Quando in carcere bisogna affidarsi alla Madonna

Dom, 25/08/2019 - 12:20
Intervista a Gianpaolo Catanzariti, responsabile nazionale Osservatorio Carcere UCPI

Si è svolta anche quest'anno l'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa in tutta Italia dal Partito Radicale e dall'Osservatorio Carcere dell'Unione Camere Penali Italiane.
L’iniziativa ha lo scopo di incontrare i detenuti e il personale dell’Amministrazione penitenziaria e di polizia per conoscere meglio le condizioni di ogni struttura carceraria.
A capo della delegazione calabrese, che ha fatto visita alla Casa circondariale di Arghillà, Gianpaolo Catanzariti, responsabile nazionale Osservatorio Carcere UCPI. Lo abbiamo intervistato per conoscere più da vicino le criticità della struttura reggina.
La Casa circondariale di Arghillà avrebbe dovuto rappresentare il fiore all'occhiello della reclusione calabrese. Oggi in che condizioni versa?
Drammatiche. Alle deficienze strutturali orginarie, che hanno fatto di Arghillà il simbolo della fallimentare politica penitenziaria, si è aggiunto l'aumento esponenziale della popolazione detentiva senza aumento del personale operante e senza un servizio sanitario all'altezza delle gravità riscontrate. Con una capienza di 302 posti, oggi vi sono 365 detenuti, 213 definitivi e 93 in attesa di primo giudizio, 51 stranieri, ma nessun mediatore culturale. Pochi svolgono attività lavorative e solo tre all'esterno. Un numero esiguo per una struttura che avrebbe dovuto rappresentare un modello di reclusione al Sud Italia. La maggior parte delle celle ospita tra 7 e 8 detenuti su letti posti l'uno sull'altro, sino al terzo livello. Una condizione intollerabile che calpesta la dignità umana di chi è costretto a scontare una pena detentiva, condividendo un unico bagno senza bidet, attendendo il proprio turno per i bisogni fisiologici o per potersi sciacquare, quando l'acqua, dopo ore di assenza, esce improvvisamente dai rubinetti. Altro che spazio tollerabile sbandierato dal Ministero della Giustizia! La polizia penitenziaria, con 112 effettivi su una pianta organica di 160, fa quel che può. E anche loro vivono in condizioni di degrado. Gli alloggi loro destinati sembrano “luoghi della memoria” del secondo dopoguerra. Assurda è, poi, la situazione dell'area sanitaria con un'assistenza infermieristica garantita dalle 7 alle 22. Di notte, Morra permettendo, ci si affida alla Madonna! Esistono strumenti e gabinetti medici attrezzati, ma le prestazioni specialistiche, per ragioni tutte interne all'azienda sanitaria provinciale e da noi sconosciute, sono estremamente dilatate nel tempo. Nei mesi scorsi vi erano oltre 390 prestazioni specialistiche richieste e ancora inevase. La salute in carcere ad Arghillà sembra paragonabile alla ruota della fortuna che si gioca in locali neppure presi in carico formalmente dall'ASP.
È valsa la pena sottrarre alle sue ferie alcune giornate per il "Ferragosto in carcere"?
Girare le nostre carceri, visitare i detenuti è un'esperienza altamente formativa, dal punto di vista umano e professionale. Ad Arghillà, in una cella, con altri 7, vi era un detenuto, affetto da disabilità motoria alle gambe, su sedia a rotelle. Nell'osservare il bagno ammuffito di quella cella, privo di accessori per disabili, lo abbiamo immaginato sostenuto dai suoi compagni per potersi sedere sul WC e, sinceramente, ci siamo vergognati noi per tutti. Un settancinquenne si è avvicinato con uno schizzo su carta che raffigurava dei corpi umani rinchiusi in una scatoletta di carne. E là ti rendi conto che, alla fine, sottrarre alle tue ferie alcune giornate per il "Ferragosto in carcere" ne è valsa davvero la pena soprattutto per non "marcire dentro". Ti rendi conto della condizione disperata e intollerabile dei detenuti, che ti ringraziano comunque per essere "i soli che venite a trovarci", che allungano una mano e che afferri, senza più parole, per ritrovare l'umanità smarrita, da tempo, nei luoghi in cui si esercita l'autorità dello Stato.
Le è stata rivolta una richiesta in particolare da parte di qualche detenuto?
Tante le richieste, infinite le lamentele. I detenuti di Alta sicurezza, con pene lunghe da espiare,  trascorrono le loro giornate senza alcuna attività specifica, chiedendo, invano, di andare altrove.Un giovanissimo ergastolano, costretto a stare in cella con altri sette, si lamentava per il mancato trasferimento presso una struttura, anche fuori regione, ove poter espiare l'isolamento diurno residuo, in atto sospeso. Per non parlare degli stranieri che non hanno contatto con i familiari da 9 mesi e più, perché la matassa burocratica tra il loro paese e l'Italia, per la verifica del nucleo familiare d'orgine, impedisce di poter svolgere anche una telefonata.
La situazione del carcere di Locri, invece, desta le stesse preoccupazioni?
Locri, stavolta, non siamo riusciti a visitarla anche se ultimamente avevamo visto una struttura con elementi positivi come i lavori di falegnameria destinati all'esterno o la predisposizione di una sezione in via sperimentale per lo svolgimento delle detenzione con una maggiore apertura delle celle, consentendo una più ampia socialità tra i detenuti. Certo, in Calabria l'apporto, istituzionale e non, della società esterna al carcere è del tutto assente.
Quando sente espressioni del tipo "marcire in galera", "buttare la chiave", cosa pensa?
Penso che la nostra coscienza si è spenta al pari della ragione! Penso a una società che si avvicina sempre più al branco degli animali  e che allontana con violenza ogni segnale di umanità. Penso a uno Stato che tradisce se stesso, che risponde al delitto commesso dai singoli con il mancato rispetto  della  Costituzione.
Con il governo giallo-verde si è contribuito alla morte della pietà nelle carceri oppure eravamo impietosi già da prima?
Il governo giallo-verde ha proseguito, estermizzandolo, il percorso dei governi precedenti, insensibile dinanzi alle condizioni delle nostre carceri. Non dimentichiamoci che il lavoro interessante degli Stati generali dell'esecuzione penale è stato gettato in mare dal governo Gentiloni e dal Ministro Orlando per paura di perdere il consenso elettorale. Una mossa che non ha certo impedito il crollo nelle urne. La solita miopia politicante. Per paura di essere impopolari, si agisce da antipopolari. La Lega e soprattutto i 5 Stelle hanno accelerato lungo la via dell'oscurantismo giudiziario e penitenziario, dimostrando che si può fare sempre peggio di chi li ha preceduti. Il futuro, purtroppo, non mi pare per nulla roseo.
A far visita alla casa circondariale di Arghillà, nel 2014, Marco Pannella che, riferendosi anche ad altre carceri italiane, parlò di un disastro antropologico che andava arrestato al più presto, perché - aggiunse - "dove c’è strage di legalità, lì c’è strage di persone". Quale potrebbe essere un ottimo inizio per rimediare a questo disastro?
Prendere atto che la risposta penale  non può essere la risposta generalizzata del potere ai disagi e alla crisi della nostra società. Capire che la risposta carcerocentrica del governo alle incertezze e alle paure, spesso sollecitate, dei cittadini, non produce sicurezza e civiltà. Comprendere che abbiamo una Costituzione  che meriterebbe solo di essere applicata. L'art. 27 non a caso utilizza il plurale “pene” che non possono essere contrarie al senso di umanità e devono tendere alla risocializzazione del condannato. Quindi non solo carcere, ma modalità di esecuzione e sanzioni alternative a un carcere che è, in atto, criminogeno. Ogni risposta in grado di reinserire socialmente chi sta espiando una pena, è utile alla società esterna, riducendo la recidiva delinquenziale.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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