Beni confiscati: tromboni, trombette e... trombati

Dom, 07/07/2019 - 11:00

Tra dirette facebook enogastronomiche e tragicomiche, selfie rubati e Consigli dei Ministri disertati, il vicepremier Matteo Salvini ha ritrovato il tempo per la sua vecchia "amata" Calabria. «Sono qui a Limbadi - ha dichiarato martedì scorso - per una consegna importante alla collettività di un bene confiscato al clan Mancuso. Una vittoria della legalità in uno spazio destinato alla cultura, ai ragazzi e dove si studierà perché qui è prevista la nascita dell'università antimafia». N'artra volta?!
Lo stesso bene era stato assegnato nel febbraio 2016 all'associazione Riferimenti di Adriana Musella, e avrebbe dovuto ospitare proprio l'Università antimafia. Oltre due milioni di euro spesi per riammodernare l'immobile e attrezzarlo di ogni ben di Dio. Era tutto pronto ma al di là di qualche passerella politico-istituzionale, l'Università non è mai decollata, mentre l'associazione Riferimenti ha chiuso baracca e burattini dopo che la sua presidente, Adriana Musella, è finita nel mirino della Procura di Reggio Calabria per malversazione e appropriazione indebita dei fondi antimafia. Dopo di lei, nessuno è sembrato interessato ad assumere la gestione dell'immobile. Ma a quanto pare l'ultimo bando, dopo diversi andati deserti, ha incredibilmente un aggiudicatario: si tratta  dell’organizzazione di volontariato “San Benedetto Abate” di Cetraro, guidata da don Ennio Stamile, responsabile regionale di “Libera”. L’ufficializzazione del subentro di Libera è avvenuta a Limbadi proprio lo scorso 2 luglio, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sarà la volta buona o succederà quanto già visto a San Luca con un'altra villa, confiscata in questo caso allo storico boss Antonio Pelle, detto ‘Ntoni Gambazza?
Ripercorriamo brevemente la storia di quello che è conosciuto come "Centro culturale Falcone-Borsellino".
Alla fine degli anni ’90 viene confiscata la villa di Antonio Pelle e affidata al Consorzio "Evoluzione per lo Sviluppo Economico e Sociale del Basso Ionio Reggino". Serviranno più di 200 mila euro per ristrutturarla. Dopo la strage di Duisburg dell’agosto 2007, Rosy Canale, ex paladina antimafia, si unisce alle donne di San Luca per iniziare con loro un percorso possibile contro la mafia e, più precisamente, «per offrire un’alternativa valida alla vita quotidiana fatta di niente», come dichiara lei stessa nel 2009 al Corriere del Mezzogiorno. Il Consorzio "Evoluzione per lo Sviluppo Economico e Sociale del Basso Ionio Reggino" le affida tramite la Prefettura di Reggio Calabria il bene confiscato a ‘Ntoni Gambazza. Qui Rosy, a capo del "Movimento delle donne di San Luca" da lei fondato, e grazie a un contributo ottenuto da Enel Cuore per oltre 160 mila euro, avrebbe dovuto avviare una ludoteca, mai entrata in funzione. Solo una piccola parte del finanziamento, infatti, secondo quanto è emerso dall'inchiesta "Inganno" del 2013, è stata utilizzata per inaugurare la struttura; il resto sarebbe finito nelle tasche della coordinatrice del movimento e speso per acquistare vestiti, mobili per la propria abitazione, una minicar alla figlia e viaggi. Dopo l'inganno di Rosy Canale, l'ex villa rimarrà abbandonata a se stessa. Nel novembre 2016 il comune di San Luca emette un avviso pubblico per l'affidamento in concessione a favore di soggetti privati del "Centro culturale Falcone-Borsellino". Il bene non verrà assegnato ad alcuno. Ferragosto 2018: alla presenza del ministro dell'Interno Matteo Salvini, accolto tra clamori ed entusiasmi, la villa confiscate e risistemata per l’occasione viene affidata alla Fondazione per le opere di religione con lo scopo di diventare l'oratorio parrocchiale e un luogo per iniziative giovanili. Da settembre scorso, inoltre, la villa avrebbe dovuto ospitare il progetto "Amoris Laetitia" per l'integrazione familiare e sociale della disabilità, un progetto che avrebbe visto la collaborazione di diocesi e Comune, che in tre anni, sotto la gestione commissariale, ha percepito un finanziamento di 150 mila euro, assegnato dal Dipartimento per le Pari Opportunità del governo Gentiloni.
Nessun progetto, a distanza di quasi un anno, è stato avviato. San Luca ha visto fallire sotto il suo sguardo ormai svilito l'antimafia con tacco a spillo, l'antimafia di Stato e ora quella in abito talare. Succederà anche a Limbadi?

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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