“Mi candido perché San Luca è stato abbandonato da tutti, partiti in primis”

Dom, 24/03/2019 - 13:00

Quando Bruno Bartolo era un ragazzino a San Luca si avvertiva ancora solido il senso di comunità, un impulso vitale che si faceva forza nello stare insieme. Allora il lavoro, la politica, ogni aspetto della quotidianità erano impregnati di un vibrante senso del “noi”. In questo ambiente vivo e sano Bruno Bartolo è cresciuto e si è formato. Per anni è stato infermiere caposala e per tutto il resto della sua vita “infermiere a domicilio”: accorreva lì dove c’era bisogno di lui, sempre a disposizione in forma gratuita per i suoi concittadini. Dal 1980 al 1984 è stato assessore a San Luca e dal 1990 al 2000 vicesindaco; inoltre, è stato segretario del partito socialista per oltre un ventennio e tra coloro che hanno voluto fortemente la Fondazione Alvaro. Oggi, dopo 6 anni di assenza di un sindaco a San Luca, ha deciso di candidarsi alle prossime amministrative.
Perché ha deciso di candidarsi e perché lo ha fatto adesso e non nelle precedenti tornate elettorali quando c’è stata la possibilità di farlo?
Ho deciso di candidarmi perché in quanto cittadino di San Luca l’ho ritenuto un dovere in un momento in cui San Luca è stato abbandonato da tutti, partiti in primis. Amo il mio paese e sono orgoglioso di appartenere a questa comunità. Se non mi sono proposto prima è perché ho voluto lasciare spazio ai giovani: ho sperato fino all’ultimo che si facessero avanti per energie sane e fresche. Ma evidentemente i nostri giovani saranno rimasti “impauriti” dalla decisione, presa il 17 maggio di sei anni fa dall’allora Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, di sciogliere il consiglio comunale di San Luca una settimana prima delle elezioni, dopo un’intesa campagna elettorale dei due candidati a sindaco che cadde ingiustamente nel vuoto. E tutto questo per una legge che va modificata: non è più sopportabile la leggerezza con cui si procede allo scioglimento di un consiglio comunale dietro l’altro.
Ha messo in conto che, una volta eletto, potrà bastare una parentela scomoda o anche un caffè preso al bar con un pregiudicato perché venga sciolto il consiglio comunale?
Da sindaco continuerò a condurre la vita di sempre, a testa alta e schiena dritta. Non è tollerabile che non ci si senta più liberi di andare al bar, a un matrimonio o a un funerale.
Quali saranno le questioni che affronterà nei primi 30 giorni di mandato?
San Luca ha un santuario mariano tra i più importanti della Calabria, il santuario di Polsi. Non è accettabile che i fedeli non possano recarsi a pregare o a sciogliere un voto a causa della mancanza di una strada. Mi impegnerò subito, qualora verrò eletto, con Calabria Verde, con la Prefettura affinché venga riattivato uno dei percorsi disponibili.
Ma non era stato stanziato un finanziamento per la strada di collegamento al santuario Polsi?
Esatto, ma non si parla più di quel finanziamento. Sarà mio impegno, una volta sindaco, chiedere un immediato incontro al Presidente della Giunta regionale e all’Assessore ai Lavori Pubblici per sapere che fine ha fatto quella pratica.
Altre priorità?
Le infrastrutture, con particolare attenzione alla viabilità rurale. San Luca ha ettari ed ettari di uliveti secolari abbandonati per mancanza di una strada. C’è un profondo disinteresse da parte delle istituzioni nei confronti dei centri interni. Per questo vorrei puntare a un’ “Unione dei comuni della Vallata Bonamico-Careri” affinché i servizi vengano suddivisi: non tutto deve essere appannaggio dei paesi costieri. San Luca in questo momento ha lo sportello del lavoro, ebbene diamo qualcosa a Platì, a Careri, a Benestare… i centri interni vanno aiutati! Mi impegnerò, inoltre, ad avviare un rapporto proficuo con l’Ente Parco Aspromonte. San Luca, dopo Reggio Calabria, è il territorio più vasto della provincia: ha un’estensione di 10.210 ettari.
Altra questione da affrontare con urgenza è, poi, la scuola. Il problema delle scuole a San Luca è un problema che accomuna tutta la Locride: i nostri bambini non usufruiscono delle strumentazioni che invece hanno a disposizione i bambini della scuole di Milano, Torino o Roma. Mi batterò affinché i nostri ragazzi abbiano tutto il necessario a garantire loro il conseguimento degli standard fondamentali di conoscenze e competenze. Nelle nostre scuole va avviato, inoltre, un percorso per far sì che i nostri ragazzi siano orgogliosi delle loro radici, della loro identità che va ricreata dopo anni di bugie e diffamazione. Va smontato il mito del “sanlucoto ‘ndranghetista” e bisogna farlo a partire dai banchi di scuola.
San Luca vanta un pezzo importante del Novecento italiano: in letteratura spicca tra tutti Corrado Alvaro che ha fatto conoscere San Luca al mondo; altra figura di estrema importanza e Padre Stefano De Fiores, un mariologo di fama internazionale, esperto conoscitore della teologia e del culto della Vergine. Partendo da queste due figure si può costruire un valido percorso culturale che cancelli i falsi miti su San Luca?
Qualcosa è già stato fatto, basti pensare alla Fondazione “Corrado Alvaro”. Come ho ribadito più volte, però, Corrado Alvaro non aveva bisogno di una fondazione per essere riconosciuto. Se Alvaro varrà come scrittore, ce lo dirà la storia. L’importante non è che San Luca faccia conoscere Alvaro ma che Alvaro, attraverso le sue opere, mostri la parte migliore di San Luca.
Quando secondo lei San Luca è diventato nell’immaginario collettivo il paese della ‘ndrangheta e non più di Corrado Alvaro?
Per anni San Luca è stato utilizzato come un parafulmine: quando serviva distogliere l’attenzione dai problemi importanti, puntualmente si sollevavano polveroni. Così, in fondo, è successo un po’ in tutta la Locride.
C’è chi le ha già proposto un confronto con gli atri candidati, ci andrà?
Mi confronterò con gli altri candidati una volta che saranno presentate le liste, fino ad allora nessun candidato è ufficiale e non ha senso alcun confronto.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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