Locri non merita e non accetta pregiudizi

Sab, 23/02/2019 - 18:20
Dopo le allusioni del pm DDA, Sara Ombra, del Sottosegretario Ministero dell’Interno, Nicola Molteni, il sindaco replica al capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano. All’espressione infelice di Alessandra Dolci: «Cantù come Locri, non sia mai», Calabrese replica: «Magari Cantu’ avesse agito come Locri davanti all’arroganza della ndrangheta».

Sono profondamente indignato e turbato dalle affermazioni accusatorie e discriminatorie nei confronti della città di Locri che giungono, da aule di Tribunali e da convegni pubblici da parte di uomini e donne dello Stato e che rappresentano la legge.
Dopo l’episodio sgradevole che ha visto un pubblico ministero della Dda di Milano, nel pieno delle sue funzioni da rappresentante della legge, sbottare accusando, senza nessuna logica, la città di Locri confrontandola e accostandola a fatti criminosi e violenti che nulla hanno a che fare con le circostanze del caso affrontato nel Tribunale di Como, adesso si legge e si ascolta l’espressione fuori luogo del capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Alessandra Dolci «Cantù come Locri, non sia mai».
Il primo cittadino Giovanni Calabrese non ci sta, e come nei giorni scorsi, aveva replicato al pubblico ministero, Sara Ombra che, durante un processo al Tribunale collegiale di Como, che vedeva nove imputati accusati di aggressioni e minacce con modalità mafiose in centro a Cantù, affermava “Nemmeno a Locri ho visto scene di questo genere”, e dopo aver  invitato a Locri il  sottosegretario dello Stato Molteni che accentuava “Cantù non è come Locri”, adesso, mostrandosi esterrefatto, risponde al capo distrettuale antimafia.
«Facciamo nostre e condividiamo a pieno le parole del capo della direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci sull’importanza di denunciare le illegalità piuttosto che far finta di nulla, come lei stessa ha potuto constatare stia accadendo nella città di Cantù, dove, addirittura, il Comune in processi contro i “rampolli di ndrangheta comasca” non ha voluto costituirsi parte civile. È un messaggio importante il suo- afferma Calabrese- e che deve spronare la comunità e la sensibilità soprattutto dei giovani, ma allo stesso tempo- dice Calabrese- ritengo, fuori luogo e approssimativa, durante la sua argomentazione, l’espressione “Cantù come Locri, non sia mai”, come ad alludere che la città di Locri si piega e tace ad ogni sopruso della ‘ndrangheta. Consapevoli delle criticità, del malaffare presente a Locri come in ogni parte del mondo, smentisco, categoricamente, che Locri, oggi, possa essere, ancora, considerata come luogo di omertà e ‘ndrangheta.
«Si parla- dice Calabrese, rivolgendosi alla dottoressa Dolci- di un processo sociale e di una rivoluzione culturale che in questi anni la città ha assistito, grazie allo Stato e uomini e donne, cittadini di questa Locride, che hanno combattuto ogni illegalità». Il Comune di Locri – ricorda il primo cittadino- sin dalla fine degli anni novanta si è costituito parte civile in tutti i procedimenti giudiziari contro la 'ndrangheta, piaga sociale che ha rovinato l'esistenza dei cittadini e deturpato la storia e l'immagine della città, perdendo uomini coraggiosi e valorosi che ebbero il coraggio di denunciare. Gli amministratori non hanno avuto paura neanche quando in pieno svolgimento di un consiglio comunale sono state sparare raffiche di mitra contro le vetrate della sala consiliare. Tra le molteplici e dovute iniziative a favore della legalità e in contrasto alle sopraffazioni, gli amministratori di Locri hanno demolito le case abusive e confiscate alle note famiglie di ‘ndranghetisti presenti in città e, inoltre, sono stati denunciati gli interessi di ndrangheta nella cosa pubblica. A Locri c’è la ndrangheta, come altrove, ma sono più forti gli uomini onesti e rimbomba molto di più il coraggio di sconfiggerla e annientarla, da esempio è l’assunzione alle dipendenze del Comune di un giovane commerciante che ha avuto il coraggio di denunciare per il reato di estorsione ed usura i potenti boss della città (il primo caso in Italia di testimone di giustizia assunto nella pubblica amministrazione). Locri è la città, dove giri per le vie cittadine e ti ritrovi in una strada intitolata alle tante vittime innocenti di mafia. A Locri si è gridato che la mafia fa schifo, si è urlato scendendo in piazza e nelle strade, si è manifestato insieme a quarantamila persone da ogni parte d’Italia con l’associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie” con don Luigi Ciotti, a cui la città di Locri ha conferito la cittadinanza onoraria. A Locri si celebrano i processi contro le importanti cosche di Locri e della Locride e la gente denuncia e non fa finta di nulla. A Locri i detenuti dell’Istituto penitenziario, svolgono percorso di reinserimento sociale, svolgendo, in orario diurno, lavori di manutenzione ai giardini pubblici e all’interno del Palazzo di Giustizia, ricevendo il plauso del Csm. A Locri la gente ha subito molto ed è stata vittima della ndrangheta, adesso ha detto basta e non può, non vuole e non deve essere etichettata come “mafiosa”, principalmente da uomini dello Stato. Locri non vuole essere sicuramente un esempio, ma vuole riscattarsi e per tutto ciò, per quello che sta vivendo Locri, rispondo al magistrato Dolci: “Magari Cantù fosse come Locri e avesse agito come ha fatto la nostra città davanti all’arroganza della ndrangheta”, perché significherebbe avviare quel processo di cambiamento, di riscatto, di coscienza civile che, a detta del capo antimafia, ancora manca nel milanese. Se il segnale a Cantù è bruttissimo (come riferisce Dolci), a Locri c’è, invece, un segnale di legalità. La ‘ndrangheta non getta più in un clima di terrore, si combatte e si chiama ndrangheta e non si sminuisce definendola “bullismo”. Le autorità lavorano in sinergia con le Forze dell’ordine e non mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi.
«Mi rivolgo – prosegue Calabrese- ai tanti giovani, presenti, in occasione del convegno “Vite di Mafia, svoltosi a Como in presenza del capo distrettuale antimafia Dolci: «A Locri si combatte ogni giorno, insieme alle persone oneste e a fianco delle Istituzione e forze armate. Lo Stato lo sentiamo vicino, ma non possiamo continuare ad essere vittime di pregiudizi e sentirci considerati “mafiosi” proprio da chi la mafia la deve combattere ogni giorno, anche con i preconcetti. Come rappresentanti della legge, nel rispetto dei ruoli, dovrebbero difendere tutti i cittadini e non precipitarsi a conclusioni affrettate e addirittura utilizzare termini di paragone inappropriati tra due città che sicuramente hanno i problemi di ogni città italiana. Mortificare la nostra città, inasprendo i toni, insinuando e generando discriminazioni non lo ritengo corretto. In qualità di primo cittadino ritengo che si siano offesi, gratuitamente, una città e un popolo che, nonostante le mille criticità e avversità di un territorio difficile e disagiato, dove la ‘ndrangheta si combatte ogni giorno, ha mostrato negli ultimi decenni di voler vivere dignitosamente, affrontando ostacoli e affidandosi alle Forze dell’ordine. Non può certamente essere una sparuta minoranza a vincere su un popolo onesto, ne tanto meno, questo popolo può essere doppiamente vittima di pregiudizi e considerazioni false, ancor più gravi se direttamente giunti da rappresentanti dello Stato».
«Come primo cittadino di una città che vive alla luce del sole, attorniata da bellezze naturali, paesaggistiche, storiche e culturali, nonché Locri, città di Zaleuco, primo legislatore, stigmatizzo, pertanto, gli atteggiamenti inadatti del pm Ombri, del sottosegretario Nicola Molteni – che ho avuto il piacere di conoscere lo scorso ferragosto a San Luca-, del capo antimafia Dolci e li invito a visitare la città di Locri e a vedere come vivono i cittadini onesti che ogni giorno a testa alta e con la schiena dritta lavorano dignitosamente per il bene della collettività».

Giovanni Calabrese, sindaco Città di Locri

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