Mimmo Gangemi: "La Calabria è stata fatta di Sabato"

Dom, 27/12/2015 - 12:08
Un'analisi implacabile quella che il Sole24 Ore ha pubblicato a inizio settimana. Da Milano vengono a dirci che a Reggio si vive male e, infischiandosene della spinta di Archimede, col palmo della mano ci mandano a fondo.

Finalmente scopriamo che giorno della settimana fosse quando Dio "teso in un maschio vigore creativo" con un pugno di "15000 km2 di argilla verde con riflessi viola", come si era ripromesso, creò quel capolavoro che è la Calabria. Era Sabato, non poteva essere altrimenti, il giorno della fantasia, la figlia diletta della libertà. A rivelarcelo lo scrittore Mimmo Gangemi, un fiero del Sud.
- Il Sole 24Ore ha bollato Reggio Calabria peggiore d'Italia quanto a qualità della vita. Lei ribatte: "Io al Nord non andrei mai a vivere". Perchè resta al Sud?
Resto al Sud perché appartengo al Sud, ne riconosco gli aspetti positivi, e provo a combattere le tante negatività, ma rivendicando il diritto di non essere eroe. Mi lega anche il peso dei ricordi, e i miei morti al cimitero, che incatenano più dei vivi. E ritengo che, nonostante le brutture, il degrado, i disservizi e una certa dose di inciviltà, qui resistano valori e particolarità positive difficili da trovare altrove. Qui la famiglia è ancora solida, qui c’è calore umano, c’è solidarietà, accoglienza, gioia di vivere. Qui c’è senso di appartenenza. E una bellezza dei luoghi distribuita a piene mani dal Padreterno, che doveva essere in un giorno di buona, forse forgiò la Calabria il sabato, quando il riposo Gli soccorse la fantasia. Poi, il Nord è freddo, e non soltanto come clima. Se tra i parametri adottati da Il Sole 24 Ore ci fosse il calore dei sentimenti, ed esistesse un’apparecchiatura in grado di misurarlo, le nostre città si assesterebbero molto più in alto nella classifica. Inoltre, se un giornale del Nord decide di determinare la qualità della vita, è naturale adotti criteri e indici che si adattano alla mentalità lì esistente, a quel sistema di vita e di quotidianità incorporato dall’abitudine. Se la stessa indagine l’avesse redatta un quotidiano del Sud avrebbe dato maggior peso ad altre peculiarità e considerazioni e i risultati sarebbero stati decisamente diversi. Ugualmente non ci saremmo trovati nei primi posti, ma neppure così in fondo. Milano al secondo posto, nonostante l’aria irrespirabile, si giustifica solo perché si è radicata l’idea che lo smog entri in un’ottica di normalità, e invece esso incide, eccome, sulla qualità della vita.
- Il legame forte e viscerale con le proprie radici è un tratto distintivo del calabrese e in generale della gente del Sud. Secondo lei si tratta solo di amore allo stato puro per la propria terra o piuttosto di un amore mascherato di codardia, magari influenzato da quell'ideale dell'ostrica elaborato da Verga ("Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell'ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace com'è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui")?
Il legame con le origini è nelle viscere di ciascuno di noi. Tutti amano la propria terra, a prescindere. Noi forse la amiamo un po’ di più, sebbene le facciamo male, sebbene assistiamo indifferenti, o impotenti, alla rovina operata da pochi, però in grado di avvelenare le esistenze dei più e di abbattere il livello di civiltà. Sulla Calabria grava anche un pregiudizio che va oltre le colpe reali. Non credo che chi rimane lo faccia per codardia, per non affrontare l’ignoto e rischiare magari di essere ingoiato da un mondo che avverte ostile, se non altro perché distante e perché allontana dagli affetti, dal ventre protettivo che dà certezze. Fosse vero, significherebbe ammettere che la nostra è una terra invivibile e disgraziata, senza riparo e senza prospettive. E non è così. Ha difetti terribili, la ’ndrangheta su tutti e, con la ’ndrangheta, l’amara constatazione che quaggiù, in certe aree, si viva una sorta di libertà condizionata, liberi finché non si impatta in un interesse anche minimo di crudi assassini che hanno la sfacciataggine di definirsi uomini d’onore. Ha difetti terribili ma la si ama come un figlio ama una madre acciaccata da non riconoscerlo più. E si rimane. È invece fondamentale che si inverta la tendenza, che l’amore per le origini induca i giovani a restare. Non c’è ferita più sanguinante delle forze migliori che vanno via. Dovesse continuare l’esodo, allora sì la Calabria non avrebbe un futuro.
- Il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e il Presidente della Provincia Giuseppe Raffa, in occasione della festa patronale in onore della Madonna della Consolazione, lo scorso 15 settembre hanno invocato l'aiuto della Vergine, l'uno affinchè fosse "facile completare i lavori in corso relativi alla messa in sicurezza di alcune scuole, riavviare i lavori del nuovo palazzo di Giustizia e completare i lavori della Diga sul Menta per porre fine all'annosa emergenza idrica", l'altro "perché aiuti questa terra a superare quei mali atavici che impediscono una nuova condizione umana e lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle nostre comunità". Capisco un vescovo ma un amministratore può affidarsi a un cero posto ai piedi di una statua sperando che Dio salvi i reggini?
Ho stima di entrambi. Si fanno pensare il nuovo che può soccorrere a imboccare la svolta. In queste dichiarazioni sono stati però antichi. Più che il soccorso della Madonna, occorre che ci adoperiamo noi, per primi i politici e quanti hanno responsabilità istituzionali, per risolvere i problemi, per far avanzare il progresso, per eliminare le mentalità stantie, lasciando al Cielo le incombenze di Cielo. Tuttavia, li capisco, e voglio intendere le parole un atto di fede espresso in malo modo.
- "A partire dalla metà degli anni Ottanta, rapidamente tutto ciò che riguardava il Sud, a cominciare dalla sua classe politica, ha acquistato un sapore di imbroglio, di corruzione, di raccomandazioni". Così si espresso Ernesto della Loggia, lunedì scorso, sul Corriere della Sera. In che misura, secondo lei, il pregiudizio si è messo in mezzo per dividere Nord e Sud?
Ernesto Della Loggia attribuisce al Sud un male che appartiene all’intera nazione. Negli ultimi decenni, la moralità, il senso di giustizia, il decoro hanno avuto un tracollo verticale, con la vergogna e il pudore che sono in via di estinzione, in particolare nella classe politica. Ovunque. Scaricare sul Sud, e specularci sopra, le disgrazie che affondano l’Italia tutta è la conferma di un pregiudizio che certo non soccorre, e che sa tanto di razzismo. Le immagino parole dettate anche dal volerci colpevolizzare per aver esportato ’ndrangheta avvelenando presunti paradisi esterni alla Calabria. Dissento e mi allineo a pensieri autorevoli secondo cui se la ’ndrangheta si è spostata al Nord è perché c’è stata richiesta sociale di ’ndrangheta, di quei servizi delittuosi che necessitavano ai padroncini di lì e nei quali la malapianta ha grande maestria. Certo, una volta là la ’ndrangheta, che sempre va appresso ai soldi, ha allungato i tentacoli. Che Della Loggia alimenti il pregiudizio – non è nuovo a esternazioni esageratamente negative – non aiuta a risolvere, ghettizza e appanna l’idea di nazione.
- "Un acre odore di aglio" -  il titolo del suo ultimo romanzo che probabilmente allude un po' a quel gusto amaro che avvolge, asfissiandola, l'esistenza del Sud - va a viene senza dare tregua ai meridionali. Come si potrebbe eliminare quel "puzzo"?
L’odore dell’aglio, nel mio romanzo, è la metafora della morte. Vi ho sempre visto una connessione perché, quando ero ragazzino e facevo il chierichetto, avvertivo un tanfo simile nell’entrare assieme al prete nella casa del defunto affollata di parenti e amici accorsi al bisogno. Detto questo, riconosco che nella nostra aria ristagna un puzzo che appesantisce la vita. È il puzzo dei nostri difetti e delle nostre vergogne, che non riusciamo a eliminare da soli e su cui l’Italia non ci supporta davvero, e allarga anzi sul mucchio la condanna. Ed è anche un puzzo sparso ad arte da chi trova utile farlo anche quando è immeritato, o non meritato nella misura in cui ce lo spalma addosso.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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