Misteri di San Giorgio Morgeto

Lun, 26/08/2013 - 15:35

Una storia di fantasmi…C’è chi giura di averne visto uno aggirarsi tra le tetre rovine del castello fluttuando tra le luci violacee dell’illuminazione notturna. La storia di un antico popolo, gli Enotri poi appellati Itali dal nome del loro re Italo e, quindi, Morgeti dal di lui figlio e successore, Morgeto. E i Morgeti si sarebbero spinti lungo le coste della Calabria jonica ivi fondando una fiorente città. La storia di un miracolo: quello effettuato da San Giorgio che, nel corso delle incursioni saracene, avrebbe protetto quella città che poi, in suo onore, si sarebbe chiamata  San Giorgio Morgeto...Ancora una volta la fantasia popolare ricama la storia intessendo miti e misteri. Ed ecco innestarsi, sul vecchio tronco pagano, i primi germogli del cristianesimo che crescono ed invigoriscono anche grazie ai monaci basiliani. Siamo già tra il IX e il X secolo d.Cr. : i Bizantini erigono il possente castello che domina la città dall’alto di una collina fervida di pini e di ulivi quale rocca fortificata contro le incursioni saracene. Più volte ristrutturato sotto Ruggero D’Altavilla (XI sec.), i Caracciolo, i Correale (XIV sec.), i D’Alagno (XVI sec.), esso viene poi abbandonato. Danneggiato dal terribile terremoto del 1783, il castello viene fatto finalmente oggetto, in tempi più recenti, di ulteriori restauri: viene ad esempio recuperata l’ampia cisterna da utilizzare quale sala delle conferenze o di altre occasioni culturali. E tuttora il castello, con il suo possente mastio dalle volte a botte, le torri, le ampie mura perimetrali, domina la piana di Gioia Tauro spingendo il suo largo occhio da Sant’Elia a Capo Vaticano, tra spumeggianti trionfi di fontane e acque sorgive, fino a spiare le più lontane isole Eolie. Al calar della sera, si accendono le luci lungo i grossi blocchi di pietra: si odono, allora, le voci provenienti dalla sala dei convegni cui fanno eco i passi felpati del misterioso fantasma unitamente al galoppo di Italo e di Morgeto che si perde lungo il mare salendo fino al reticolato di stelle. Ancora una volta, Calabria, ti riavvolgi nel sogno nell’attesa di un’alba in cui costruirne uno nuovo nel secolare terrore di un involuto risveglio che non sia sempre all’interno di un sogno ulteriore.

 

Autore: 
Daniela Ferraro

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