Wile il candidato

Dom, 10/02/2019 - 16:00

Chiunque sia cresciuto in una casa con un televisore o abbia avuto dei figli affezionati ai cartoni animati vintage non può che ricordare con simpatia la figura di Wile E. Coyote, al perenne inseguimento della sua preda, il pennuto non volatile Beep Beep, sorretto da una tenacia indifferente a qualunque frustrazione: un atteggiamento rappresentato con efficacia impareggiabile dalla ricorrente scena dell'inseguimento che continua nel vuoto, quando la pista finisce al margine di un baratro, finché il coyote si rende conto che le sue zampe si aggrappano al nulla e, infine, comincia a cadere.
Non si possono che guardare con la stessa simpatia i tanti che ti chiamano o ti fermano per strada con una importante comunicazione: “Il presidente (o il coordinatore, o il deputato, o il senatore, quasi sempre ignaro) mi vuole candidare alla Regione. Ci sto pensando”. In realtà si sono fatti la domanda da soli, accettando con un ingenuo entusiasmo da bimbo dell'asilo. Molti tra costoro si ripropongono a ogni occasione utile; altri si sentono chiamati per la prima volta, ma in cuor loro non agognano ad altro dai tempi del liceo.
Si convocano riunioni riservate, si spacciano tessere di partito, ci si vanta del proprio pedigree politico, si pubblicano foto sui social media (a volte francamente imbarazzanti): si corre insomma… Verso cosa? Facile: verso lo schianto.
Quasi tutti si autoriconducono a Forza Italia, un partito che dopo le elezioni europee rischia di smobilitare. Inutile dire che secondo costoro Forza Italia, che in Calabria ha “perso meglio” alle ultime politiche, esprimerà il candidato presidente del centro-destra, tre liste, l'80% degli eletti e quindi comincerà da qui la propria irresistibile riscossa nazionale.
Ci sono poi gli autocandidati della Lega: in media gente che farebbe prima a girare direttamente armata di panarello con gli spicci dentro. Se si continua così, quella dell'attuale trasformazione del quadro politico nazionale sarà l'ennesima occasione persa per la Calabria per dare una svolta secca nella selezione della propria classe politica. Idem per i sedicenti candidati 5Stelle.
I candidati in pectore di Fratelli d'Italia, sono una minoranza agguerrita. Sperano che in Calabria si farà un risultato diverso da quello nazionale (4 o 5%), grazie a uno schema degno degli alchimisti della Prima Repubblica: la convergenza tramite il movimento di Fitto con alcuni consiglieri uscenti del centro-sinistra. Ma a comportarsi come Forza Italia si fa la fine di Forza Italia: non sarebbe meglio ricordarsi di essere di destra?
Poi c'è la specie protetta degli investiti direttamente dal presidente per fare parte del listino (che in Calabria non esiste): sono amici d'infanzia di Occhiuto (che ritengono già eletto), non ci pensavano proprio alla politica, ma Mario è andato a trovarli fino a casa per chiedergli di aderire al suo progetto…
Infine i candidati totalmente autoprodotti: non hanno partito, non vantano amicizie, ma si sentono all'altezza. L'autostima è tutto.
Purtroppo, l'ala sinistra in questo momento non ci fornisce altrettanti spunti umoristici: anche i pochi che probabilmente si candideranno sono sovrastati da affanni e paure. E, benché il devastante “effetto Oliverio” prodotto dal paradossale sovrapporsi di un profondo immobilismo con poche discutibilissime scelte ancora non si è dispiegato del tutto, si rimane al coperto.
Per ora tutta questa gente sta correndo nel vuoto con la stessa determinazione di Wile E.. Quando le liste saranno depositate e molti di loro non compariranno o quando ci saranno le elezioni e saranno votati da pochi amici del bar, capiranno e inizierà la caduta: per fortuna da queste cadute ci si rialza, ammaccati come il coyote dei cartoni, ma ci si rialza cercando di capire, si spera, con quanta serietà meriterebbe di essere fatta la politica.

Autore: 
Gog&Magog
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