducia nel 2014, innalzando un muro che non sarà facile abbattere, prova ne è che, durante la stessa seduta nella quale sono stati nominati i nuovi commissari delle ASP, è stato formalizzato anche il ricorso al TAR avverso alla nomina di Schael. Forse qualcuno dovrebbe avvertire il governatore che, se la vita continua a dargli limoni, sarebbe il caso di mettersi a fare limonate anziché continuare a premerli nel cappuccino perché si sente di gusti più raffinati.
Questa contesa, che il Ministro in verità avrebbe potuto dirimere dando pieni poteri ai suoi commissari ed estromettendo completamente la Regione dalla questione sanitaria, fa sì che l’ultimo baluardo a difesa del diritto alla salute rimangano i sindaci di buona volontà, come quelli della Locride, riunitisi a poche ore dalla querelle per cercare di riprendere le fila della protesta per la funzionalità dell’ospedale di Locri avviata in autunno e tornata attuale alla luce dei fatti drammatici di sabato 12 gennaio. Il decesso di un paziente dopo che per tre ore si era tentato di trasportarlo senza successo in rianimazione a causa degli ascensori guasti, ha infatti turbato molto la nostra comunità, che ha chiesto ancora una volta a gran voce che si adottino soluzioni rapide a una criticità sempre più insostenibile, della quale, oltre ai vari Scopelliti, Oliverio e Scura, cominciano a essere corresponsabili, ci dispiace dirlo, anche i parlamentari attualmente al governo.
L’assemblea dei sindaci di martedì si è conclusa con la decisione di riaprire ancora una volta il tavolo sulla sanità presso la Prefettura di Reggio Calabria e, successivamente, di provare ad avviare un confronto diretto con il nuovo Ministro alla Salute nella speranza che si riveli disponibile almeno con gli amministratori di primo livello.
In caso contrario, infatti, al netto della volontà dichiarata di organizzare una nuova mobilitazione popolare (magari uno sciopero generale) nella data del 2 marzo, potrebbero restare davvero pochissimi santi a cui votarsi per poter uscire da questo pantano e l’ormai tanto popolare “scandalo ascensori all’ospedale di Locri” potrebbe sembrare solo un piccolo intoppo di percorso se paragonato ai nuovi problemi cui sarà necessario fare fronte.

Autore: 
Jacopo Giuca
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