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prima pagina > Arte - Cultura - Eventi > Un Antologia della poesia dialettale calabrese
Un Antologia della poesia dialettale calabrese


       Lo scorso anno, su “la Riviera”, furono pubblicate undici puntate  di Rocco Ritorto, sulla poesia dialettale calabrese, il cui apprezzamento promosse la compilazione di una antologia, a cura dello stesso autore che, oltre ad essere un affermato poeta dialettale, è un esperto della materia.
      Che il nostro settimanale abbia dato l’input alla elaborazione e pubblicazione di uno strumento culturale del genere, è per noi, che confezioniamo questo periodico, un fatto di pregio e di viva soddisfazione, che ci spinge, oltre ad avere conferma, a conoscere alcuni dettagli dell’opera. A questo proposito, chi poteva informarci era proprio l’autore il quale, con la solita disponibilità, ci ha dato i ragguagli che volevamo avere.
       Per prima cosa abbiamo chiesto se ci poteva confermare che stava lavorando alla elaborazione della predetta antologia.
       “Ho già corretto la prima bozza”, ci ha risposto, quindi, il libro è in fase di avanzato allestimento, perciò, di prossima stampa.
        Ci può dire cosa La indusse a tale determinazione?
        “Debbo dire che non fu iniziativa mia. Io avevo tracciato l’excursus pubblicato da “la Riviera”, che non era e non voleva essere un’ antologia, bensì un’informativa sull’impegno e la validità dei poeti dialettali calabresi, che non hanno nulla da invidiare ai colleghi delle altre regioni italiane, e che  hanno saputo elevare, la lingua paesana e la produzione poetica di essa, a valenza letteraria, così come riconosciuto da studiosi d’indiscusso credito e valore, come Raffaele Lombardi Satriani, Antonio Piromalli, Pasquino Crupi, Sharo Gambino, Mario Spanò e altri ancora.
       “Debbo precisare perciò, che, a voler realizzare una simile opera, è stato l’Editore Franco Pancallo, nuovo nel campo dell’editoria, ma che ha conquistato vasto credito e apprezzamento, per la fattura  elegante e sapiente  delle sue edizioni, e per avere posto in essere il ricupero di antiche opere di vario genere, di autori della nostra zona, soprattutto, delle quali si stava perdendo la memoria, di cui dobbiamo essere grati e dargliene atto e merito. Quanto riguarda  l’antologia in argomento, credo che sia stato stimolato dall’excursus apparso su “la Riviera” ad indurlo a mettere  in “cantiere” l’opera, considerato che,  allorquando gli chiesi di raccogliere  in volume le predette undici puntate, mi di elaborare, invece, una nutrita  antologia di tale materia.
       “Rendendomi conto cosa comportava un simile lavoro, ebbi delle perplessità, per le difficoltà oggettive di reperire notizie sugli autori viventi e non viventi dell’intera regione, e la produzione poetica di molti di essi. Ma la proposta era allettante e, pressato dalla  sua insistenza,  mi sono imbarcato”.
       A lavoro quasi ultimato, si sente soddisfatto ?
       “Avrei voluto fare di più e di meglio, ma  ce l’ho  messa tutta e sono indotto a pensare  che chi  avrà modo e voglia  di leggere  o consultare il volume,  troverà elementi di conoscenza  utili e gradevoli”.
       Può anticiparci, per sommi capi, la struttura ?
       “L’opera è divisa in due parti. La prima, dopo un breve cenno sul dialetto calabrese che, praticamente, non esiste, considerato che in Calabria non si ha una parlata che possa essere considerata di valenza regionale, bensì una quantità di vernacoli che sono  differenti da paese a paese, fanno seguito: un richiamo alle origini della parlata e della poesia dialettale calabrese; la presentazione degli autori più o meno rinomati; quelli che a mio parere, in qualche misura si distinsero, nonché l’elenco dei restanti poeti che era giusto e valeva la pena ricordare, concludendo  con la citazione dei  canti popolari, che sono una parte importante  della produzione poetica vernacolare della nostra regione. Nella  seconda parte sono assemblate circa 150 poesie di un centinaio di autori. Il libro, come può immaginare, sarà particolarmente robusto e sostanzioso e si comporrà di  oltre seicento pagine”.
       Lei ha accennato alle origini della lingua dialettale della nostra regione, ma non ci ha detto data di nascita di essa. Se non esiste, ci vuole dire a quale epoca  risale?
       “Di nessuna lingua credo che ci sia una precisa data di nascita, considerato che una parlata, locale o non locale che sia, richiede molti decenni  per affermarsi. Da quanto se ne sa, prima dell’attuale linguaggio locale, in Calabria fu usato il latino e il greco. Infatti, lo studioso Pasquino Crupi, nella sua eccellente “Storia della letteratura Calabrese” in quattro volumi, ci dice che in Calabria, la formazione delle parlate locali richiese una lunga “costrizione, esercitata dalla lingua latina e dalla lingua greca; la prima insediata nella Calabria settentrionale, l’altra nella Calabria meridionale, la quale, per altro, al tramonto del secolo XVI, è quasi del tutto romanizzata.
       “Quali siano stati i processi di abbassamento dei livelli colti della lingua greca e della lingua latina che volavano sulla testa della gente reale e bassa, serva e servile, è questione, che non ha trovato ancora risposta risolutiva”.
       “A mio parere, si può dire, per approssimazione, che l’origine della parlata, o meglio, delle parlate calabresi, ebbe origine uno o due secoli prima della romanizzazione di cui parla il Prof. Crupi. Una cosa è certa, perché ormai acclarata, cioè, che il volgare calabrese, diede corpo ad un linguaggio fiorito ed armonioso, ricco di espressioni originali, che danno un valore aggiunto alle rime dei nostri poeti dialettali i quali, con grande fantasia e gusto, hanno dato al  patrimonio linguistico  locale, come già detto, forza e vigore di letteratura”.      
       Se le origini della lingua dialettale calabrese possono essere solo supponibili, quelle della poesia dialettale dovrebbero essere documentate da opera scritta e, perciò, databile. Non è così ?
       “Infatti, il più antico documento in volgare calabrese, si vuole che sia quello riportato in appendice della “Storia di Reggio Calabria” di Spanò Bolani. Non si tratta, però,  di una poesia, ma di  un contratto  di pignoramento risalente al 1422. Il primo testo poetico in dialetto calabrese, è ritenuto, invece, quello composto da due poesie, rintracciate nel 1957, scritte nel 1438 dall’arcivescovo di Rossano, Antonio Sergentino Roda, dopo essere stato deposto e bandito dalla sua diocesi per cattiva condotta. Anteriormente, e fino al 1888, anno in cui Erasmo Percopo scoprì, nella Biblioteca Corsiniana di Roma, oggi dei Lincei, l’esistenza di un epicedio per la morte di Don Enrico d’Aragona, scritto da Joanne Maurello e stampato a Cosenza nel 1478,  la primogenitura della poesia dialettale calabrese, veniva riconosciuta a tre preti di Appigliano: due fratelli, Ignazio e Giuseppe Donato, e un loro nipote, figlio di una loro sorella, Domenico Piro, meglio conosciuto col soprannome di Duonnu Pantu.        La poesia dialettale calabrese che si pratica, dunque, da circa cinque secoli, ebbe come primi cultori dei preti ?
       “E’ proprio così, infatti, i primi a poetare nel nostro dialetto, risultano di essere stati, proprio i preti già citati, ai quali fecero seguito l’abate Giovanni  Conia di Galatro (RC); l’abate Antonio Martino, anch’egli di Galatro; il prete Vincenzo Padula di Acri (CS); il canonico protonotario Francesco Nicolai di Canolo (RC). Non mancarono i laici, ma in prevalenza furono religiosi.
       Che nei primordi, siano stati soprattutto elementi del clero i seguaci della Musa dialettale calabrese, non deve fare meraviglia. Iniziava il Rinascimento e stava per essere inventata la stampa. Ma coloro che sapevano leggere e scrivere erano  veramente pochi, anzi, potremmo dire rari. Mancavano le scuole pubbliche, mentre, quasi ogni curia vescovile  aveva la sua scuola, il seminario, e centri di sapere erano molti dei conventi sparsi sul territorio regionale, anzi, in alcuni di essi, come a San Giovanni Theresti di Bivongi, operavano anche gli amanuensi. Pertanto, solo i figli dei notabili si potevano prendere il lusso di frequentare le poche scuole private esistenti. Col passare del tempo, però, la poesia dialettale fu appannaggio anche di  analfabeti, semianalfabeti e illetterati, dotati di vena poetica e, alcuni di costoro conquistarono posizioni di preminenza nella poetica dialettale. limitandomi al solo  nostro comprensorio, posso fare i nomi di Cola Napoli di Gerace, Giomo Trichilo di Siderno, Giuseppe Carlino di Roccella, Salvatore Filocamo di Siderno, Giuseppe Coniglio di Pazzano.
      L’antologia in discorso, quindi, sarà presto nelle librerie ?
       Non prima di giugno, maforse a luglio.


(06.05.2006)
Antonio Baldari