La scoperta della grotta di Sant'Ilario non è per niente “eccezionale”

Dom, 14/01/2018 - 18:40

In tutti questi anni l’ha preservata la paura. Quella dei pipistrelli che di giorno vi dormono e di notte vi svolazzano. Quella degli spazi chiusi: l’accesso, almeno fino a 20 anni fa, era di poco più di un metro. La base della grotta, inoltre, è quasi interamente ricoperta d’acqua tanto che necessitano gli stivali da pioggia per visitarla. A tenerla nascosta ha contribuito, infine, una promessa: quella fatta a un anziano, proprietario del terreno su cui sorge la grotta “dei misteri”. Ad essere legato a questa promessa, fatta 30 anni fa, Renato Mollica, vinto dall’amarezza in seguito al clamore mediatico generato da chi, in questi giorni, ha definito la grotta di Sant’Ilario una scoperta “eccezionale”.
Una grotta dei misteri a Sant’Ilario. Ma il mistero era già stato svelato. Lei ne era a conoscenza da 30 anni…
Erano metà anni ‘80 e quasi ventenne, in paese, cominciai a “sentire” parlare qualche vecchietto che mi diceva di questa grotta con il ghiaccio appeso (appurai poi che intendeva le stalattitti). Naturalmente gli anziani credevano fosse una “grotta d’acqua”.
Qualcuno sostiene che la grotta fu scoperta casualmente mentre si scavava per cercare l’acqua: un crollo improvviso l’avrebbe portata alla luce. Le risulta?
Cercare l’acqua e il crollo sono due cose diverse. Mi spiego.
La grotta certo fu (ri)scoperta nel dopoguerra mentre si facevano le prove per cercare i punti di maggior presenza d’acqua in quel territorio.
Il crollo, che in tempi moderni, scoprì l’entrata avvenne quando si effettuarono i lavori per il passaggio della linea del metano attraverso le colline della Locride. Con le vibrazioni per lo scavo una escavatrice sprofondò e aprì un vecchio varco. Anche in quel caso i lavori continuarono senza che fosse segnalato nulla. Per fortuna i lavori di scavo non influirono sulla staticità della grotta perché passarono di lato e non ci furono danni all’interno.
Perché non è mai venuta fuori questa scoperta?
La grotta era ed è in terreno privato ed era nota a pochissime persone in paese. L’anziano proprietario non aveva capito l’importanza del sito e, inoltre, temeva che il terreno su cui sorgeva la grotta potesse essergli sottratto senza neanche averne un ritorno economico. Perciò quando la visitai (non avevo che venti anni alla fine degli anni ‘80) ho dovuto promettere il silenzio.
Nessuno ha mai avvertito la Soprintendenza?
So che la Soprintendenza ora è a conoscenza della grotta e saprà (spero) valorizzarla. Io stesso ho parlato con gli studiosi che in questo ultimo anno l’hanno ispezionata, misurata e studiata e sono convinto che faranno tutto quanto è necessario per la tutela.
Perché, secondo lei, questa storia è stata tirata fuori adesso?
In tempi moderni si cerca di dare notizie “sensazionali.” Si cerca la notorietà disconoscendo modi e tempi. Appena uno si muove tutti si muovono. Se uno sta fermo tutti stanno fermi. Evidentemente appena si è sentito che era in atto uno studio sulla grotta si è scatenata la corsa a chi l’aveva visitata prima.
Solo che per dimostrare una cosa ci vogliono le prove. E le prove dicono che io già alla fine degli anni ‘80 la visitai, la fotografai e la filmai.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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