La gestione dei ponti mostra le due facce della Calabria

Dom, 04/02/2018 - 16:00

A Cosenza, con tutto il rispetto per la città e i suoi abitanti, ci si permette il lusso di costruire un ponte costato fior di quattrini, circa 20 milioni di euro, che, a sentire i più grandi esperti, è inutile, non produce reddito e non genera sviluppo ma anzi, nel tempo, avrà bisogno di manutenzione con conseguente dispersione di risorse. Una cattedrale nel deserto, insomma, una opera pubblica fine a se stessa, presumibilmente, solo per accrescere il consenso politico. Tra l’altro infarcito, il ponte, di mille polemiche perché sembra che parte del finanziamento venga dai fondi GESCAL destinati esclusivamente all’edilizia popolare, di cui a Cosenza c’è davvero bisogno. Addirittura pare che solo per inaugurarlo, con un fantasmagorico spettacolo di luci, danze e colori trasmesso in diretta tv, siano stati spesi circa 120mila euro. Moralmente uno schiaffo alla povertà, un pugno all’intelligenza e in barba alla crisi. Politicamente è una dimostrazione arrogante di spreco di denaro pubblico che chi di competenza, magari la corte dei conti, dovrebbe tenere in seria considerazione. Nella Locride invece, i ponti sulla statale 106, che congiungono interi paesi crollano e nessuno li ripristina più, vedi ponte sul fiume Allaro, con buona pace di intere comunità che rimangono isolate e cittadini, soprattutto automobilisti, che devono convivere con disagi e difficoltà che mettono a dura prova l’intero settore dei trasporti. Qualcuno che non guarda aldilà del suo naso potrà contestare che non c’è un nesso tra le due cose, altri, più furbescamente, non vogliono vederlo. Probabilmente le competenze politiche e tecniche e le responsabilità sono diverse, forse la gente della Locride non è abbastanza determinata nella tutela dei suoi diritti, ma una cosa, però, è certa: A livello istituzionale ed etico è un grande segnale di ingiustizia e disparità sociale, di cui tutti i cittadini dovrebbero prendere coscienza.

Autore: 
Pasquale Aiello
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